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PMI: cresce l’occupazione, con quali contratti?

6 Marzo 2017
PMI: cresce l’occupazione, con quali contratti?

La Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Pmi evidenzia la crescita di occupazione nel settore.

Secondo i dati rilasciati dall’Osservatorio della Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Pmi l’occupazione continua a crescere nelle piccole e medie imprese. Un aumento su dicembre dello 0,9% e pari al 2,3% annuo. L’Osservatorio ha preso a riferimento un campione di circa 20mila imprese artigiane e analizzato la situazione di 125mila dipendenti.

Più assunzioni, ma poco tempo indeterminato

Crescono le assunzioni e crescono in tutte le forme contrattuali, meno che a tempo indeterminato. Il che dimostra probabilmente la non totale fiducia nel lungo periodo, o forse solo la maggiore cautela dei piccoli imprenditori, che temono nell’assumere in pianta stabile. Mentre in un mese cresce l’occupazione del 8,2% i contratti a tempo indeterminato sono infatti calati dell’11,7%.

Sotto questo punto di vista una mano potrebbe arrivare dai recenti incentivi per le assunzioni introdotti dal Milleproroghe, del quale vi abbiamo parlato nei nostri recenti articoli.

Più ottimismo per le pmi

In ogni caso i dati mostrano che il 2017 è partito con una certa dose di ottimismo per i piccoli imprenditori. Anche i dati dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, l’Ocse, dimostrano che solo una percentuale molto bassa (il 13%circa) si esprime negativamente sul futuro, mentre più del 50% si dichiara ottimista quanto meno per i prossimi sei mesi.

Dati positivi per l’export

Anche stando all’ultimo rapporto di Euler Hermes, si prevede che le esportazioni dal nostro Paese dovrebbero crescere del 2,2%. Si guarda in particolare alle imprese agroalimentari e al comparto automobilistico, che, secondo l’istituto statistico, saranno proprio le leve che permetteranno al Pil italiano di crescere dello 0,8%.

Necessario più interesse nel web

Nel frattempo, come meglio raccontatovi nel nostro articolo in materia, l’Agcom “punzecchia” i piccoli imprenditori: le pmi italiane infatti risultano ancora lente nel digitale, ancorate a sistemi di comunicazione precedenti all’epoca 2.0: si tratta di un’evoluzione necessaria ed indispensabile per portare avanti il processo di crescita.



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