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Gomma bucata: posso chiedere il risarcimento?

15 Dicembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 Dicembre 2017



Chi paga la foratura di una gomma per colpa del chiodo messo male su un dosso o per una buca sulla strada? Come evitare insidie e trabocchetti.

Una cosa è bucare una gomma, un’altra ben diversa è rimanere vittima di una buca stradale. Il risultato, comunque, è lo stesso: la giugulare si gonfia, il viso diventa paonazzo, il disagio fa sparare l’adrenalina a livelli fino a quel momento insospettabili.

Nel primo caso, quello in cui si becca un chiodo o un altro oggetto appuntito sulla strada e la gomma fa piano piano «pluff», fino a trovarcela a terra la mattina dopo in garage, chiedere un risarcimento è piuttosto difficile. A chi addossare la colpa? Chi ha perso il chiodo o quel pezzetto di lamiera e non si è preoccupato di rimuoverlo dalla strada (sempre che, naturalmente, se ne sia accorto)? A meno che la gomma non abbia preso, ad esempio, il chiodo di un dosso stradale messo male.

Nel secondo caso, invece, ci sono più probabilità di chiedere il risarcimento per una gomma bucata o distrutta dall’asfalto rovinato e non sistemato. Al malcapitato conducente spetterà l’onere della prova, ma il Comune (o l’Ente proprietario della strada) potrà essere chiamato in causa a rispondere dell’incuria del manto stradale.

Vediamo, allora, in caso di gomma bucata come e quando si può chiedere il risarcimento del danno.

Risarcimento per una gomma bucata

Viaggio breve, asfalto liscio. Si torna a casa la sera e la mattina, quando si vuole riprendere la macchina per andare al lavoro, si trova una gomma bucata. A terra, proprio. Eppure la strada fatta il giorno prima non aveva una sola buca. Possibile essere così sfortunati da aver preso un invisibile chiodino? In questo caso, non resta che mettere il cuore in pace, montare il ruotino, andare dal gommista e spendere una quindicina di euro per la riparazione (l’ultima volta, qualche mese fa, è la cifra che mi è stata chiesta, se volete vi do l’indirizzo. Se avete speso di meno, datelo voi a me).

Mentre si monta il ruotino si fa mente locale e si pensa se, durante il tragitto, c’era qualche dosso di quelli messi dal Comune per obbligare l’automobilista a ridurre la velocità. In effetti, ce n’erano un paio. Si va a controllare. E si vede su uno di essi un chiodo messo male che spunta dalla «gobba» di plastica puntata sull’asfalto. Eccolo, il maledetto.

Quando si buca una gomma in queste circostanze, si può chiedere il risarcimento? Certo che si può. L’unico vincolo per l’automobilista è quello di dover dimostrare che quel chiodo è in grado di bucare lo pneumatico. Che fare?

Niente di più semplice che prendere il telefonino e fare una foto al dosso. Dopodiché, non guasta una telefonata ai Vigili urbani in modo da far mettere a verbale, nero su bianco, le condizioni in cui si trova il dosso ed il rischio reale che può provocare per le auto quel chiodo messo giù male. Se poi c’è anche un testimone, meglio ancora. Foto, verbale e testimonianze serviranno per chiedere al Comune di risarcire il danno, fosse anche una quindicina di euro, purché l’automobilista riesca a dimostrare di essere passato da lì e che quel chiodo ha provocato la foratura della sua gomma.

Risarcimento per danno da buca stradale

Più evidente la responsabilità del Comune quando una gomma si rovina (per non dire si distrugge) a causa di una buca stradale, o fossa o voragine che dir si voglia. Complici la pioggia o la neve, a volte si ha l’impressione di circolare su una lamina di gruviera anziché su una strada degna di questo nome. E a pagare le conseguenze sono gli pneumatici delle nostre auto. Che si fa? Come si può avere il risarcimento?

Anche in questo caso vale come sopra: l’onere della prova è a carico dell’automobilista. Questo perché la responsabilità dell’amministrazione è solo presunta. Il Codice civile [1] stabilisce, infatti, che qualsiasi soggetto proprietario o custode di una cosa (quale appunto la strada) è sempre obbligato al risarcimento per i danni da essa prodotti a terzi, a prescindere da una eventuale sua colpa o malafede. È ciò che si chiama responsabilità oggettiva, quella cioè che prescinde dall’atteggiamento psicologico del titolare del bene, ma che scatta per il semplice rapporto oggettivo tra il soggetto e la cosa.

Ma le cose non sono così scontate. Vediamo perché.

Bisogna provare il fatto

Siamo realisti: al momento di contestare un danno provocato da una buca stradale, mai il Comune o l’Anas ci darà un abbraccio chiedendo umilmente scusa con le lacrime agli occhi. Anzi: tenteranno, in ogni modo, di evitare il risarcimento del danno dicendo che se il malcapitato ha rovinato una gomma vai a sapere come ha fatto. Ecco perché, al momento di chiedere il risarcimento, bisogna andare con delle prove in mano. L’abbiamo detto prima: la più evidente è quella fotografica. Basta un cellulare. Ma, siccome in giudizio può essere considerata una prova manipolabile, meglio chiamare i Vigili urbani o la Polizia stradale prima di spostare l’auto dalla buca. Un verbale è sempre più affidabile di uno scatto con il telefonino.

