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Infezioni e tumori cutanei dopo tatuaggio: chi paga?

25 Novembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 Novembre 2017



Il risarcimento spetta al tatuatore ma il cliente deve dimostrare che il danno è stato provocato da lui. Essendo un estetista, non c’è responsabilità medica.

Il tatuaggio è, in un certo modo, come il matrimonio: è (o dovrebbe essere) per tutta la vita e lascia un segno indelebile. Ma, come il matrimonio, se un tatuaggio viene fatto con leggerezza o non si rispettano certe regole, può creare dei problemi anche gravi e risulta inevitabile pensare: «Ma chi me l’ha fatto fare».

Il tattoo, sempre più diffuso, è spesso causa di dermatiti, infezioni, talvolta, anche di tumori cutanei. In questi casi, chi paga il danno? Il cliente ha diritto ad un risarcimento ed il tatuatore è tenuto a riconoscerlo oppure il consenso informato che il cliente deve sottoscrivere prima del tatuaggio lo esime da ogni responsabilità?

Vediamo che cosa dice la legge in proposito e, in caso di infezioni e tumori cutanei dopo il tatuaggio, chi paga.

 

Tatuaggi: che cosa dicono Codice civile e Codice penale

La legge [1] lascia ben chiaro che chi fa un tatuaggio non è un medico ma un estetista che può esercitare la sua attività in un centro estetico o singolarmente. Se ne deduce che, in caso di infezioni o tumori cutanei dopo un tatuaggio, non si può pretendere la responsabilità medica di chi ha inciso sulla nostra pelle il tanto desiderato disegno o quella scritta che ci sta a cuore.

Si può, però, reclamare un altro tipo di responsabilità per danno fisico e morale: ricordiamo che il tatuatore ha l’obbligo di esercitare la sua attività nel massimo della sicurezza, con degli strumenti adeguati anche (soprattutto) da un punto di vista igienico.

È qui che scende in campo il Codice civile [2], per stabilire il grado di responsabilità di chi si impegna ad eseguire un’opera a regola d’arte. Nel caso dei tatuatori, viene chiesto un alto grado di preparazione e di perizia prima e durante il tatuaggio. Nel caso in cui venga recato un danno al cliente per negligenza o per imperizia, il Codice riconosce l’obbligo di risarcimento [3].

In caso di infezioni o tumori cutanei dopo un tatuaggio, c’è anche un risvolto penale: il cliente può presentare una querela per lesioni colpose [4] nel caso ci sia stato da parte del tatuatore un comportamento che presenta profili di colpa.

I diritti di chi si fa un tatuaggio

Il cliente che si vuole fare un tatuaggio ha il diritto di ricevere, prima che gli aghi inizino a lavorare sulla sua pelle, un’informativa dettagliata sui rischi che comporta quella pratica, sul su che cosa deve fare dopo essere stato tatuato, sulle tecniche a cui ricorrere in caso di ripensamento e, quindi, di rimozione e sulla necessità di consultare un medico qualora si verificassero complicanze o reazioni allergiche. Non è un vero e proprio «consenso informato» come quello precedente a un intervento chirurgico o a un trattamento medico, ma ci somiglia molto. L’informativa può anche essere orale ma, volendo e dovendo dimostrare l’adempimento di tale obbligo, è sempre meglio mettere le cose nero su bianco.

Il cliente ha diritto anche ad essere tatuato con degli strumenti non nocivi e sterili. Si parla, dunque, di aghi ed inchiostri a posto da un punto di vista igienico e di sostanze che non siano state classificate dall’Unione europea come tossiche e pericolose per la salute.

Dato che il tatuatore non è obbligato a sottoscrivere un’assicurazione per l’esercizio della sua attività, la scelta di un centro estetico affidabile in cui farsi fare un disegno sulla pelle è fondamentale.

Infezioni o tumori cutanei dopo il tattoo: cosa fare

Nel peggiore dei casi, cioè quando il cliente accusa infezioni o tumori cutanei dopo un tatuaggio, chi paga? Il risarcimento è a carico del tatuatore, anche se deve essere il cliente a dimostrare il rapporto causa/effetto, cioè che la dermatite, l’infezione o il tumore cutaneo siano stati provocati davvero dal tatuaggio. Così ha stabilito il Tribunale di Roma [5], secondo cui dev’essere il danneggiato a provare che il danno subito dipende dall’imperizia o dalla negligenza dell’estetista. Infatti, nonostante il tatuatore utilizzi per il suo mestiere degli aghi che iniettano una sostanza sottopelle, quest’attività non viene considerata tra quelle pericolose previste dal Codice civile [6], cioè tra quelle per cui è riconosciuto un risarcimento dei danni provocati dall’attività stessa o dagli strumenti con cui viene svolta.

Cosa può fare il cliente? Bussare a due porte: a quella di un avvocato, per farsi assistere legalmente, e a quella di un medico legale che stabilisca l’entità del danno.

Non c’è responsabilità del tatuatore o del centro estetico presso il quale lavora nel caso in cui si dimostri il rispetto delle condizioni igieniche ed organizzative imposte dai decreti ministeriali. Il tatuatore non risponderà del danno nemmeno quando il cliente:

  • non abbia seguito le opportune indicazioni su come comportarsi dopo il tatuaggio (cure, trattamenti, ecc.);
  • non abbia rilasciato tutte le opportune indicazioni al momento dell’informativa preventiva (se, ad esempio, non ha detto di essere allergico a certe sostanze o di soffrire una patologia di tipo cutaneo).

note

[1] L. n. 1/1990.

[2] Art. 2222 cod. civ. e ss.

[3] Art. 2043 cod. civ.

[4] Art. 590 cod. pen.

[5] Trib. Roma, sent. n. 9648/2015.

[6] Art. 2050 cod. civ.

Autore immagine: 123rf.com


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