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Quando la polizia ti chiede i documenti

8 novembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 novembre 2017



La polizia può fermare per chiedere i documenti quando la persona è indagata oppure può fornire informazioni utili per le indagini.

Può capitare che, durante una tranquilla passeggiata serale, si venga fermati dalla polizia la quale chiede di vedere i documenti personali. Non poche volte, poi, è successo che la persona fermata sia invitata a seguire gli agenti presso la questura. Cerchiamo di fare chiarezza sul punto e di capire quando la polizia ti chiede i documenti.

Quando la polizia ti chiede i documenti: il fermo per l’identificazione personale

La legge consente alla polizia giudiziaria (cioè ai carabinieri, ai poliziotti, alla guardia di finanza e ad altre forze dell’ordine individuate dalla legge) di fermare, per procedere alla sua identificazione, la persona nei cui confronti vengono svolte le indagini e le persone in grado di riferire su circostanze rilevanti per la ricostruzione dei fatti. Se il fermato rifiuta di farsi identificare ovvero fornisce generalità o documenti di identificazione che appaiono falsi, la polizia può accompagnarlo in questura e trattenerlo per il tempo strettamente necessario all’identificazione e comunque non oltre le dodici ore ovvero, previo avviso anche orale al pubblico ministero, non oltre le ventiquattro ore, quando l’identificazione risulti particolarmente complessa, con facoltà per il fermato di avvisare un familiare o un convivente. Dell’accompagnamento e dell’ora in cui questo è stato compiuto è data immediata notizia al pubblico ministero il quale, se ritiene che non ricorrono le condizioni di legge, ordina il rilascio della persona accompagnata [1].

La legge, quindi, consente alla polizia di fermare una persona qualora questa: sia indagata; si ritenga sia informata dei fatti. Il fermo può avvenire nei limiti strettamente necessari ad assumere informazioni e, se comporta il trasporto della persona negli uffici delle forze dell’ordine, deve essere dato immediato avviso all’autorità giudiziaria. È importante sottolineare che, nel caso di fermo per l’identificazione personale, non si ha diritto ad un avvocato! Un altro problema è legato al fatto che spesso chi ci ferma è un agente in borghese: cosa fare in questo caso? È possibile, a fronte della richiesta di informazioni, chiedere a propria volta di esibire il tesserino di identificazione: se l’agente non soddisfa la richiesta, non si è obbligati a rispondere alle sue domande.

Quando la polizia ti chiede i documenti: il fermo di indiziato di delitto

Pur condividendone il nome, differente funzione ha il fermo di indiziato di delitto. Secondo la legge, quando sussistono specifici elementi che, anche in relazione all’impossibilità di identificare l’indiziato, fanno ritenere fondato il pericolo di fuga, il pubblico ministero dispone il fermo della persona gravemente indiziata di un delitto per il quale la legge stabilisce pene severe. Negli stessi casi, prima che il p.m. abbia assunto la direzione delle indagini, gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria procedono al fermo di propria iniziativa. La polizia giudiziaria esegue inoltre il fermo di propria iniziativa qualora sia successivamente individuato l’indiziato ovvero sopravvengono specifici elementi, come il possesso di documenti falsi, che rendano fondato il pericolo che l’indiziato sia per darsi alla fuga e non sia possibile, per la situazione di urgenza, attendere il provvedimento del pubblico ministero [2].

Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria che hanno eseguito il fermo sono obbligati a darne immediata notizia al p.m. competente. Consegnano al fermato una comunicazione scritta, redatta in forma chiara e precisa e, se questi non conosce la lingua italiana, tradotta in una lingua a lui comprensibile, con cui lo informano di tutti i suoi diritti, tra i quali spicca quello di nominare un difensore di fiducia. Il fermato ha inoltre il diritto di: ottenere informazioni in merito all’accusa; avere un interprete e la traduzione degli atti; avvalersi della facoltà di non rispondere; dare avviso ai familiari; essere condotto davanti all’autorità giudiziaria per la convalida entro novantasei ore dal  fermo.

Dell’avvenuto fermo gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria informano immediatamente il difensore di fiducia eventualmente nominato ovvero quello di ufficio; essi, inoltre, hanno l’obbligo di porre il fermato a disposizione del pubblico ministero al più presto e comunque non oltre ventiquattro ore dal fermo [3]. Segue quindi l’interrogatorio davanti al p.m. con l’assistenza obbligatoria di un difensore (di fiducia o d’ufficio). Durante l’interrogatorio, il pubblico ministero informa il fermato del fatto per cui si procede e delle ragioni che hanno determinato il provvedimento, comunicandogli inoltre gli elementi a suo carico e, eventualmente, le fonti. Se risulta evidente che il fermo sia stato eseguito per errore di persona o fuori dei casi previsti dalla legge, il p.m. dispone con decreto motivato che il fermato sia posto immediatamente in libertà. La liberazione è altresì disposta prima dell’intervento del pubblico ministero dallo stesso ufficiale di polizia giudiziaria, che ne informa subito il p.m. del luogo dove l’arresto o il fermo è stato eseguito [4].

