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Lo sai che? Causale bonifico: cosa scrivere

Lo sai che? Pubblicato il 8 novembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 8 novembre 2017

Quale causale indicare sulla transazione bancaria in caso di regalo di soldi o di prestito.

Attenzione a quando si riceve un bonifico bancario da un amico o un parente: tutte le volte che il denaro viene regalato, lo scopo della donazione deve risultare dalla causale del bonifico stesso o da un documento sottoscritto tra le parti. In caso contrario potrebbero derivarne problemi col fisco o con il donante. Da un lato infatti l’Agenzia delle Entrate potrebbe ritenere che, dietro l’accredito in banca, si nasconda un pagamento e, quindi, che la somma costituisca reddito. Scatterebbe allora l’accertamento fiscale e la richiesta di versamento delle imposte con le relative sanzioni. Dall’altro lato, se il donante non specifica che il bonifico avviene con il preciso scopo di fare un regalo, questi o i suoi eredi potrebbero, in futuro, chiedere la restituzione delle somme, sostenendo che si è trattato di un prestito. Su quest’ultimo fronte corre in sostegno una recente sentenza del Tribunale di Roma [1]. Ma procediamo con ordine e vediamo cosa scrivere per la causale del bonifico

Un bonifico senza causale è un bonifico pericoloso

Come la causale del bonifico può salvare

Questo il caso. Una signora versa sul conto della figlia, cointestato insieme al marito di questa, una somma a titolo di aiuti economici per consentire alla coppia di pagare i debiti assunti per l’acquisto della prima casa. Con la separazione dei due, la donna chiede la restituzione del 50% degli importi all’ex genero, sostenendo che il bonifico era avvenuto a titolo di prestito (o meglio «mutuo») e non era un regalo. Un netto ripensamento dettato dal divorzio con la figlia. L’uomo però ha avuto ragione. A salvarlo è stata proprio la causale del bonifico nella quale veniva indicato che gli accrediti avvenivano a titolo di «regalia» e «regalo». Basta questo a impedire qualsiasi tipo di richiesta di restituzione.

Lo stesso problema, però, potrebbe porsi con gli eredi del donante.

La causale contro il fisco

Anche il fisco potrebbe vedere nei pagamenti tramite bonifico delle remunerazioni e quindi pretendere che le relative somme vengano denunciate con la dichiarazione dei redditi. Sarebbero esclusi dalla «presunzione di reddito» solo i soldi regalati da familiari e conviventi: il vincolo di solidarietà e reciproco sostegno che sussiste tra parenti stretti porta a qualificare tali somme, in prima battuta, come donazioni e non come retribuzioni.

Cosa scrivere nella causale del bonifico bancario?

Vediamo ora cosa scrivere nella causale del bonifico bancario. Il principio cardine è sempre lo stesso: quando non si ha nulla da temere, meglio essere più precisi che generici. Così, se un padre regala al figlio dei soldi per acquistare la macchina potrà scrivere «donazione per acquisto auto». Se invece si tratta di un contributo per arrivare a fine mese potrà indicare «sussidi e regalie».

Di solito è sempre meglio indicare anche l’occasione per la quale il regalo viene eseguito. Ad esempio «donazione per matrimonio, compleanno, laurea, acquisto prima casa, ecc.».

Anche quando i soldi vengono dati in prestito non bisogna abbassare la guardia. In questo caso il rischio è che si possano pretendere degli interessi quando questi non sono stati concordati. Ecco la ragione. Un mutuo tra privati si considera sempre «oneroso» ossia produttivo di interessi. Solo una specifica indicazione delle parti rende il mutuo «gratuito» ossia senza interessi. Dunque la causale dovrà indicare «mutuo fruttifero» (oppure «a titolo oneroso») se sono previsti interessi; «mutuo infruttifero» (oppure «a titolo gratuito») se va restituito solo il capitale. Queste indicazioni sono importanti:

  • per chi riceve il prestito, così mettendosi al riparo da una eventuale richiesta di interessi che, come detto, in assenza di rinuncia, vanno sempre versati
  • sia per chi lo fa: anche il fisco potrebbe infatti ritenere il mutuo a titolo oneroso e pretendere che gli interessi vengano indicati in dichiarazione dei redditi.

note

[1] Trib. Roma, sent. n. 8728/2017.

Autore immagine: 123rf com


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