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Eredità: quali documenti non sono testamento?

6 novembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 novembre 2017



Alla ricerca del testamento bisogna dimenarsi tra le tante carte del defunto. Quali saranno gli scritti con valore legale?

È appena morto un tuo familiare. Insieme altri eredi, ancora frastornato dal lutto, ti metti alla ricerca del testamento e, in questa affannosa caccia al tesoro, vai a rovistare tra le carte nei cassetti. Vi sono numerosi scritti, appunti e una serie di indicazioni lasciate a figli e alla moglie quando ancora l’anziano parente era in vita, ma sospettava una possibile morte. Trovi così alcune “bozze” e delle raccomandazioni generiche come: «Non litigate», «Vogliatevi sempre bene», «Vi lascio i miei beni e la mia benedizione».

Tra queste “brutte copie” trovi però un foglio, con tanto di data e firma, che sembra avvicinarsi a un testamento. In esso c’è scritto «Fate divisioni giuste”. Che valore ha una dichiarazione di questo tipo? Con essa il testatore voleva lasciare i propri beni in parti uguali, divisi per quote identiche tra gli eredi, o esprimeva un semplice auspicio che non vi fossero ingiustizie e litigi? Potremmo ritenere che un appunto del genere costituisca un testamento? La risposta è in una serie di pronunce della giurisprudenza che chiariscono quali documenti non sono testamento.

      

Non costituiscono testamento tutti quei documenti che non contengono indicazioni specifiche. Ben vengano le raccomandazioni come ad esempio «Vogliatevi bene», ma affinché queste possano assumere valore testamentario devono essere corredate da altre indicazioni. Indicazioni che devono chiarire a chi, nello specifico, vanno i beni. Non c’è necessità di fare nome e cognome del beneficiario, ben potendo il testatore riferirsi alle persone secondo i gradi di parentela: ad esempio «Lascio la casa a mia moglie, l’auto al mio prediletto figlio e la cascina in campagna alla mia amata figlia». L’importante è che non vi siano incertezze sull’individuazione dei beneficiari. Solo in tali ipotesi si è in presenza di un testamento olografo, valido a tutti gli effetti di legge. Diversamente, siamo in presenza di uno scritto che non ha alcun valore di testamento.

Attenzione però: tra le disposizioni generiche può esservene a volte qualcuna con valore di testamento, come la richiesta di «essere cremato». In questo caso, il documento è legalmente valido solo per la parte che costituisce testamento.

Un’affermazione quale «Alla vigilia di Natale riunitevi per mangiare il capitone come facevamo quando ero vivo» non forma testamento, a meno che a questa richiesta non corrisponda una condizione posta per ereditare. Ad esempio: «Se lo farete, vi lascio in parti uguali la casa in campagna dove potrete riunirvi».

I documenti che riportano raccomandazioni sono pertanto da ritenere, a scanso di ogni equivoco, invalidi e a ben ragione gli eredi possono ignorarli.

Un testamento invalido è ad esempio un documento che contiene una dichiarazione impossibile o contraria alla legge, come «Lascio la casa al mare a chi uccide il sindaco di Velletri».

È invalido anche un testo con un’affermazione quale «A Carletto lascio tutti i miei debiti e neanche un quattrino». Un solo erede non può accollarsi tutti i debiti del defunto, eccetto se non sia «l’unico erede». Fermo restando che quest’ultimo potrebbe sempre decidere di rifiutare l’eredità.

Altro caso di testamento invalido è il documento con una dichiarazione del tipo «A chiunque (degli eredi) vada la casa in collina, l’importante è che non si venda perché ci sono affezionato». Se non si indica un erede specifico cui destinare il bene ereditario, non vi si può porre sopra un vincolo. Non si possono porre dei limiti al godimento degli eredi al patrimonio trasmesso. Stessa conclusione se troviamo un documento con sopra scritto «E con tutti i soldi ereditati compratevi il terreno di fianco alla casa in collina». Il testatore non può subordinare l’intera eredità ad un obbligo ad acquistare, ma al massimo può disporre un lascito ad una persona o ad un ente.

Gli eredi dispongono per come meglio credono dei soldi ereditati. Nulla però vieta loro di seguire la volontà del defunto, ma un erede non può fare causa a un altro erede perché non ha seguito dette indicazioni. Il tribunale, su richiesta di una persona interessata, potrà anche annullare documenti di questo tipo. Pensiamo, ad esempio, ad un testamento che viola le quote di legittima: in tal caso gli eredi potranno impugnarlo per ripristinare la parte di patrimonio che spetta loro per legge. Potrebbero agire, per chiedere l’annullamento del testamento, anche i creditori di un erede che viene danneggiato dal testamento. Ad esempio, se il testatore, in violazione della quota di legittima, lascia tutto ad un figlio escludendo l’altro, non sarà solo quest’ultimo a poterlo impugnare ma anche un suo eventuale creditore.

Non bisogna poi avere dubbi di fronte ad indicazioni quali «Lascio tutto a mia moglie e ai miei figli purché ogni anno accendano una candela a Padre Pio in mia memoria». In tale ipotesi moglie e figli ereditano già tutto per successione legittima (ossia prevista dalla legge). È solo una loro scelta seguire le volontà del defunto, altrimenti per la legge non accade nulla. Diverso il caso in cui il testatore abbia posto detta indicazione come condizione per gli eredi per ricevere l’eredità e abbia magari precisato con quali risorse fare fronte al pegno e quale diversa destinazione dare ai beni qualora lo stesso non fosse stato rispettato. Ad esempio «E se non lo fanno lascio tutto alla Croce Rossa», che ovviamente andrebbe comunque inteso (se ci sono legittimari) «Per la quota disponibile».

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Autore immagine: 123rf com

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