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Parcheggio giornaliero sul piazzale: usucapione dello spazio auto?

19 novembre 2012


Parcheggio giornaliero sul piazzale: usucapione dello spazio auto?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 novembre 2012



Si può configurare l’usucapione di una servitù di parcheggio?

Per anni, il vicino ha parcheggiato sul piazzale di nostra proprietà o del nostro condominio e ora pretende di aver usucapito una servitù di parcheggio su tale area. Anzi, alcuni più temerari arrivano finanche a delimitare piccoli spazi di suolo pubblico, con dei paletti, per il solo fatto di aver sempre lasciato l’auto in quello spazio.

Ma è legittimo tutto ciò?

La Corte di Appello di Roma [1] ha detto che, nella particolare materia del parcheggio di autovetture, non si può mai configurare l’usucapione di una servitù di parcheggio. In parole semplici, l’uso continuato e ininterrotto dello spazio altrui non fa acquisire il diritto a utilizzarlo per sempre.

Manca l’utilità per un fondo

La motivazione della sentenza è piuttosto tecnica, ma non difficile da comprendere. Il “diritto di servitù” si caratterizza per il fatto di creare un vincolo su un terreno per garantire una utilità ad un altro terreno (per es.: far passare, attraverso un fondo, una conduttura affinché possa irrogare i campi di un altro fondo, che altrimenti rimarrebbe asciutto).

Ebbene, nel caso di parcheggio in un’area privata, invece, l’utilità è solo del conducente (e non di un terreno), il quale invade il suolo altrui solo per una sua momentanea comodità.

note

[1] Corte di Appello di Roma, sent. n. 4664 del 26.09.2012.

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1 Commento

  1. Penso che l’usucapione, che serviva a determinare prevalentemente rapporti di proprietà/servituù secolari in situazioni in cui non esistevano ancora né catasto né altri strumenti legali per acquisire ufficialmente la proprietà o stabilire quali fossero i diritti-doveri di buon vicinato, sia solo una sopravvivenza e andrebbe eliminata perché attualmente serve solo ad incoraggiare temerarie richieste di acquisizione sprovviste di senso comune ma legittimabili con un buon avvocato dietro le spalle. Un po’ come i brevetti software, insomma.

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