Ricordiamo, però, il famoso detto: un indizio è un indizio, due sono una coincidenza, tre sono una prova. Qual è il terzo elemento che può darci più garanzie per il risarcimento in caso di gomma rovinata per una buca stradale? Quello fornito da un testimone. Può anche essere il coniuge, l’amico o il collega di lavoro presente sull’auto al momento in cui è avvenuto il fattaccio. Nel caso in cui si è da soli in macchina, prima di spostarla dalla buca è meglio chiamare qualcuno per fargli vedere l’accaduto: la singola testimonianza, infatti, non vale niente.

La prova del danno

Il momento successivo è la dimostrazione del danno subìto dal mezzo (cosiddetti danni materiali) o, eventualmente, dalla nostra stessa persona (cosiddetti danni fisici). Nel primo caso, basterà la fattura del gommista, del carrozziere o dell’elettrauto. Chi, invece, ha riportato lesioni fisiche avrà necessariamente bisogno del certificato del pronto soccorso per poter poi rivendicare il risarcimento.

Conviene, comunque, riparare l’auto senza aspettare il risarcimento, anzi: non solo potrebbe passare molto tempo prima di vedere i soldi, ma proprio la mancanza di una prova della spesa potrebbe essere utilizzata dall’amministrazione come scusa per negarvi l’indennizzo.

Come avere il risarcimento per il danno da buca stradale

Raccolte tutte le prove nel modo esposto, la prima cosa da fare è prendere carta e penna ed inviare una richiesta di risarcimento per raccomandata a/r al Comune o all’Ente proprietario della strada (Anas, Società Autostrade, ecc.). Se la diffida è inviata da uno studio legale c’è qualche remota possibilità in più che venga accolta (la voce di un avvocato, purtroppo, viene ascoltata più facilmente rispetto a quella di un singolo cittadino). Ci sarà da attendere il religioso raccoglimento: il più delle volte i Comuni prendono tempo e costringono alla causa. Se non altro per vedere chi si stanca per primo.

Ricordiamo che la responsabilità della Pubblica amministrazione per una gomma bucata si presume, salvo che quest’ultima dimostri che l’evento si è verificato per un caso fortuito, cioè per un fatto imprevedibile e inevitabile. Che, di certo, non può considerarsi l’apertura della buca a seguito di una pioggia o di una nevicata: la buona manutenzione delle strade è un onere della Pubblica amministrazione, al di là di ciò che il cielo possa mandare giù all’improvviso.

Quale sarebbe, allora il caso fortuito? Potrebbe consistere, ad esempio, nel comportamento dello stesso conducente che, andando veloce con l’auto o, comunque, oltre i limiti stabiliti dal codice o dalle concrete condizioni della strada, abbia agevolato il rischio del danno. Allo stesso modo un comportamento distratto, come quello di chi invia un messaggio con il telefonino, senza accorgersi della buca, rompe quella responsabilità diretta che lega l’amministrazione alla strada e, quindi, impedisce il risarcimento.

L’insidia e il trabocchetto

La giurisprudenza ha chiarito, in passato, che solo le insidie o i trabocchetti possono essere oggetto di risarcimento: si tratta, in pratica, di tutte quelle situazioni di pericolo non facilmente visibili con l’ordinaria diligenza. In poche parole: tanto più è grande ed evidente la buca, tanto più è illuminato il tratto di strada, tanto meno possibilità di ottenere il risarcimento ci sono.

In passato qualche giudice ha detto che l’automobilista che deliberatamente scelga di percorrere una strada in evidente stato di dissesto non può che prendersela con sé stesso per l’eventuale danno.

Ma il vero problema, su cui non tutti i magistrati hanno la stessa opinione, è: a chi spetta provare la presenza dell’insidia o del trabocchetto? Tocca all’automobilista dover dare prova al giudice che la fossa non era facilmente visibile o, al contrario, all’amministrazione dover dimostrare il contrario?

Secondo la sentenza del giudice di Pace di Taranto, non è il danneggiato a dover dimostrare l’insidia o il trabocchetto. Dello stesso parere il Tribunale di Napoli [2]. Secondo il giudice campano, il potere di controllo su un bene di proprietà, va inteso come effettiva possibilità di governare il bene stesso e quindi di farlo oggetto di attività di controllo della sua pericolosità e di intervento per manutenzione tutte le volte che si renda necessario. Spetta quindi all’Ente proprietario della strada dimostrare che l’indicente sia stato imputabile ad un fattore estraneo al proprio onere di custodia della via.

Una parte della magistratura di legittimità e di merito ritiene, invece, che anche se al soggetto proprietario della strada aperta al pubblico può essere attribuita una responsabilità per colpa ai per non avere osservato le comuni norme di prudenza nel controllo delle strade, tale colpa va valutata, da parte del giudice, alla luce del grado di prudenza ed attenzione posta dal conducente del motociclo nel percorrere la stessa strada. Secondo la Cassazione [3], ad esempio, la possibilità per l’utente danneggiato di percepire o prevedere con l’ordinaria diligenza la situazione di pericolo occulto vale ad escludere la presenza dell’insidia come causa dell’incidente. Insomma, se la buca c’era, occorre prestare attenzione a non prenderla in pieno: è dovere dell’automobilista, afferma la Suprema Corte, guidare con prudenza e con l’attenzione doverosa anche verso gli stessi possibili ostacoli notoriamente presenti sul manto stradale [4].

note

[1] Art. 2051 cod. civ.

[2] Trib. Napoli, sent. n. 144 dell’8.01.2016.

[3] Cass. sent. n. 18865 del 24.09.2015

[4] Cass. sent. n. 4661 del 9.03.2015.

Autore immagine: 123rf.com


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