Blocco età pensionabile, per quali lavoratori?

9 novembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 novembre 2017



Nessun aumento dell’età pensionabile per gli addetti ai lavori faticosi e rischiosi e per quattro nuove categorie di lavoratori.

L’età per la pensione di vecchiaia resterà ferma a 66 anni e 7 mesi per gli addetti ai lavori gravosi, beneficiari dell’Ape sociale, assieme ad altre quattro categorie di lavoratori: gli operai agricoli, i lavoratori marittimi, i pescatori e i lavoratori siderurgici.

Si tratta della nuova proposta del Governo in merito al blocco dell’età pensionabile: lo stop agli incrementi legati alla speranza di vita non si applicherà dunque a tutti i lavoratori, ma soltanto a 15 categorie tutelate. Per queste categorie, tra l’altro, resterà in piedi, per tutto il 2019, la possibilità di accedere all’Ape sociale, cioè all’anticipo pensionistico a 63 anni d età.

La decisione definitiva in merito sarà presa entro il 13 novembre: si parla, in ogni caso, del solo “congelamento” dell’età per la pensione di vecchiaia, mentre gli incrementi saranno applicati ai requisiti per le altre prestazioni, come la pensione anticipata.

Nulla cambia, invece, in merito al blocco, sino al 2026, dei requisiti per la pensione agevolata degli addetti ai lavori usuranti.

Facciamo allora un breve punto della situazione e vediamo quali sono le categorie beneficiarie del blocco dell’età pensionabile e quali sono le agevolazioni pensionistiche previste per loro.

Chi sono i lavoratori per cui non aumenta l’età pensionabile

L’età pensionabile non aumenterà per gli addetti ai lavori gravosi, o faticosi e pesanti. Si tratta di coloro che hanno prestato per almeno 6 anni negli ultimi 7 anni un’attività lavorativa particolarmente difficoltosa o rischiosa, facente parte dell’elenco di professioni di seguito indicato:

  • operai dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici;
  • conduttori di gru, di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni;
  • conciatori di pelli e di pellicce;
  • conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante;
  • conduttori di mezzi pesanti e camion;
  • professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche ospedaliere con lavoro organizzato in turni;
  • addetti all’assistenza personale di persone in condizioni di non autosufficienza;
  • professori di scuola pre-primaria;
  • facchini, addetti allo spostamento merci ed assimilati;
  • personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia;
  • operatori ecologici e altri raccoglitori e separatori di rifiuti.

A queste categorie di lavoratori si potrebbero aggiungere ulteriori quattro categorie:

  • gli operai agricoli;
  • i lavoratori marittimi;
  • gli operai degli impianti siderurgici;
  • i pescatori.

Agevolazioni per la pensione

Se la proposta di cui si parla in questi giorni sarà introdotta nella legge di Bilancio 2018 sotto forma di emendamento, gli addetti ai lavori faticosi, assieme alle quattro nuove categorie tutelate,  potranno continuare a ottenere la pensione di vecchiaia a 66 anni e 7 mesi di età anche nel 2019, anziché a 67 anni.

Sino a tutto il 2019, poi, sarà aperta, per queste categorie, la possibilità di ottenere il beneficio dell’Ape sociale.

Ape sociale

L’Ape sociale è un trattamento a carico dello Stato che spetta a chi possiede almeno 63 anni di età e 30 o 36 anni di contributi, a seconda della categoria di appartenenza: per gli addetti ai lavori gravosi il requisito è pari a 36 anni.

L’Ape sociale, nel dettaglio, è un assegno che spetta fino al perfezionamento dei requisiti per la pensione di vecchiaia ed è destinato solo ad alcune categorie di lavoratori tutelati: disoccupati, invalidi, caregivers e, appunto, addetti a lavori faticosi e rischiosi. Il beneficio, alla pari del blocco dell’età pensionabile, dovrebbe poi essere esteso alle nuove quattro categorie tutelate di lavoratori, cioè operai agricoli, lavoratori siderurgici, pescatori e marittimi.

Le donne, secondo le previsioni della legge di Bilancio 2018, potranno ottenere uno sconto nel requisito contributivo, pari a 6 mesi per ogni figlio, sino a un massimo di 2 anni.

L’Ape sociale, come l’Ape volontario, è un anticipo pensionistico, cioè una prestazione che funziona come un anticipo della pensione e accompagna il lavoratore sino alla data di perfezionamento del requisito d’età per la pensione di vecchiaia. A differenza dell’Ape volontario, o di mercato, però, non è riconosciuta attraverso un prestito bancario: è invece liquidata direttamente dallo Stato e non comporta trattenute sulla futura pensione.

L’assegno viene determinato secondo il normale criterio di calcolo della pensione, ma il suo importo non può comunque superare i 1.500 euro lordi mensili ed è corrisposto, ogni anno, per 12 mesi, anziché 13.

Il trattamento è incompatibile con la percezione di prestazioni a sostegno del reddito conseguenti allo stato di disoccupazione e con le pensioni dirette.

È invece compatibile:

  • con attività lavorativa dipendente o parasubordinata, se il reddito che ne deriva non supera 8.000 euro all’anno;
  • con attività di lavoro autonomo, se il reddito che ne deriva non supera 4.800 euro annui.
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