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Come contestare un verbale

10 Nov 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 Nov 2017



Le informazioni essenziali per impugnare un verbale di accertamento di violazioni del Codice della strada.

Nel caso in cui ci venga contestata una violazione alle norme del Codice della strada e ci sia consegnato sul posto o notificato per posta un verbale di accertamento esso potrà essere impugnato o con ricorso al prefetto oppure, in alternativa, proponendo una opposizione al giudice di Pace.

I termini per contestare un verbale

Innanzitutto devono essere conosciuti i termini per contestare il verbale.

Si tratta di termini perentori: ciò significa che se il ricorso con cui si contesta il verbale viene proposto oltre il termine stabilito dalla legge, il ricorso non potrà nemmeno venire esaminato dal prefetto o dal giudice per cui, in sostanza, è come se il ricorso non fosse stato nemmeno proposto.

Detto questo, occorre dire che se si vuole impugnare il verbale con ricorso al prefetto si hanno a disposizione sessanta giorni di tempo [1] che cominciano a decorrere:

  • – a partire dal giorno in cui il verbale viene consegnato su strada (in caso, cioè, di contestazione immediata),
  • – oppure dal giorno in cui il verbale ci viene consegnato dal postino,
  • – oppure, se eravamo assenti quando il postino tentò la consegna, dal giorno in cui ci rechiamo all’ufficio postale per ritirare il verbale giacente se il ritiro avviene entro i dieci giorni dal rilascio dell’avviso di giacenza, mentre se ritiriamo il verbale dopo dieci giorni dalla data in cui il postino ci lasciò l’avviso di giacenza, i sessanta giorni per proporre ricorso cominceranno a decorrere comunque dal decimo giorno successivo a quello in cui il postino ci rilasciò l’avviso di giacenza.

Se si vuole, invece, contestare il verbale con ricorso al giudice di Pace, il termine sarà di trenta giorni (ed anche in questo caso vale il discorso appena fatto sul momento da cui comincia a decorrere il termine).

Infine va chiarito che il termine (di sessanta o di trenta giorni) è rispettato anche se l’ultimo giorno utile il ricorso viene semplicemente spedito per posta (con raccomandata con avviso di ricevimento) al prefetto o al giudice di Pace: non è cioè necessario che il ricorso al prefetto o al giudice di Pace giunga al prefetto o al giudice di Pace entro il termine rispettivamente di sessanta o trenta giorni, ma è sufficiente che il ricorso sia spedito (consegnandolo per la spedizione all’ufficio postale) anche l’ultimo giorno utile.

Naturalmente il ricorso al prefetto o al giudice di Pace può essere proposto (fino all’ultimo giorno utile) oltre che con spedizione postale anche con consegna di persona agli uffici della prefettura o del giudice di Pace.

I termini per contestare il verbale sono perentori

Il ricorso al prefetto

Se si decide di presentare ricorso al prefetto (il prefetto competente è quello indicato nel verbale), è utile sapere che esso si propone, senza necessità di assistenza legale, spedendo con raccomandata con avviso di ricevimento o presentando direttamente agli uffici di prefettura un semplice foglio contenente le indicazioni specifiche per individuare chi propone il ricorso (dati anagrafici, codice fiscale, sottoscrizione), quale sia il verbale impugnato (allegandone una copia comprensiva anche della busta che lo conteneva) e, ovviamente, indicando i motivi per i quali si chiede al prefetto di archiviare (cioè annullare) il verbale.

Il ricorso, per posta o direttamente, può anche essere inviato (sempre però intestando l’atto come “ricorso al prefetto”) al comando accertatore, cioè al comando da cui dipende l’agente che firmò il verbale.

Il prefetto dovrà decidere il ricorso entro centoventi giorni che partono dal giorno in cui il comando accertatore gli avrà trasmesso la documentazione relativa all’infrazione: una volta emessa la decisione, il prefetto potrà notificarla al cittadino entro centocinquanta giorni dal momento in cui essa è stata emessa.

La decisione del prefetto potrà essere di archiviazione del verbale (e, quindi, il cittadino non sarà più tenuto a pagare la sanzione) oppure di rigetto del ricorso: in quest’ultimo caso il prefetto emetterà ordinanza ingiunzione con cui condannerà il cittadino a pagare una somma pari al doppio del minimo edittale (cioè al doppio di quello che era l’importo del verbale il quale, salvo rare eccezioni, può essere pagato dal cittadino entro sessanta giorni dalla sua notifica con un importo pari al minimo previsto dalla legge).

Il cittadino potrà impugnare la decisione per sé negativa del prefetto (cioè l’ordinanza ingiunzione) con ricorso da proporre al giudice di Pace entro trenta giorni dal momento in cui l’ordinanza ingiunzione del prefetto gli viene notificata.

Il ricorso al prefetto si propone anche con raccomandata

Il ricorso al giudice di Pace

In alternativa al ricorso al prefetto, il cittadino può impugnare il verbale, entro trenta giorni, con ricorso al giudice di Pace (il giudice di Pace competente è quello indicato nel verbale) [2].

Il ricorso si presenta, ance senza assistenza di un legale, depositandolo di persona presso la cancelleria del giudice di Pace competente oppure spedendolo per posta.

Il ricorso, contenente le indicazioni utili per individuare chi lo propone (dati anagrafici, codice fiscale, sottoscrizione, numero di fax) e gli estremi del verbale impugnato (che va allegato in copia insieme alla busta che lo conteneva), deve indicare i motivi per i quali si chiede che il giudice lo annulli e deve infine specificare le richieste fatte al giudice (sostanzialmente di annullare il verbale e di sospenderlo in attesa della sentenza).

Al ricorso il cittadino deve allegare anche un contributo unificato (acquistabile in tabaccheria) pari ad euro quarantasette per verbali il cui importo non superi i millecento euro.

Successivamente la cancelleria notificherà al cittadino apposito atto con cui gli verrà comunicata la data della prima udienza alla quale il cittadino dovrà presentarsi per scrivere (con l’assistenza dello stesso giudice o del cancelliere) il verbale di udienza nel quale dovrà ripetere sinteticamente le sue richieste.

Spesso sarà necessaria una seconda udienza prima che il giudice decida di riservarsi la decisione (che poi sarà comunicata per posta al cittadino).

La seconda udienza sarà inevitabile se l’avversario (cioè l’organo che emise il verbale) deciderà di partecipare alla causa: essa servirà anche al cittadino per replicare  per iscritto alle posizioni che l’organo accertatore avrà preso depositando la sue difese nel fascicolo del processo.

Come già indicato il giudice, quando avrà ritenuto di poter decidere la causa, lo dichiarerà alle parti presenti alla udienza le quali, poi, riceveranno la comunicazione sintetica della sentenza per posta (la sentenza in esteso sarà poi prelevabile richiedendola nella cancelleria del giudice).

Ovviamente la sentenza potrà essere favorevole o sfavorevole al cittadino (se sfavorevole potrebbe anche condannare il cittadino a pagare le spese legali della causa) e potrà essere impugnata in secondo grado dinanzi al tribunale sia dal cittadino che dall’organo accertatore (davanti al tribunale, però, il cittadino deve essere assistito obbligatoriamente da un avvocato).

Il ricorso al giudice di Pace non richiede l’assistenza di un avvocato

note

[1] Art. 203 Cod. strada.

[2] Art. 7 d. lgs. n. 150/2011.


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