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Successione: tasse

10 novembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 novembre 2017



Una guida alle imposte da pagare in occasione dell’apertura della successione di un parente.

In occasione della morte di una persona cara si apre la sua successione; il fisco, anche in questa occasione, non manca di farsi vivo: la tassa di successione, infatti, è l’imposta che gli eredi sono chiamati a versare sul patrimonio che il defunto ha lasciato; ad essa si aggiungono altre imposte minori e cioè quella ipotecaria e quella catastale.

Su quali beni si paga l’imposta di successione

Innanzitutto va detto che l’imposta di successione colpisce il patrimonio netto ereditato (dedotti i debiti) e cioè i trasferimenti per causa di morte della proprietà di beni mobili o immobili e dei diritti reali che appartenevano al defunto.

Sono tassabili:

  • i beni immobili di ogni specie (terreni agricoli o edificabili e fabbricati come appartamenti, esercizi commerciali ecc.);
  • i beni mobili (veicoli, opere d’arte, denaro contante, azioni e obbligazioni, conti correnti di ogni tipo);
  • aziende e partecipazioni in società (fatte salve le esenzioni che saranno di seguito analizzate).

L’imposta di successione colpisce il patrimonio netto ereditato

I beni esentati dall’imposta di successione

Non vanno considerati ai fini del pagamento dell’imposta di successione:

  • i titoli di stato e del debito pubblico (Bot, Cct, Btp);
  • le aziende familiari e le partecipazioni sociali in società di capitali o in cooperative con sede in Italia a condizione che la partecipazione sia tale da far conseguire o integrare il controllo della società e che gli eredi per almeno cinque anni continuino l’attività di impresa e/o a detenere il controllo della società;
  • il trattamento di fine rapporto e le altre indennità che spettano di diritti agli eredi;
  • i beni culturali sottoposti a vincolo culturale prima dell’apertura della successione (a condizione che vengano adempiuti gli obblighi di conservazione e di protezione dei beni);
  • i veicoli iscritti al Pubblico registro automobilistico (sottoposti a tassazione separata);
  • i crediti verso lo Stato, gli enti pubblici territoriali, Inps, Inail.

I crediti verso lo Stato sono esclusi dal imposta di successione

Chi paga l’imposta di successione e le franchigie e le aliquote necessarie per il calcolo del dovuto

Per pagare l’imposta di successione occorre preliminarmente presentare all’Agenzia delle entrate la denuncia di successione (dal 2018 per via telematica) entro un anno dall’apertura della successione (cioè dalla morte del parente).

La denuncia non è obbligatoria se contemporaneamente si verificano le seguenti circostanze:

– il valore dell’eredità non supera i centomila euro,

– non via siano nell’eredità beni immobili o diritti reali immobiliari (ad esempio usufrutto),

– l’eredità è devoluta al coniuge e ai parenti in linea retta.

Se la denuncia è obbligatoria sarà la stessa Agenzia delle Entrate a calcolare l’imposta di successione dovuta.

Il calcolo tiene conto delle seguenti franchigie (cioè di soglie sotto le quali l’imposta non è dovuta):

  • per il coniuge ed i figli l’imposta di successione è dovuta solo se il valore catastale dell’eredità supera un milione di euro e solo per la parte che eccede un milione di euro: in tal caso l’aliquota da applicare al valore che eccede un milione di euro è pari al 4%;
  • per i fratelli e le sorelle l’imposta di successione è dovuta solo se il valore catastale dell’eredità supera i centomila euro e solo per la parte che eccede i centomila euro: in tal caso l’aliquota da applicare al valore che eccede i centomila euro è pari al 6%;
  • per gli altri parenti fino al 4° grado, gli affini in linea retta e gli affini in linea collaterale entro il 3° grado (cioè nipoti, zii, cugini di primo grado, suoceri e cognati) non c’è franchigia e l’aliquota è pari al 6%;
  • per ogni altro soggetto non vi è alcuna franchigia e l’aliquota è pari all’8%.

Per l’imposta di successione esistono franchigie e aliquote diverse a seconda del grado di parentela degli eredi.

Le imposte ipotecarie e catastali, l’imposta di bollo e la tassa ipotecaria

Se nell’eredità sono compresi fabbricati e terreni (o diritti reali su immobili), l’erede deve provvedere a calcolare e poi a versare le imposte ipotecarie e catastali sulla base del valore catastale dell’immobile (versamento da effettuarsi con modello F24 prima della presentazione della dichiarazione di successione).

Il valore catastale dell’immobile si ottiene moltiplicando la rendita catastale rivalutata del 5% per i seguenti coefficienti:

  • 115,5 per la prima casa;
  • 126 per la seconda casa;
  • 120 per i fabbricati classificati A e C (escluse le categorie A/10 e C/1);
  • 140 per i fabbricati classificati B;
  • 60 per i fabbricati delle categorie A/10 (cioè uffici e studi privati) e D;
  • 40,8 per i fabbricati C/1 (negozi e botteghe ed E;
  • per i terreni edificabili il valore catastale si ottiene moltiplicando per 90 il reddito dominicale rivalutato del 25%.

Ottenuto il valore catastale dell’immobile, su di esso (senza applicazione di franchigie) si versano le imposte ipotecarie e catastale nella misura del 2% e dell’1%: se però l’immobile da tassare fruisce delle agevolazioni prima casa le imposte ipotecaria e catastale sono dovute nella misura fissa di euro duecento ciascuno.

Sono, infine, dovute l’imposta di bollo (sessantaquattro euro per ogni Ufficio provinciale Territorio dell’Agenzia delle entrate coinvolto) e la tassa ipotecaria (trentacinque euro per ogni Ufficio provinciale Territorio dell’Agenzia delle entrate coinvolto).

Le tasse ipotecarie e catastale colpiscono solo gli immobili ereditati


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