Entro quarantotto ore dal fermo il pubblico ministero, qualora non debba ordinare la immediata liberazione del fermato, richiede la convalida al giudice per le indagini preliminari competente in relazione al luogo dove il fermo è stato eseguito. Il giudice fissa l’udienza di convalida al più presto e comunque entro le quarantotto ore successive dandone avviso, senza ritardo, al pubblico ministero e al difensore [5].

Quando la polizia ti chiede i documenti: due tipologie differenti

Da quanto detto si capisce come il fermo possa assolvere a funzioni diverse: il primo (cioè quello per l’identificazione) si riduce spesso ad un mero controllo di routine, fatto nell’ambito di un’indagine più vasta e per la quale servono ulteriori elementi; il secondo, invece, è una vera e propria misura pre-cautelare (molto simile all’arresto in flagranza, con il quale condivide gran parte della disciplina) che può essere disposta dal pubblico ministero ovvero d’iniziativa della polizia giudiziaria quando vi siano fondati sospetti sulla colpevolezza di una persona, ovvero si tema che possa darsi alla fuga. La differenza è evidente anche sotto il profilo della tutela: nel fermo per l’identificazione personale si può essere condotti negli uffici delle forze dell’ordine solamente nel caso in cui il fermato rifiuti di fornire le proprie generalità oppure menta; in questa circostanza, inoltre, egli non ha diritto all’avvocato. Ben diverso è il fermo d’indiziato di delitto, ove non soltanto è necessaria la presenza del difensore, ma fondamentale è anche il ruolo (di garanzia) svolto dal pubblico ministero, il quale non si limita soltanto ad interrogare il fermato, ma anche a verificare che il fermo disposto autonomamente dalla polizia giudiziaria sia stato rispettoso di tutte le previsioni legislative. In caso contrario, infatti, il p.m. ordina l’immediato rilascio del fermato.

Quando la polizia ti chiede i documenti: le sanzioni

Se la persona fermata rifiuta di fornire le sue generalità o di esibire i documenti, oltre all’accompagnamento in questura di cui abbiamo parlato, è possibile incorrere in una denuncia: si rischia la pena dell’arresto fino a un mese [6] nel caso in cui ci si rifiuti di dire il proprio nome mentre,  se non si fanno vedere i documenti, la pena è dell’arresto fino a due mesi [7].

Se invece il fermato fornisce false generalità a un pubblico ufficiale o a un incaricato di pubblico servizio, il reato è punito con pene maggiori: il codice penale prevede il carcere fino a un massimo di sei anni [8]; la stessa pena è prevista per chi altera il proprio corpo per impedire l’identificazione [9].

note

[1] Art. 349 cod. proc. pen.

[2] Art. 384 cod. proc. pen.

[3] Art. 386 cod. proc. pen.

[4] Art. 389 cod. proc. pen.

[5] Art. 390 cod. proc. pen.

[6] Art. 651 cod. pen.

[7] Art. 294 reg. att. T.u.l.p.s. e Art. 221 T.u.l.p.s.

[8] Artt. 495 e 496 cod. pen.

[9] Art. 495-ter cod. pen.

