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Disoccupazione Naspi, spetta per rifiuto al trasferimento?

9 novembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 novembre 2017



In caso di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro per rifiuto al trasferimento si ha diritto all’indennità di disoccupazione?

Se il lavoratore rifiuta il trasferimento e firma una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro con l’azienda, può avere comunque diritto alla Naspi, la nuova indennità di disoccupazione.

Nonostante, difatti, nella generalità dei casi di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro la Naspi non spetti, perché non c’è stata una perdita involontaria dell’impiego (condizione necessaria anche per ottenere lo stato di disoccupazione), ci sono due importanti eccezioni. Si ha diritto alla Naspi nonostante la risoluzione consensuale del rapporto, difatti:

  • se la risoluzione consensuale avviene nell’ambito della procedura di conciliazione obbligatoria, a seguito di licenziamento [1];
  • se la risoluzione consensuale avviene a causa di rifiuto al trasferimento, se la sede dista oltre 50 chilometri dalla residenza del lavoratore, oppure risulta mediamente raggiungibile in 80 minuti o oltre con i mezzi di trasporto pubblici [2].

Naspi e rifiuto al trasferimento

In pratica, se arriva una lettera di trasferimento indicante una nuova sede di lavoro che dista oltre 50 chilometri dalla propria residenza, oppure che può essere raggiunta in non meno di 80 minuti con i mezzi pubblici, il lavoratore può rifiutare lo spostamento senza timore di perdere la disoccupazione.

Se, invece, la nuova sede si trova a una distanza minore e il lavoratore firma la risoluzione consensuale per rifiuto al trasferimento, perde la Naspi, come se avesse presentato le dimissioni.

Naspi non riconosciuta dall’Inps

Capita spesso, però, che l’Inps respinga “in automatico” la domanda Naspi, per il solo fatto di visualizzare, a sistema, la risoluzione consensuale. È opportuno, a tal fine, allegare alla domanda Naspi una nota in cui si specifica che la risoluzione è dovuta al rifiuto al trasferimento, assieme alla documentazione comprovante che la nuova sede si trovi a oltre 50 chilometri di distanza o sia raggiungibile con i mezzi in oltre 80 minuti (può bastare la lettera di trasferimento).

Se la domanda Naspi viene respinta in quanto mancante delle specifiche, si deve presentare un ricorso amministrativo all’Inps contro il provvedimento di diniego della disoccupazione: nel ricorso si deve dimostrare che il trasferimento imposto dall’azienda sarebbe stato superiore ai 50 chilometri, o raggiungibile in 80 minuti e oltre con i mezzi pubblici (come appena esposto, può essere sufficiente allegare la lettera di trasferimento indicante la nuova sede di lavoro).

Il ricorso amministrativo può essere presentato:

  • attraverso un qualsiasi patronato o un intermediario abilitato;
  • personalmente, attraverso il sito web dell’Inps, sezione Ricorsi online: bisogna però essere in possesso di Pin dispositivo, o identità Spid di 2° livello, o carta nazionale dei servizi.

Una volta ricevuto il ricorso, l’Inps è tenuta a riesaminare la domanda di Naspi: è necessario inviare il ricorso entro 90 giorni dal ricevimento del provvedimento di diniego.


note

[1] Art.7, L. 604/1966.

[2] Inps Circ.n.142/2015.


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