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Compensi ai colleghi avvocati domiciliatari: si paga l’Irap?

9 novembre 2017 | Autore:


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Compensi ai colleghi avvocati per elezioni di domicilio e sostituzione udienze: l’avvocato deve pagare l’Irap?

La corresponsione di compensi ai colleghi per l’elezione di domicilio e per tutte le connesse attività (sostituzioni udienze, adempimenti ecc.) non può costituire di per sé presupposto di un’organizzazione autonoma dell’avvocato, tale da essere soggetta ad Irap. Si tratta infatti di esborsi strettamente connessi all’esercizio della professione forense. È quanto affermato da una recentissima ordinanza della Cassazione [1].

Quali sono i presupposti dell’Irap

Il presupposto dell’Irap (Imposta regionale sulle attività produttive) è l’esercizio abituale di un’attività autonomamente organizzata diretta alla produzione e allo scambio o alla prestazione di servizi.

Il requisito dell’autonoma organizzazione, il cui accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente:

  • sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse;
  • impieghi beni strumentali eccedenti il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza dell’organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui.

Ricade sul contribuente, che chieda il rimborso dell’Irap non dovuta, l’onere di provare l’assenza delle predette condizioni.

Secondo le Sezioni Unite della Cassazione [2], quando l’attività è esercitata dalle società e dagli enti che siano soggetti passivi dell’imposta, (comprese quindi le società semplici e le associazioni professionali) essa, in quanto esercitata da tali soggetti, strutturalmente organizzati per la forma nella quale l’attività è svolta, costituisce ex lege, in ogni caso, presupposto d’imposta, dovendosi perciò escludere la necessità di ogni accertamento in ordine alla sussistenze dell’autonoma organizzazione.

Dunque, mentre nel caso delle attività imprenditoriali svolte tramite società o associazioni di professionisti, sussiste per legge il presupposto dell’Irap, senza necessità di accertare l’autonoma organizzazione (insita nel modello prescelto dall’imprenditore/professionista), nel caso dei piccoli imprenditori eprofessionisti che svolgono la propria attività in forma individuale, l’applicazione dell’Irap non è automatica ma presuppone l’accertamento del requisito dell’autonoma organizzazione.

Irap avvocato che si avvale di colleghi domiciliatari

Ma si può parlare di autonoma organizzazione nel caso dell’avvocato che si avvale di colleghi domiciliatari nell’esercizio della professione? Si può configurare un’ipotesi di ricorso non occasionale al lavoro altrui rilevante ai fini Irap?

La risposta è nella citata pronuncia della Cassazione, ove si legge che, in tema di Irap, non sono indicativi del presupposto dell’autonoma organizzazione i compensi corrisposti da un avvocato per le domiciliazioni presso i colleghi, trattandosi di prestazioni strettamente connesse all’esercizio della professione forense, che esulano dall’assetto organizzativo della relativa attività.

Allo stesso modo non sono indicativi dell’autonoma organizzazione i compensi corrisposti a colleghi del professionista in caso di sostituzioni, oppure a consulenti esterni, in quanto trattasi di esborsi che non rilevano di per sé a fini Irap.

note

[1] Cass. ord. n. 26332 del 7.11.17.

[2] Cass. Sez. Unite sent. n. 7371/16.

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – T, ordinanza 13 settembre – 7 novembre 2017, n. 26332
Presidente Schirò – Relatore Solaini

Con ricorso in Cassazione affidato a due motivi, nei cui confronti la contribuente non ha spiegato difese scritte, l’Agenzia delle Entrate impugnava la sentenza della CTR dell’Emilia-Romagna, relativa al silenzio rifiuto serbato dall’Agenzia delle Entrate, nei confronti della istanza di rimborso dell’IRAP per gli anni 2005, 2006 e 2007, lamentando il vizio di nullità della sentenza, per violazione dell’art. 132 comma 2 n. 4 c.p.c., in relazione all’art. 360 primo comma n. 4 c.p.c., in quanto, la CTR si sarebbe limitata ad affermare apoditticamente che i compensi a terzi sono “verosimilmente” imputabili a prestazioni esterne (procuratorie e domiciliazioni) senza indicare le fonti dalle quali avrebbe desunto tale verosimiglianza, corredando la decisione impugnata da una motivazione perplessa; con un secondo motivo, l’ufficio ha dedotto la violazione degli artt. 2 e 3 del d.lgs. n. 446/97, in relazione all’art. 360 primo comma n. 3 c.p.c., in quanto, erroneamente, i giudici d’appello, alla luce delle risultanze processuali, avevano ritenuto non sussistere il requisito “dell’autonoma organizzazione”, quale presupposto d’imposta al quale il ricorrente doveva essere assoggetto, per il fatto che si era avvalso, nell’esercizio della professione forense di “lavoro altrui”, la CTR, infatti, ha ritenuto di prescindere dalla natura e dalla rilevanza dell’attività concretamente svolta dai terzi collaboratori.
Il Collegio ha deliberato di adottare la presente decisione in forma semplificata.
Il primo motivo di censura è infondato, in quanto, i giudici d’appello, seppur sinteticamente, si sono sforzati di ricostruire la vicenda professionale della contribuente, ai fini Irap, con una motivazione che si pone al di sopra del “minimo costituzionale” così da non incorrere nel vizio di nullità della sentenza, per violazione delle norme di cui alla rubrica.
Il secondo motivo è, altresì, infondato.
Infatti, è insegnamento di questa Corte che “In tema d’IRAP, non sono indicativi del presupposto dell’autonoma organizzazione i compensi corrisposti da un avvocato per le domiciliazioni presso i colleghi, trattandosi di prestazioni strettamente connesse all’esercizio della professione forense, che esulano dall’assetto organizzativo della relativa attività” (Cass. ord. n. 22695/16), ovvero i compensi corrisposti a colleghi del professionista in caso di sostituzioni (Cass. n. ord. n. 20088/16), oppure a consulenti esterni (Cass. n. 20610/16), in quanto trattasi di esborsi che non rilevano di per sé a fini Irap.
Nel caso di specie, la CTR ha correttamente applicato i principi sanciti dalla giurisprudenza di questa Corte in tema di compensi a terzi e ha compiuto un accertamento di fatto, ritenendo che, sulla base della documentazione in atti, gli importi erogati, rapportati all’ammontare dei compensi, erano imputabili a prestazioni esterne (procuratorie e domiciliazioni) non indicative di significativo apporto di terzi.
La mancata predisposizione di difese scritte da parte del contribuente, esonera il Collegio dal provvedere sulle spese.
Poiché il ricorrente è un’amministrazione dello Stato, non paga il doppio del contributo unificato (Sez. 6 – L, Ordinanza n. 1778 del 29/01/2016, Rv. 638714; Sez. 3, Sentenza n. 5955 del 14/03/2014, Rv. 630550).

P.Q.M.

Rigetta il ricorso.

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