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Amministrazione di sostegno e onorario dell’avvocato

9 dicembre 2017


Amministrazione di sostegno e onorario dell’avvocato

> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 dicembre 2017



Ho ottenuto l’amministrazione di sostegno relativa a mia mamma e a mia sorella. Ho ricevuto dal mio avvocato le due fatture relative a mia mamma e mia sorella. L’avvocato non fa alcun cenno alla possibilità poi di fatto verificatasi che l’onere del pagamento della fatture venisse posto a mio carico.  Ho esposto nel rendiconto prodotto al tribunale nei 90 giorni di rito la spesa pagata per le 2 fatture all’avvocato ma nessuna obiezione è stata fatta al riguardo dal giudice. A seguito dell’analisi del rendiconto il giudice emetteva l’onere nei miei confronti di rimborso per mia sorella. Vorrei procedere al rimborso ma poi presentare alla Corte di Appello reclamo nei confronti del giudice.

La situazione esposta è abbastanza complessa e, dai documenti in allegato, si deduce che il ragionamento logico seguito dal giudice che ha emesso il provvedimento di nomina di amministrazione di sostegno sia stato quello di considerare l’onorario dell’avvocato investito della vicenda a carico del richiedente, dunque formalmente a carico del lettore e non delle sue dirette parenti (madre e sorella).

Infatti, la regola generale in materia stabilisce che, tranne in casi particolari, non è necessaria l’assistenza di un avvocato nella procedura per la nomina di un amministratore di sostegno è possibile, quindi, “fare da se”, ossia predisporre e depositare da soli il ricorso, magari utilizzando un modello già predisposto. Pertanto, la decisione di avvalersi dell’attività di un professionista implica logicamente dei costi che devono essere a carico di chi conferisce l’incarico. Si presume anche che la confusione circa l’intestazione delle fatture non abbia certo giocato a favore del lettore.

Alla luce di quanto da questi esposto, a parere dello scrivente è possibile confermare la validità delle sue intenzioni.

Il lettore potrà dunque versare gli importi richiesti sul conto corrente bancario di sua sorella e provvedere, mediante un ulteriore ricorso, da depositare presso la cancelleria della sezione di Volontaria Giurisdizione del tribunale di riferimento, a richiederne il rimborso, esponendo le motivazioni in proprio favore e producendo apposita documentazione. In questo modo, un nuovo giudice, estraneo alla vicenda, potrà verificare la veridicità delle affermazioni del lettore e decidere in merito.

Questa sorta di “rimpallo” è ritenuta necessaria per chiarire le modalità di attribuzione dell’incarico all’avvocato e il relativo pagamento della parcella professionale.

A parere dello scrivente la procedura di responsabilità a carico del giudice è da escludersi, in quanto purtroppo non appare chiara la modalità di assegnazione dell’incarico all’avvocato, ossia se direttamente dalle parenti  del lettore o da quest’ultimo.

Con riferimento invece al rapporto professionale del lettore con il suo avvocato, si ritiene di fondamentale importanza che, il lettore stesso, in prima persona, preliminarmente provveda in forma scritta a richiedere ogni tipo di chiarimento circa le modalità di svolgimento dell’incarico e, solo in un secondo tempo, decidere di investire della questione un ulteriore professionista.

 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Rossella Blaiotta

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