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Molestie per email: non è reato. Un orientamento criticabile

17 novembre 2012 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 novembre 2012



Alcune sentenze non considerano reato le molestie avvenute per e mail, ritenendo che esse non abbiano un’invasività diretta nella sfera del destinatario poiché quest’ultimo può scegliere se aprire o meno la posta elettronica.

Inviare decine di email alla propria ex, magari spaventarla, ma comunque invadere il suo indirizzo di posta elettronica con una pioggia di messaggi: secondo la Cassazione [1] “il fatto non è previsto dalla legge come reato”. È un orientamento che, per quanto poco condivisibile, è ormai sposato dai giudici della Suprema Corte (ne avevamo già parlato in un precedente articolo “Lo sfogo via mail non costituisce molestia“).

Lo sfogo via mail non costituisce molesti

La ragione di tale interpretazione sta in una parola apparentemente tecnica: la comunicazione per email è “asincrona”, non crea cioè una invasività diretta nella sfera del destinatario, poiché quest’ultimo può scegliere se aprire o meno la posta elettronica.

Diverso è il caso in cui la molestia avviene con un sms, una telefonata o una chiamata al citofono: tali mezzi elettronici, al contrario delle email, rendono la comunicazione “sincrona”, cioè diretta e immediata, in quanto il destinatario non può scegliere di sottrarvisi. Invece, nell’ipotesi della posta elettronica – secondo la Cassazione – il rapporto tra vittima e aggressore è mediato ed eventuale.

L’interpretazione del reato di molestie [2] che ne danno oggi i giudici non tiene conto del fatto che i moderni strumenti della tecnologia (v. smartphone, tablet, computer di ogni tipo) sono ormai configurati, in default, con l’opzione di avviso automatico all’arrivo di una mail. In taluni casi, addirittura (e in barba alla privacy), viene data anche un’anteprima del testo del messaggio: un po’ come al videocitofono o con gli sms.

Le nuove comunicazioni, dunque, hanno assottigliato la differenza che c’è tra gli short messages del telefonino e la posta elettronica. Difficile, se non impossibile, sottrarsi al “ding” di avviso di una email, così come al “dring” del citofono. Certo, si può anche far finta di nulla e non aprire la mail. Ma allo stesso modo si potrebbe evitare di aprire l’sms o rispondere al citofono.

È allora il caso che i giudici della Cassazione svecchino la loro dotazione di strumenti informatici e, apprendendo dove, nel frattempo, è arrivata la tecnologia, mutino questi orientamenti vetusti.

 

 

note

[1] Cass. sent. n. 44855 del 16.11.2012.

[2] Art. 660 cod. pen.: Chiunque, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, ovvero col mezzo del telefono, per petulanza o per altro biasimevole motivo, reca a taluno molestia o disturbo è punito con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda fino a 516 euro.


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2 Commenti

  1. Vedo in senso favorevole la decisione della Corte. Ma nel senso che tutta la materia delle molestei va depenalizzata, con sanzioni alternative soprattutto potenziando i sistemi di interevento preventivi per evitare che le molestie continuino. Qui il discorso si ampia con al figura del Giudice di prossimità in chiave precipuamente preventiva e di controllo . http://www.antiarte.it/eugius/giudice_di_quartiere.htm

  2. Una cosa che l’utente che riceve delle mail moleste può fare è creare una regola con il suo Outlook Express, o analogo programma, che cestini automaticamente tutti i messaggi che arrivano da una certa persona. In questo modo si potrà magari ricevere una mail sgradita, ma certamente non le successive!

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