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3 Commenti

  1. TUTTO SBAGLIATO
    CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. I PENALE, SENTENZA 22 GIUGNO – 19 SETTEMBRE 2017, N. 42808
    PRESIDENTE TONI – RELATORE ASSUNTA
    RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
    1. IL GIUDICE MONOCRATICO DEL TRIBUNALE DI PAVIA, CON SENTENZA DEL 6 GIUGNO 2016, CONDANNAVA L’IMPUTATO R.B. ALLA PENA DI 200 EURO DI MULTA PER IL REATO DI CUI ALL’ART. 651 COD. PEN., PER ESSERSI RIFIUTATO DI ESIBIRE IL PROPRIO DOCUMENTO DI IDENTITÀ PERSONALE AI PUBBLICI UFFICIALI CHE, NEL CORSO DI UN CONTROLLO, LO STAVANO IDENTIFICANDO. IL PROVVEDIMENTO RICONOSCEVA LA RESPONSABILITÀ PENALE DEL R. SULLA BASE DELLE DICHIARAZIONI RESE DAI CARABINIERI OPERANTI, RIBADENDO, NELLA RICOSTRUZIONE DEL FATTO, QUANTO RIPORTATO NEL CAPO DI IMPUTAZIONE, OVVERO CHE L’IMPUTATO SI ERA RIFIUTATO, A RICHIESTA DEI MEDESIMI, DI FORNIRE IL PROPRIO DOCUMENTO D’IDENTITÀ, ESSENDO IRRILEVANTE, AI FINI DELL’INTEGRAZIONE DELL’ILLECITO, CHE L’IDENTITÀ DELLO STESSO ERA GIÀ NOTA AGLI OPERANTI MEDESIMI IN RAGIONE DI UN RAPPORTO DI CONOSCENZA PERSONALE.
    2.AVVERSO IL SUDDETTO PROVVEDIMENTO PROPONE RICORSO LA DIFESA DELL’IMPUTATO, DEDUCENDO, CON UN UNICO MOTIVO, LA VIOLAZIONE DELL’ART.651 COD. PEN., NON RIENTRANDO NELLA CONDOTTA PREVISTA DA TALE NORMA LA MANCATA CONSEGNA DEI DOCUMENTI D’IDENTITÀ. SOSTIENE IL RICORRENTE CHE L’OBBLIGO DI FORNIRE INDICAZIONI SULLA PROPRIA IDENTITÀ PERSONALE, CONTEMPLATO DALLA SUDDETTA NORMA, NON SI ESTENDE ALL’ESIBIZIONE DEI DOCUMENTI D’IDENTITÀ, ESSENDO PREVISTO UNO SPECIFICO OBBLIGO DI DOCUMENTARE LA PROPRIA IDENTITÀ SOLO NELLE IPOTESI DI PERSONE PERICOLOSE O SOSPETTE, AI SENSI DELL’ART. 4, COMMA SECONDO, T.U.L.P.S. E DEL RELATIVO REGOLAMENTO, IL CUI RIFIUTO È SANZIONATO DALL’ART. 4 T.U.L.P.S. E ART. 294 DEL REGOLAMENTO.
    3. IL RICORSO È FONDATO E MERITA ACCOGLIMENTO.
    3.1 IL PROVVEDIMENTO IMPUGNATO CONDANNA, IN RELAZIONE ALL’ART. 651 COD. PEN., L’IMPUTATO PER LA CONDOTTA DELLA MANCATA ESIBIZIONE DEI DOCUMENTI PERSONALI AGLI OPERANTI CHE NE HANNO FATTO RICHIESTA IN OCCASIONE DI UN CONTROLLO, COSÌ COME CONTESTATO NEL CAPO DI IMPUTAZIONE.
    3.2 SECONDO IL CONSOLIDATO ORIENTAMENTO DELLA GIURISPRUDENZA DI QUESTA CORTE, L’ELEMENTO MATERIALE DEL REATO PREVISTO DALL’ART. 651 COD. PEN. CONSISTE NEL RIFIUTO DI FORNIRE INDICAZIONI SULLA PROPRIA IDENTITÀ E NON NELLA MANCATA ESIBIZIONE DI UN DOCUMENTO, CONDOTTA CHE COSTITUISCE, INVECE, VIOLAZIONE DELL’ART. 4, COMMA 2, T.U.L.P.S. E ART. 294 DEL RELATIVO REGOLAMENTO, OVE NE RICORRANO LE ALTRE CONDIZIONI DI PERSONA PERICOLOSA O SOSPETTA, IN ALCUN MODO EMERGENTI NÉ NELLA IMPUTAZIONE NÉ NELLA SENTENZA DI CONDANNA (SEZ. 6, N. 34 DEL 18/10/1995, DEP. 4/1/1996, COZZELLA, RV. 203852; SEZ. 6, N. 14211 DEL 12/3/2009 TROVATO, RV. 243317; SEZ. 1, N. 10676 DEL 24/2/2005, ALBANESE, RV. 231125).
    P.Q.M.
    ANNULLA SENZA RINVIO LA SENTENZA IMPUGNATA, PERCHÉ IL FATTO NON SUSSISTE.

  2. l’ncaricaricato di un pubblico servizio non è un pubblico ufficiale ne agente di polizia giudiziaria, esempio gli ausiliari del traffico non possono fermare nessuno

  3. Buon pomeriggi .1 Dopo aver letto tutto il comento . chiedo : i barracelli in zona marina ho montagna , vicoli su strada di penetrazione agraria possono fermarmi e chiedermi i documenti ..? e se dovessi rifiutare a quale sanzione vada in contro .?. grazie

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