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Orario della notifica con Pec dopo le 21 incostituzionale?

8 novembre 2017


Orario della notifica con Pec dopo le 21 incostituzionale?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 novembre 2017



Notifica in proprio dell’avvocato fatta tramite Pec: sospetto di incostituzionalità il rinvio alle 7 del giorno successivo per chi spedisce dopo le 21.

Le notifiche a mezzo dell’ufficiale giudiziario non possono mai farsi prima delle ore 7 e dopo le ore 21. A dirlo è il codice di procedura civile [1]. Questa norma è stata trasposta integralmente anche alle notifiche effettuate tramite posta elettronica certificata (Pec). Risultato: la legge [2] stabilisce che il divieto di notifica dalle 21,01 alle 6,59 si applica anche alle «notifiche in proprio dell’avvocato». Con la conseguenza, quando la Pec con la ricevuta di consegna giunge dopo le ore 21, la notifica si considera perfezionata alle ore 7.00 del giorno successivo.

Dunque la notifica in proprio tramite Pec e tutte le comunicazioni telematiche avvenute dopo le ore 21 si intendono eseguite alle ore 7 del giorno dopo [1]. Ora però questa disposizione potrebbe cadere sotto la scure della Corte Costituzionale.

Secondo infatti una recente sentenza della Corte di Appello di Milano [3] la norma, così come attualmente scritta, finisce per equiparare due situazioni tra loro completamente diverse: le notifiche “materiali” e quelle “telematiche”, violando il principio di uguaglianza sostanziale fissato dalla Costituzione [4].

Alla luce di tale considerazione la Corte d’Appello di Milano ha ritenuto di rinviare alla Corte Costituzionale la questione, già oggetto di contrasti giurisprudenziali, in merito all’applicazione alle notifiche telematiche fatte con Pec della norma che prescrive che le notificazioni eseguite dopo le ore 21 si considerano perfezionate alle ore 7 del giorno successivo. Al termine di questo articolo è possibile leggere il provvedimento. In esso vengono identificati i seguenti profili di incostituzionalità:

  • il legislatore ha equiparato il domicilio fisico a quello digitale pur non essendo situazioni analoghe (in questo caso viene violato l’articolo 3 della Costituzione);
  • la norma violerebbe il diritto del notificante di difendersi sfruttando l’intera giornata (violando gli articoli 24 e 111 della Costituzione).

Staremo a vedere quello che dirà, in merito, la Consulta. Nel frattempo, però, l’avvocato che deve eseguire una notifica telematica farà bene a non attendere la sera se vuole evitare le decadenze.

note

[1] Art. 147 cod. proc. civ.

[2] Art. 45-bis della legge dell’11/08/2014, n. 114, nella parte in cui ha modificato la legge 17/12/2012, n. 221.

[3] C. App. Milano ord. del 16.10.2017.

[4] Art. 3 Cost.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. Con sentenza depositata in Cancelleria il giorno 9/01/2017 (n. 4/2017) il Tribunale di Lodi, definitivamente pronunciando nella causa n. NN/AAAA RG, promossa da S. A. “I. C.” contro B. B. SPA ha così deciso:

1) rigetta le domande di parte attrice;

2) rigetta la domanda ex art. 96 cpc formulata da parte convenuta;

3) condanna parte attrice a rifondere alla convenuta le spese di lite che liquida in € 20.000,00 per compensi, oltre accessori come per legge.

2. Il giudice di primo grado ha così sintetizzato lo svolgimento del processo.

Con atto di citazione ritualmente notificato, la S. A. “I. C.” di C. M. & C. s.a.s., in persona del legale rappresentante pro tempore, conveniva in giudizio il B. P. Soc. Coop. per sentirlo condannare: a) al risarcimento del danno a titolo di responsabilità precontrattuale e/o extracontrattuale, nella misura di Euro 6.000.000,00, “previo accertamento e declaratoria dell’illegittimità della mancata erogazione del credito espressamente pattuito tra le parti, con violazione del principio di affidamento e buona fede nelle trattative” e b) al risarcimento del danno a titolo di responsabilità contrattuale e alle “restituzioni di interessi e somme indebitamente trattenute”, nella misura di Euro 800.000,00, “previo accertamento e declaratoria dell’illegittimità delle condotte tenute dal B. P. nell’esecuzione dei contratti di conto corrente, mutuo ipotecario e apertura di credito con garanzia fondiaria e ipotecaria”.

Si costituiva la convenuta, eccependo preliminarmente la nullità dell’atto di citazione e l’improcedibilità dell’azione per mancato esperimento del tentativo obbligatorio di mediazione, chiedendo nel merito il rigetto delle domande attoree in quanto infondate in fatto e in diritto.

All’udienza del 30.05.2014 il Giudice disponeva che l’attrice presentasse domanda di mediazione obbligatoria, procedimento poi di fatto esperito e che ha dato esito negativo.

A scioglimento della riserva assunta alla successiva udienza del 17.10.2014, il Giudice, rilevata la nullità dell’atto di citazione avversario ex art. 164, quarto comma c.p.c., assegnava a C. termine fino al 20.12.2014 per integrare la domanda, fissando per la trattazione l’udienza del 22.04.2015.

In data 20.12.2014 l’attrice depositava la “memoria autorizzata integrativa” alla quale la B. replicava con memoria in data 01.04.2015. rilevando la persistenza della nullità dell’atto di citazione, non avendo l’attrice in alcun modo sanato i vizi.

Concessi i termini ex art. 183 comma 6 c.p.c, depositate le memorie istruttorie, dichiarate inammissibili tutte le prove richieste da parte attrice, all’udienza del 05.10.2016 la causa veniva trattenuta in decisione.

3. La sentenza del Tribunale di Milano, che ha deciso nei termini di cui sopra, è stata impugnata da S. A. “I. C.” con atto di appello con il quale chiede la riforma della sentenza sulla base dei seguenti motivi.

A. Erroneità della sentenza, nella parte in cui non ha riconosciuto il diritto di S. A. al risarcimento dei danni per mancata erogazione del credito, ex art. 1337 c.c. o, in via subordinata, ex art. 2043 c.c.

B. Erroneità della sentenza, nella parte in cui ha rigettato le domande di risarcimento connesse a profili contrattuali, in relazione ai blocchi sui conti correnti.

4. B. B. spa si è costituita con comparsa del 26/05/2017 chiedendo, nel merito, il rigetto dell’appello e la conferma dell’impugnata sentenza e, in rito, eccependo preliminarmente l’inammissibilità dell’appello:

a. per tardività della notifica dell’atto di citazione di S. A.;

b. per violazione degli artt. 342 e 348 c.p.c.

5. La Corte, all’udienza del giorno 20/06/2017, ha ritenuto necessario approfondire la questione della tardività della notifica dell’atto di citazione sotto il profilo costituzionale e ha dato termine alle parti fino all’11/09/2017 per il deposito di note, rinviando per la trattazione all’udienza del 20/09/2017. All’udienza del giorno 20/09/2017 la Corte si è riservata in relazione alla questione di legittimità costituzionale.

LA CORTE

Ritiene di sollevare eccezione di legittimità costituzionale – per violazione degli artt. 3 24 e 111 Cost. – della norma secondo la quale “la disposizione dell’articolo 147 del codice di procedura civile si applichi anche alle notificazioni eseguite con modalità telematiche. Quando è eseguita dopo le ore 21, la notificazione si considera perfezionata alle ore 7 del giorno successivo”. Tale norma è contenuta nell’articolo 45-bis della legge dell’11/08/2014, n. 114, nella parte in cui ha modificato la legge 17/12/2012, n. 221.


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