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Lo sai che? Fallimento: ammissione al passivo cartelle esattoriali

Lo sai che? Pubblicato il 23 dicembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 23 dicembre 2017

Aggio, interessi e spese cartella: regole di ammissione al passivo.

Se il debitore è dichiarato fallito o sottoposto a liquidazione coatta amministrativa, l’Agenzia delle Entrate Riscossione può chiedere, sulla base del ruolo e a prescindere dalla notifica delle cartelle, l’ammissione al passivo alla procedura.

Una recente sentenza della Cassazione [1] ha sintetizzato le regole di ammissione al passivo dei crediti fondati sulle cartelle esattoriali.

Ammissione al passivo fallimentare: basta l’estratto di ruolo

La costante giurisprudenza della Cassazione ritiene ammissibile il credito impositivo sulla base del semplice ruolo, senza che occorra, in difetto di espressa previsione normativa, anche la previa notifica della cartella esattoriale. Resta ferma la necessità, in presenza di contestazioni del curatore, dell’ammissione con riserva, allorché sia stata definita la sorte dell’impugnazione esperibile davanti al giudice tributario [2].

Dunque, l’ammissione al passivo dei crediti dell’Amministrazione finanziaria può avvenire anche in base ai soli estratti di ruolo e senza che sia necessario produrre la cartella esattoriale né dimostrare che questa sia stata notificata [3].

Tale orientamento trova fondamento nella circostanza che l’organo fallimentare viene reso edotto della pretesa erariale con la comunicazione del ruolo contenuta nella domanda e può impugnare la medesima avanti al giudice tributario, anche prescindendo dalla cartella [4]. L’estratto di ruolo è, infatti, autonomamente impugnabile, così come sono autonomamente impugnabili gli atti che contengono una precisa pretesa tributaria.

Il curatore può svolgere tutte le difese di merito che egli, direttamente, o il contribuente, avrebbero potuto svolgere ove l’estratto di ruolo fosse stato loro notificato con la cartella esattoriale.

Ammissione al passivo fallimentare: l’aggio non è un credito privilegiato

L’aggio costituisce il compenso spettante al concessionario esattore per l’attività svolta su incarico e mandato dell’ente impositore; il relativo credito non muta la sua natura di corrispettivo per un servizio reso in base al soggetto (contribuente, ente impositore o entrambi “pro quota“) a carico del quale, a seconda delle circostanze, è posto il pagamento. Secondo la Cassazione, ne deriva che, in sede di accertamento al passivo dei crediti insinuati dal concessionario, il credito per aggio non può in alcun modo essere considerato inerente al tributo riscosso e non è, pertanto, assistito dal relativo privilegio [5].

La legge prevede che l’aggio grava sul debitore soltanto in caso in cui quest’ultimo abbia omesso di adempiere nel termine stabilito nella cartella di pagamento. Ne consegue che l’aggio, inteso quale remunerazione dell’attività svolta dall’agente per la riscossione, è dovuto a condizione che sia stata notificata la cartella esattoriale. Dunque, secondo la Cassazione:

  • l’aggio spetta all’esattore se l’attività di riscossione viene iniziata e svolta prima della dichiarazione di fallimento, sia pure con la sola notifica della cartella di pagamento;
  • l’aggio non spetta invece, se l’attività di riscossione ha avuto inizio dopo la dichiarazione di fallimento (poiché, in questa seconda ipotesi, esso non riveste natura di debito concorsuale).

Ammissione al passivo fallimentare: interessi di mora

Gli interessi di mora possono essere ammessi al passivo solo se alla data di dichiarazione del fallimento è decorso il termine di sessanta giorni dalla notificazione dell’estratto del ruolo (cioè della cartella). Gli interessi non possono pertanto essere richiesti se le cartelle non sono state notificate.

Ammissione al passivo fallimentare: diritti di insinuazione

Le spese d’insinuazione al passivo sostenute dall’Agente della riscossione (cosiddetti diritti di insinuazione) rappresentano i costi normativamente forfetizzati di una funzione pubblicistica e hanno natura concorsuale; devono pertanto essere ammesse al passivo fallimentare (al pari delle spese relative alle procedure esecutive individuali).

Il credito per le spese di insinuazione va riconosciuto in via chirografaria e non privilegiata, dovendo escludersi l’inerenza delle stesse al tributo riscosso.

note

[1] Cass. ord. n. 26284 del 6.11.17.

[2] Cass. Sez. Unite, sent n. 4126/2012; Cass. sentt. n. 6126/2014 e n. 12019/2011.

[3] Cass. ord. n. 3876/2015 e n. 25863/2014.

[4] Cass. sent. n. 12019/2011.

[5] Cass. sent. n. 25932/2015.


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