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Lo sai che? Foto di bambini su internet vietate a un solo genitore

Lo sai che? Pubblicato il 7 novembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 7 novembre 2017

La pubblicazione su Facebook o Instagram di foto di minorenni costituisce un danno all’immagine al bambino: scatta l’ordine di cancellazione e il risarcimento.

Un bambino o comunque un minorenne ha diritto a tutelare la propria privacy anche nei confronti del genitore che pubblichi su internet le sue foto. Questo perché il diritto all’immagine e alla riservatezza scatta sin dalla nascita e non certo con i 18 anni. Solo il consenso di entrambi i genitori potrebbe consentire una pubblicazione su Facebook, Instagram o su altri social delle immagini del bambino e sempre che tale pubblicazione non costituisca un evidente pregiudizio per lo stesso. Risultato, il giudice può ordinare al genitore che ha messo online le foto del figlio di cancellarle immediatamente se c’è l’opposizione dell’altro. È questa la sintesi di una interessante sentenza del Tribunale di Mantova [1] che certo farà giurisprudenza sull’argomento. Ma procediamo con ordine e vediamo perché le foto di bambini su internet sono vietate a un solo genitore.

Il genitore dovrà risarcire il danno al proprio figlio se pubblica le sue foto su Facebook

La legge vieta la pubblicazione delle foto dei bambini?

Non tutti sanno che la legge vieta la pubblicazione delle foto dei bambini su Facebook, Instagram e, più in generale, su internet. Perché ciò possa avvenire è necessario innanzitutto il consenso di entrambi i genitori (anche se separati) e che tale comportamento non determini un danno per il minore stesso, danno che – come vedremo a breve – è tutt’altro che inverosimile.

Il codice civile [2] stabilisce che qualora l’immagine dei figli sia pubblicata fuori dai casi consentiti dalla legge, il giudice, su richiesta di uno dei genitori, può disporre che cessi l’abuso e obbligare il risarcimento del danno.

Anche il codice della privacy [3] tutela l’immagine in sé e, quindi, anche quella dei figli che costituisce un «dato personale»; pertanto la sua diffusione integra una «interferenza nella vita privata», comportamento questo passibile di procedimento penale.

C’è, in ultimo, la famosa Convenzione di New York del 1989 che tutela i diritti del fanciullo, ratificata dall’Italia nel 1991. Essa prevede che: «Nessun fanciullo sarà oggetto di interferenze arbitrarie nella sua vita privata, nella sua famiglia, nel suo domicilio o nella sua corrispondenza e neppure di affronti illegali al suo onore e alla sua reputazione. Il fanciullo ha diritto alla protezione della legge contro tali interferenze o tali affronti.

Ulteriore specifica normativa di tutela dei minori in relazione ai servizi della società dell’informazione è contenuta in un regolamento dell’Unione Europea dell’anno scorso che entrerà in vigore a partire dal 2018 [4]. Tale normativa apporta un’ulteriore tutela all’immagine fotografica del bambino.

Perché non pubblicare le foto di bambini

Vediamo ora il perché non bisogna pubblicare su internet le foto dei bambini. Di tanto abbiamo già parlato in Pubblicare foto di bambini su Facebook: 3 ragioni per non farlo. Secondo la sentenza in commento l’inserimento di foto di minori sui social network costituisce comportamento potenzialmente pregiudizievole per essi in quanto determina la diffusione delle immagini fra un numero indeterminato di persone, conosciute e non, le quali possono essere malintenzionate e avvicinarsi ai bambini dopo averli visti più volte in foto online. Si pensi al malvivente che, dopo aver individuato fisicamente il volto di un bambino, lo vada a prendere all’uscita della scuola, spacciandosi per un parente.

C’è poi l’ulteriore pericolo costituito dalla condotta di soggetti che “taggano” le foto dei minori pubblicate su Facebook così mettendole a disposizione di una platea ancora più ampia di persona.

Non in ultimo, il tribunale di Mantova fa riferimento a un problema da noni spesso segnalato: le foto dei bambini su Facebook vengono usate dai pedofili che, con procedimenti di fotomontaggio, ne traggono materiale pedopornografico da far circolare in rete, come più volte evidenziato dagli organi di polizia postale. Le raccomandazioni ai genitori si sprecano, ma purtroppo non sortiscono quasi mai effetto.

Senza contare – ma a questo punto è solo l’ultimo dei problemi per il genitore avventato – che il minore potrebbe un giorno lamentarsi della presenza delle sue foto online e, pur volendone l’eliminazione, potrebbe avere serie difficoltà a portare a termine tale impresa. Il diritto all’oblio, per quanto tutelato dalle carte, è materialmente spesso complicato da realizzare.

Ci sono poi alcuni studi secondo i quali la pubblicazione di minori su internet può generare disturbi della personalità: il minore subirebbe già la pressione dell’essere giudicato, sia pure sotto un aspetto estetico.

In definitiva, a detta della pronuncia del tribunale di Mantova, in caso di pubblicazione delle foto su Facebook di un minorenne il pregiudizio per quest’ultimo è insito nella stessa diffusione della sua immagine sui social network. Ne consegue che il tribunale può disporre l’ordine di inibitoria e di rimozione immediatamente al genitore colpevole. Con possibilità anche di condannarlo a risarcire i danni al figlio e all’altro genitore che abbia agito in sua tutela.

note

[1] Trib. Mantova sent. del 19.09.2017.

[2] Art. 10 cod. civ.

[3] Codice della Privacy d.lgs. n. 196/2003 combinato disposto degli artt. 4,7,8 e 145

[4] Artt. 1 e 16, 1° co., Convenzione di New York del 20.11.1989 ratificata dall’Italia con legge 27.05.1991 n. 176.

