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Lo sai che? Piante del vicino offuscano il panorama: cosa fare?

Lo sai che? Pubblicato il 5 novembre 2017





> Lo sai che? Pubblicato il 5 novembre 2017

Come tutelare la visuale del paesaggio ostacolata dagli arbusti del confinante.

I rapporti tra confinanti, è noto, sono spesso difficili quando appunto non diventano anche fortemente litigiosi. I motivi di contrasto possono essere i più svariati, quali, ad esempio, le piante che, cresciute in altezza sopra un fondo, finiscono con l’ostacolare la visuale panoramica del fondo vicino.

Chiariamo innanzitutto cos’è il diritto di panorama. Si tratta del diritto alla particolare vista di cui si gode da una certa proprietà, la cui tutela può articolarsi diversamente in ragione delle circostanze concrete.

Non esistono delle norme specifiche che regolano il diritto di panorama; si applicano pertanto le norme sulle distanze fra le costruzioni, sulle luci e sulle vedute, nonché le norme previste nell’ambito del diritto di proprietà. In buona sostanza, pertanto, si osservano le eventuali distanze stabilite dagli usi o regolamenti locali riguardanti la collocazione di alberi in prossimità del confine tra due fondi o, in mancanza di questi, quelle individuate dal codice civile [1].

Quindi, nell’ipotesi di violazione di queste disposizioni da parte del vicino, il proprietario del fondo adiacente dovrà spedire al confinante una raccomandata intimandogli di recidere gli arbusti e in caso questi non vi provveda, potrà avviare un’azione presso il tribunale chiedendo e ottenendo che questi alberipiante vengano estirpati o potati.

Al contrario, se questi arbusti sono stati piantati a distanza ritenuta regolare secondo i criteri su indicati, il loro sradicamento o cimatura potranno essere richiesti solo in presenza di un diritto di servitù di panorama.

In generale la servitù è un diritto che prevede una relazione tra due fondi e consiste nel godere di una determinata utilità da parte di un fondo (detto dominante), nascente dall’imposizione di un limite o peso imposto su di un fondo vicino (detto servente), che deve poter essere efficacemente dimostrata in giudizio. Nel dettaglio: la servitù di panorama è rappresentata, appunto, dal diritto del proprietario del fondo dominante a godere della particolare gradevolezza della visione del paesaggio circostante in modo indisturbato [2].

Ebbene, se quindi il titolare del fondo servente pianta alberi o non provvede a potarli adeguatamente, impedendo od ostacolando la visuale al proprietario di quello dominante, quest’ultimo può avviare un’azione in giudizio ottenendo  una sentenza che imponga al vicino la cimatura delle predette piante in base, appunto, al diritto di servitù di panorama. E tutto ciò indipendentemente dal fatto che questi arbusti siano rispettosi della distanza prevista dalla legge.

La giurisprudenza prevalente riconosce, infatti, l’esistenza di una servitù di panorama, intesa come diritto alla «bella veduta» che si può godere dal proprio fondo impedendo ad altri soggetti di frapporre ostacoli sopraelevando costruzioni o facendo crescere piante. Questo diritto, però, per poter essere riconosciuto, deve venire costituito attraverso un contratto scritto fra le parti e poi inserito nei registri immobiliari, in mancanza di ciò non sarà possibile, infatti, dimostrare l’esistenza della predetta servitù e avere, quindi, la tutela di tale diritto.

La normativa riguardante le distanze legali degli alberi e delle piante dal confine [3], tuttavia, non deve essere osservata quando sul medesimo limite esista un muro divisorio e le piante non lo superino in altezza, in quanto in questo caso il vicino non subisce, appunto, diminuzione di aria, luce e veduta [4].
Qualora poi, anziché un’abitazione singola, si consideri un immobile facente parte di un complesso costituito da più unità abitative, risulta possibile che sia addirittura lo stesso regolamento condominiale a prevedere delle norme specifiche riguardanti le distanze nel piantamento degli alberi e perciò in detta ipotesi si dovranno osservare soltanto queste ultime disposizioni.

note

[1] Art. 896 cod. civ.

[2] Cass. sent. n. 2973/12.

[3] Art. 892 c.c. 1, 2 e 3 comma.

[4] Cass. sent. n. 21010/08.

Autore immagine: Pixabay.


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