Diritto e Fisco | Articoli

Cosa significa giustizia privata


> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 dicembre 2017



La giustizia privata è quella che il cittadino può farsi da sé. È illegale, tranne in alcuni casi.

Gli Italiani si sentono insicuri: in casa, per strada, in un luogo pubblico. Sondaggi, interviste e talk show evidenziano sempre lo stesso dato: i cittadini hanno paura del prossimo, soprattutto se straniero. L’insicurezza percepita è senz’altro maggiore di quella reale: il numero dei furti è sensibilmente calato, così come quello delle rapine. Eppure, se si potesse si vivrebbe in una fortezza vera e propria. Per non parlare, poi, delle volte in cui la giustizia italiana è messa sotto accusa perché lenta, confusa o addirittura corrotta. Non solo si deve subire un torto (da un ladro o da una persona violenta, ad esempio), ma non si può confidare nemmeno nella riparazione del danno. E, perciò, spesso si è tentati dal farsi giustizia da soli. Cosa significa giustizia privata? E, soprattutto, è legale?

Cosa significa giustizia privata

Giustizia privata significa farsi giustizia da sé, senza attendere l’aiuto dello Stato. Subisco un furto e, invece di denunciarlo, completamente sfiduciato dalla giustizia, mi metto ad investigare e, scoperto l’autore del crimine, lo rintraccio per riavere ciò che è mio, se mai ricorrendo anche alla forza. La giustizia privata, quindi, è la giustizia fai da te: economica, veloce e meno fallibile.

È legale la giustizia privata?

La giustizia privata è legale? Tendenzialmente, no. Dacché esiste il diritto e, con esso, un apparato centrale (lo Stato) a cui è attribuito l’esercizio legittimo della forza, la giustizia privata non è ammessa. Il diritto (e, in particolar modo, il diritto penale) nasce proprio per evitare le faide, cioè le vendette tra parti contrapposte che si giurano odio eterno per i torti reciprocamente subiti. Il rischio della giustizia privata, infatti, è quello di generare una spirale d’odio interminabile. Ricordate che fine fanno Montecchi e Capuleti nella tragedia Romeo e Giulietta? Per evitare tutto questo interviene un soggetto terzo, lo Stato, a cui spetta dirimere la controversia avvalendosi delle armi del diritto.

Giustizia privata ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni

Emblematico è il delitto di esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Il codice penale punisce chiunque, al fine di esercitare un preteso diritto, potendo ricorrere al giudice, si fa arbitrariamente ragione da solo mediante violenza su cose [1] o persone [2]. In altre parole, la legge punisce chi scavalca le aule di giustizia per farsi giustizia da sé. Così anche la Corte di Cassazione: «Nel reato in discorso il soggetto realizza direttamente il preteso diritto per il cui riconoscimento avrebbe potuto ricorrere al giudice» [3].

Giustizia privata e legittima difesa

Un esempio di forma residuale di giustizia privata da applicarsi solamente a protezione dei propri interessi è la legittima difesa. Questa rientra, insieme ad alcune altre fattispecie (stato di necessità, consenso dell’avente diritto, esercizio di un diritto o adempimento di un dovere), tra le cosiddette cause di giustificazione, cioè tra quegli eventi che legittimano un comportamento che, altrimenti, costituirebbe reato. In parole povere, un fatto che normalmente sarebbe delittuoso (ad esempio, una lesione personale) viene giustificato (e, quindi, non punito), in presenza di una circostanza scusante (la lesione è stata inferta per difendersi da un’aggressione). Esiste un unico articolo, nell’ordinamento penale italiano, che si occupa esplicitamente della legittima difesa. Questa disposizione dice che non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio o altrui dal pericolo attuale di un’offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa [4].

La reazione all’offesa ingiusta deve essere l’unica possibile, non sostituibile con altra meno dannosa, ugualmente idonea ad assumere la tutela del diritto aggredito. Non bisogna dimenticare, infatti, che la legittima difesa è una forma residuale di autotutela lasciata dall’ordinamento al singolo cittadino tutte le volte in cui non è possibile far intervenire chi è legittimato ad utilizzare la forza, cioè lo Stato. Per un approfondimento sull’istituto della legittima difesa si rinvia alla lettura dell’articolo Quando è legittima difesa.

Giustizia privata nell’ambito civile

Nell’ambito del diritto civile, la legge consente l’autotutela dando al privato la possibilità di sospendere l’esecuzione di un contratto nel caso in cui la controparte è a sua volta inadempiente: non paghi tu, non pago neanche io [5]. Ancora, l’autotutela privata è consentita in presenza di un inadempimento contrattuale: in questo caso, la parte che è rimasta senza la prestazione richiesta può assegnare all’altro soggetto un termine essenziale entro il quale questi deve adempiere; scaduto il termine, il contratto si deve considerare automaticamente risolto senza bisogno dell’intervento del giudice [6].

note

[1] Art. 392 cod. pen.

[2] Art. 393 cod. pen.

[3] Cass., sent. n. 1456/1983 del 16.02.1983.

[4] Art. 52 cod. pen.

[5] Art. 1460 cod. civ.

[6] Art. 1454 cod. civ.

Autore immagine: Pixabay.com

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI