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Raccomandata: che fare se la firma sulla cartolina non è mia?

6 novembre 2017


Raccomandata: che fare se la firma sulla cartolina non è mia?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 novembre 2017



Firma illeggibile sull’avviso di ricevimento: la notifica resta valida salvo che il destinatario proponga querela di falso.

Secondo l’Agenzia delle Entrate Riscossioni non hai pagato alcune cartelle esattoriali che ti sono state notificate nei mesi precedenti. Siccome non ricordi di aver ricevuto nulla, chiedi di poter visionare una copia di tutti i documenti che comproverebbero la regolarità della notifica. Il dipendente di turno ti mostra un avviso di ricevimento di una raccomandata dove è stata apposta una firma. Si tratta di uno scarabocchio. Potrebbe essere il tuo, messo magari in condizioni di fretta o senza un appoggio solido. Tuttavia, la difformità completa rispetto alla tua tradizionale grafia ti fa sospettare che possa essere la sigla di un altro. Del resto, sai bene che, se riesci a dimostrare di non aver mai ricevuto la cartella esattoriale, non sei tenuto a pagarla. Così insisti: provi a dimostrare che la tua firma è completamente diversa e non corrisponde a quella sulla cartolina della raccomandata. Il dipendente del fisco dice però di fidarsi di più del postino che, essendo pubblico ufficiale, attesta in modo certo tutto ciò che avviene davanti ai suoi occhi. Non ti tocca che fare ricorso al giudice. Così ti chiedi: che fare se la firma sulla cartolina della raccomandata non è la mia? La risposta è stata fornita a più riprese dalla giurisprudenza della Cassazione e, da ultimo, dalla Commissione Tributaria Regionale del Lazio [1].

L’attestazione che il postino o l’ufficiale giudiziario appone (rispettivamente sull’avviso di ricevimento della raccomandata o sulla relata di notifica dell’atto consegnato alle mani del destinatario) fa piena prova dell’avvenuta consegna. Il soggetto notificante è infatti un pubblico ufficiale e, come tale, le sue dichiarazioni sono assistite da una presunzione di verità. In altre parole, tra la tua parola e quella del postino prevale quest’ultima. Questo non toglie che non puoi contestare una firma falsa messa sulla cartolina della raccomandata. Ma per farlo devi agire in un particolare modo. Non ti basta impugnare la richiesta di pagamento, ma devi proporre un procedimento detto «querela di falso». Si tratta di una “causa nella causa”, volta a dimostrare che l’attestazione del pubblico ufficiale non corrisponde a verità e che questi si è sbagliato. In altre parole, che la firma non è tua. Allora dovrai chiedere l’intervento di un perito calligrafico che verifichi se vi è corrispondenza tra la sottoscrizione apposta sulla raccomandata o sulla relazione di notifica e quella tua (a tal fine dovrai produrre precedenti documenti dove hai posto in passato la firma per poterla comparare a quella in contestazione).

La Cassazione ha detto [2] che, in caso di notifica a mezzo del servizio postale, l’avviso di ricevimento prova, fino a querela di falso, la consegna al destinatario dell’atto, sia esso una cartella di pagamento, un atto giudiziario, una multa, ecc. Ma ciò a condizione che l’atto sia stato consegnato presso il suo indirizzo e che chi lo ha preso in consegna abbia apposto la propria firma, ancorché illeggibile o apparentemente di un’altra persona, nello spazio dell’avviso relativo alla «firma del destinatario o di persona delegata».

Del resto, nessuna norma stabilisce che l’avviso di ricevimento debba essere sottoscritto dal destinatario con firma leggibile; per cui la notifica è valida anche se la sottoscrizione è illeggibile. Inoltre, non rileva che non siano state indicate, dall’agente postale, le esatte generalità della persona a mani della quale è stato consegnato il piego.

Certo, infatti, che l’agente postale è tenuto a consegnare al destinatario la copia dell’atto da notificare. Se questi non c’è può darlo a un familiare convivente di età superiore a 14 anni; in tal caso l’agente è tenuto a specificare, nella relata, la persona diversa nei cui confronti la notifica fu eseguita, l’eventuale grado di parentela esistente tra il destinatario e tale persona cui la copia dell’atto fu consegnata, l’eventuale indicazione della convivenza sia pure temporanea tra il destinatario e la persona cui la copia dell’atto fu consegnata. È palese che l’omessa indicazione da parte dell’agente postale del compimento di tali forme, porta a ritenere che abbia consegnato la copia dell’atto da notificare personalmente al destinatario, e che quest’ultimo ha sottoscritto l’avviso di ricevimento; non rileva che manchi nell’avviso di ricevimento stesso l’ulteriore specificazione «’personalmente al destinatario» [3]. Anche in questo caso, pertanto, al destinatario che voglia difendersi non tocca che proporre querela di falso.

note

[1] Ctr Lazio, sent. n. 5316/17.

[2] Cass. sent. n. 16289/2015.

[3] Trib. Torre Annunziata sent. n. 180/2014: «In tema di notifiche, non prescrivendo la norma positiva che l’avviso di ricevimento debba essere sottoscritto dal consegnatario del piego, con firma leggibile, è palese che il precetto di legge è soddisfatto anche nella eventualità in cui la sottoscrizione sia illeggibile. In una tale eventualità, inoltre, è irrilevante che non siano state indicate, dall’agente postale, le esatte generalità della persona a mani della quale è stato consegnato il piego.

Certo, infatti, che l’agente postale ai sensi della L. n. 890 del 1982, art. 7, comma 1, è tenuto a consegnare al destinatario la copia dell’atto da notificare e che, ove la copia non venga consegnata personalmente al destinatario, detto agente è tenuto, ai sensi del comma 4 del prima citato articolo, a specificare nella relata la persona diversa nei cui confronti la notifica fu eseguita, l’eventuale grado di parentela esistente tra il destinatario e tale persona cui la copia dell’atto fu consegnata, l’eventuale indicazione della convivenza sia pure temporanea tra il destinatario e la persona cui la copia dell’atto fu consegnata; è palese che l’omessa indicazione da parte dell’agente postale del compimento delle formalità previste dal citato art. 7, comma 4, induce a ritenere, salvo querela di falso, che tale agente abbia consegnata la copia dell’atto da notificare personalmente al destinatario, e che quest’ultimo ha sottoscritto l’avviso di ricevimento, a nulla rilevando che manchi nell’avviso di ricevimento stesso l’ulteriore specificazione ”personalmente al destinatario”».

Autore immagine: 123rf com

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