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Nessun risarcimento per i danni da sport violento

22 Novembre 2012
Nessun risarcimento per i danni da sport violento

In caso di lesioni contratte durante l’esercizio di uno sport violento, si può chiedere il risarcimento del danno solo quando è stata superata la soglia del “rischio consentito”.

Non ci si può lamentare per un naso rotto durante l’incontro di taekwondo e chiedere il risarcimento dei danni alla associazione sportiva: la responsabilità civile, in caso di sport pericolosi, scatta solo quando si supera il cosiddetto “rischio consentito”, ossia per quelle condotte che risultino essere state sleali e non conformi alle regole del gioco.

È una decisione, questa del tribunale di Reggio Emilia [1] che segue l’orientamento di tutti i principali tribunali italiani. Nel caso infatti di attività sportive necessariamente violente (v. boxe) o a violenza eventuale (pallanuoto), le regole per stabilire la responsabilità sono più severe rispetto agli sport non violenti (v. tennis).

Condizioni per la responsabilità

Nel caso di spor violento, infatti, perché si possa giustificare una richiesta di risarcimento del danno è necessario alternativamente:

A) che il danno sia derivato da una condotta dolosa di un altro soggetto in occasione della gara;

B) oppure, qualora non vi sia stato dolo, è necessario

b.1) che il danno sia derivato dalla violazione delle regole sportive

b.2) che la scorrettezza sia stata posta in essere con modalità di rude violenza o irruenza, sleali o tali da mettere coscientemente a rischio l’incolumità dell’avversario, in modo che venga superato il livello di tolleranza nell’accettazione del rischio.

di BIAGIO FRANCESCO RIZZO


note

[1] Trib. Reggio Emilia, sent. n. 1890/12.


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