[5] Art. 8 del regolamento UE n. 679/2016 del 27.04.2016 che entrerà in vigore il 25.05.2018.

Autore immagine: 123rf com

Tribunale di Mantova, 19 settembre 2017. Pres., rel. Mauro Bernardi

– letto il ricorso n. 2881/17 R.G. Vol. presentato ai sensi dell’art. 337 quinquies c.c. da B. M. (nato il … a M. e residente a B. in via B. S. n. 25) nei confronti di A. M. (nata ad A. il … e residente a C. in via dei B., 146), dalla cui relazione sentimentale sono nati i figli M. e D. (aventi la prima anni tre e mezzo e il secondo uno e mezzo, entrambi residenti con la madre) e la documentazione allegata con cui si chiede, anche inaudita altera parte, la modifica delle condizioni regolanti i rapporti genitori/figli alla stregua di supposti gravi comportamenti diseducativi posti in essere dalla madre;

– vista la propria ordinanza emessa il 6-4-2017 con cui sono stati regolati i rapporti personali ed economici fra i genitori e i figli, in recepimento degli accordi intervenuti fra le parti;

– considerato che, allo stato, non sussistono i presupposti per disporre una modifica della (peraltro recente) regolamentazione del regime di affido (condiviso con fissazione della residenza presso la madre) e di visita, non risultando adeguatamente provati né il diretto coinvolgimento dei minori nella pratica del Reiki, seguita dalla madre, né una grave inadeguatezza educativa della stessa;

– rilevato che A. M. si era specificamente obbligata a non pubblicare le foto dei figli sui social network e a rimuovere quelle già “postate” (v. punto 15 delle condizioni di cui al verbale d’udienza del 6-4-2017) e che il padre ha ribadito la propria ferma opposizione a che ciò avvenga;

– osservato che la richiesta di immediata inibitoria formulata in ricorso da B. M. merita accoglimento atteso che, dagli atti allegati, risulta documentato l’inserimento da parte della madre di numerose foto dei figli delle parti sui social network anche dopo l’intervenuto accordo fra i genitori del 6-4-2017, comportamento questo che integra violazione della

norma di cui all’art. 10 c.c. (concernente la tutela dell’immagine), del combinato disposto degli artt. 4,7,8 e 145 del d. lgs. 30-6-2003 n. 196 (riguardanti la tutela della riservatezza dei dati personali) nonché degli artt. 1 e 16 I co. della Convenzione di New York del 20-11-1989 ratificata dall’Italia con legge 27-5-1991 n. 176 (l’art. 1 prevede l’applicazione delle norme della convenzione ai minori di anni diciotto mentre l’art. 16 stabilisce che: “1. Nessun fanciullo sarà oggetto di interferenze arbitrarie nella sua vita privata, nella sua famiglia, nel suo domicilio o nella sua corrispondenza e neppure di affronti illegali al suo onore e alla sua reputazione. 2. Il fanciullo ha diritto alla protezione della legge contro tali interferenze o tali affronti. Ulteriore specifica normativa di tutela dei minori in relazione ai servizi della società dell’informazione è contenuta nell’art. 8 del regolamento UE n. 679/2016 del 27-4-2016 che entrerà in vigore il 25-5-2018), laddove la immagine fotografica dei figli costituisce dato personale ai sensi del d. lgs. 196/2003 (v. art. 4 lett. a,b,c) e la sua diffusione integra una interferenza nella vita privata;

– ritenuto peraltro che l’inserimento di foto di minori sui social network costituisce comportamento potenzialmente pregiudizievole per essi in quanto ciò determina la diffusione delle immagini fra un numero indeterminato di persone, conosciute e non, le quali possono essere malintenzionate e avvicinarsi ai bambini dopo averli visti più volte in foto on-line, non potendo inoltre andare sottaciuto l’ulteriore pericolo costituito dalla condotta di soggetti che “taggano” le foto on-line dei minori e, con procedimenti di fotomontaggio, ne traggono materiale pedopornografico da far circolare fra gli interessati, come ripetutamente evidenziato dagli organi di polizia;

– considerato che il pregiudizio per il minore è dunque insito nella diffusione della sua immagine sui social network sicché l’ordine di inibitoria e di rimozione va impartito immediatamente;

– ritenuta la necessità di acquisire previamente dettagliate informazioni sulla capacità genitoriale delle parti;

p.t.m. provvedendo in via provvisoria,

– ordina ad A. M. di non inserire le foto dei figli sui social network, di provvedere, immediatamente, alla rimozione di tutte quelle da essa inserite nonché di attenersi alle condizioni concordate a verbale d’udienza del 6-4-2017;

– dispone che il Servizio Tutela Minori di M. riferisca (anche, ove ritenuto necessario, avvalendosi della collaborazione della A.S.L.), entro il 31-1- 2018, circa le condizioni di vita delle parti, degli eventuali nuovi compagni di vita e dei minori, se sussistano figure parentali di supporto nonché ogni informazione utile in ordine alla capacità genitoriale dei predetti genitori verificando, specificamente, se la adesione della madre alla disciplina del Reiki abbia influenza pregiudizievole sui figli, fornendo all’esito degli accertamenti le proprie indicazioni, anche alternative, circa il più idoneo regime di affidamento e di visita dei minori;

– dispone la convocazione delle parti avanti al Collegio come da separato decreto.

Si comunichi al Servizio Sociale competente, anche a mezzo fax, a cura della Cancelleria.

Mantova, 19 settembre 2017.

Il Presidente Mauro Bernardi


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