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Cartella Inps o Inail: termine breve per opporsi

6 novembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 novembre 2017



Ho ricevuto una cartella per contributi previdenziali: quanto tempo ho per fare ricorso? 

In caso di mancato pagamento di contributi Inps o premi Inail, l’ente creditore può iscrivere a ruolo e affidare la riscossione delle somme dovute all’Agenzia delle Entrate Riscossione. A seguito dell’iscrizione a ruolo, l’agente notifica una cartella esattoriale alla quale il contribuente può opporsi entro il termine breve di quaranta giorni.

È la legge [1] a prevedere espressamente che, contro l’iscrizione a ruolo, il contribuente può proporre opposizione al giudice del lavoro entro il termine di quaranta giorni dalla notifica della cartella di pagamento. Lo stesso termine deve essere applicato alle impugnazioni degli atti successivi alla riscossione.

Per esempio, se si riceve un’intimazione di pagamento o un preavviso di fermo o di ipoteca per crediti previdenziali, il termine per l’impugnazione dinanzi al Tribunale, sezione lavoro, è sempre di quaranta giorni.

Il ricorso presentato dopo questo termine, fa decadere dal potere di impugnazione con conseguente inammissibilità del ricorso stesso. Ne deriva l’impossibilità per il giudice di entrare nel merito delle difese del contribuente e la conseguenza che il credito non contestato nei termini diviene incontrovertibile.

Non applica dunque la regola generale in tema di opposizione all’esecuzione [2], secondo la quale, qualora si contesti il merito della pretesa, è possibile impugnare l’atto in qualsiasi momento, senza limiti di tempo.

Termine opposizione cartella Inps e Inail: conseguenze

Una recente ordinanza della Cassazione [2] ha precisato che, in tema di iscrizione a ruolo dei crediti previdenziali, il termine di quaranta giorni per proporre opposizione nel merito, al fine cioè accertare la fondatezza della pretesa dell’ente, deve ritenersi perentorio, pur in assenza di un’espressa indicazione in tal senso.

Il termine di decadenza è diretto a rendere incontrovertibile il credito contributivo dell’ente previdenziale in caso di omessa tempestiva impugnazione e a consentire una rapida riscossione del credito iscritto a ruolo.

Secondo i giudici, questa disciplina non potrebbe far sorgere dubbi di legittimità costituzionale per contrasto con il diritto di difesa del contribuente, dato che rientra nelle facoltà discrezionali del legislatore la previsione dei termini di esercizio del diritto di impugnazione.

Trattandosi di decadenza di natura pubblicistica, attinente alla proponibilità stessa della domanda, il suo avverarsi, rilevabile d’ufficio, preclude l’esame del merito della pretesa creditoria, a prescindere dalla natura delle contestazioni mosse dal debitore.

Le Sezioni Unite della Cassazione, con la nota sentenza del 2016 [3], hanno definitivamente chiarito che la scadenza del termine per proporre opposizione a cartella di pagamento, pur determinando la decadenza dalla possibilità di proporre impugnazione, produce soltanto l’effetto sostanziale della irretrattabilità del credito contributivo senza determinare anche la cd. “conversione” del termine di prescrizione breve (quinquennale nel caso dei contributi Inps e premi Inail) in quello ordinario (decennale) proprio delle sentenze divenute definitive.

In caso di opposizione oltre il termine di impugnazione, dalla dichiarazione di inammissibilità dell’opposizione per tardività del ricorso, discende la definitività del credito.

note

[1] Art. 24 D. Lgs. n. 46/1999.

[2] Art. 615 cod. proc. civ.

[3] Cass. sent. ord. n. 26102 del 2.11.2017.

[4] Cass. Sez. Unite sent. n. 23397 del 17.11.2016.

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