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Con quante canne al giorno si è spacciatori?

7 novembre 2017


Con quante canne al giorno si è spacciatori?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 novembre 2017



Illecita detenzione di droga a chi viene trovato con un quantitativo pari a dieci spinelli: inverosimile l’uso personale. 

Al di là delle conseguenze sulla salute, chi si fa trovare dalla polizia con numerose dosi di marijuana rischia anche da un punto di vista legale: infatti è inverosimile giustificarsi sostenendo che si tratta di «uso personale», visto che il consumo di dieci spinelli al giorno per più di un mese è davvero troppo per chiunque. Scatta allora il carcere per «illecita detenzione di droga» e non le semplici sanzioni amministrative. A dirlo è la Cassazione con una sentenza depositata poche ore fa [1]. Secondo la Corte, con 10 canne al giorno si è spacciatori.

La giustificazione per chi viene trovato con le canne in tasca

Solo l’uso personale dello spinello può salvare dal reato di spaccio. Ma bisogna dimostrare che il quantitativo non è superiore a quello sopportabile da una persona. Se dovesse essere superiore, si può dire che si tratta di una scorta? Anche questa giustificazione deve essere verosimile alla luce delle condizioni di salute e di reddito del soggetto (deve risultare dedito all’uso delle droghe e aver la possibilità di procurarsele). Intanto, secondo la Cassazione, un uomo, trovato in possesso di 73 grammi di marijuana (come nel caso di specie) non può aver deciso acquistare la sostanza per una propria scorta personale. I 73 grammi di marijuana corrispondono a «362 dosi». Questo dato corrisponderebbe a circa dieci canne al giorno per oltre un mese se davvero ci si trovasse di fronte a una «scorta personale». Difficile però ipotizzare un tale ritmo per «un soggetto che, secondo la documentazione sanitaria acquisita, solo sporadicamente consuma marijuana».

Ci sono poi le indagini sul reddito del detentore degli spinelli. Se questi infatti guadagna poco è poco probabile che abbia potuto acquistare una grossa scorta di marijuana per un mese. Logico, quindi, trarre dagli elementi a disposizione la conclusione che la droga rinvenuta era destinata allo spaccio. Piazza Cavour dichiara inammissibile il ricorso di un uomo condannato in secondo grado per illecita detenzione di marijuana perché trovato in possesso di ben 362 dosi.

note

[1] Cass. sent. n. 50742/2017.

Corte di Cassazione, sez. VI Penale, sentenza 26 settembre – 7 novembre 2017, n. 50742
Presidente Rotundo – Relatore Costanzo

Ritenuto in fatto e considerato in diritto

1. Con sentenza n. 458/2016, la Corte di appello di Trieste ha confermato la condanna inflitta dal Tribunale di Udine a Ma. D’Os. ex art. 73, comma 5, D.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309 per illecita detenzione di marjuana (in due involucri di grammi 52 e 21, corrispondenti a 362,7 dosi medie singole).
2. Nel ricorso di D’Os. si chiede l’annullamento della sentenza deducendo: a) violazione di legge ex art. 606, comma 1, lett. b) cod. proc. pen. in relazione all’art. 73, commi 1 e 5 d.P.R. n. 309/1990 per avere ritenuto provata la detenzione illecita della droga basandosi soltanto sul dato ponderale; b) eccesso di potere ex art. 606, comma 1, lett. a) cod. proc. pen. in relazione all’art. 73, commi 1 e 5 D.P.R. n. 309/1990 per avere creato analogicamente una norma simile all’art. 73 D.P.R. n. 309/1990 ma differente perché “prevede la condanna anche nel caso in cui non sia presente l’elemento della finalità della detenzione della sostanza stupefacente per la cessione a terzi”; c) vizio di motivazione e violazione dell’art. 192 cod. proc. pen. per avere erroneamente escluso, sulla base della documentazione sanitaria acquisita, che D’Os. continui a consumare sostanze stupefacenti, ritenendo implausibile che egli potesse essere consumatore della sostanza rinvenutagli.
3. I tre motivi del ricorso possono essere trattati unitariamente e risultano manifestamente infondati.
Nel sistema della normativa in materia (D.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309 e successive modifiche) non è la destinazione all’uso personale della sostanza stupefacente che costituisce causa di non punibilità, ma, al contrario, è la destinazione della sostanza allo smercio elemento costitutivo del reato di illecita detenzione. Pertanto, non sta alla difesa dimostrare la destinazione all’uso personale della droga detenuta, ma è l’accusa che, secondo i principi generali, deve fornire la prova, in sede di giudizio, o i gravi indizi di colpevolezza, nel richiedere una misura cautelare, della detenzione della droga per un uso diverso da quello personale (Sez. 6, n. 19047 del 10/01/2013, Rv. 255165; Sez. 4, n. 39262 del 25/09/2008, Rv. 241468).
Tuttavia, nella fattispecie i Giudici di merito, con valutazioni e conclusioni fra loro convergenti hanno attribuito rilevanza a dati fattuali non implausibilmente indicativi della non esclusiva destinazione della droga all’uso personale con argomentazioni che hanno tenuto conto delle tesi difensive e in relazione alle quali il ricorso in esame non sviluppa nuove controdeduzioni. In particolare la Corte di appello ha puntualmente osservato che, sebbene non decisivo, il dato ponderale costituisce indizio rilevante per la valutazione di un uso non esclusivamente personale e che la detenzione di 362, dosi di marjuana presupporrebbe il consumo di “dieci canne al giorno per oltre un mese” da parte di un soggetto che, secondo la documentazione sanitaria acquisita, solo sporadicamente consumerebbe marjuana e il modesto reddito del quale non è compatibile con “l’acquisto unitario del quantitativo sequestrato al solo fine di uso personale”. Per questo la decisione impugnata non risulta fondata soltanto sulla valutazione del dato ponderale ma anche su ulteriori elementi contrastanti con la posizione difensiva (peraltro non concretizzantesi in una compiuta ricostruzione alternativa) in base ai quali viene affermata la prospettiva di “un modesto consumo personale e di un’ulteriore attività di cessione, anche ai fini di autofinanziamento”.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro 2000 in favore della cassa delle ammende.

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