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Lo sai che? Quando buttare la dichiarazione dei redditi?

Lo sai che? Pubblicato il 9 novembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 9 novembre 2017

Termini di conservazione della dichiarazione dei redditi e di tutti i documenti ad essa collegati.

Carte e scartoffie affollano gli scaffali della tua libreria, i cassetti e lo stanzino. Vorresti liberartene al più presto e magari digitalizzare i documenti più importanti, operazione tuttavia  impossibile visto che alcuni originali restano indispensabili. Così, nel frattempo, puoi decidere di buttare i documenti vecchi che, a parte la memoria, hanno perso valore e importanza. Forse lo sai già, ma anche i documenti hanno un loro tempo di vita e di conservazione. Tra questi, sicuramente, il più temuto e rispettato è la dichiarazione dei redditi. Un conto è infatti perdere o buttare la ricevuta di pagamento della bolletta della luce, un altro è invece non avere più prova degli adempimenti fiscali con l’Agenzia delle Entrate. Le conseguenze potrebbero essere particolarmente onerose e anche chi ha già pagato le tasse potrebbe essere costretto a versarle una seconda volta con interessi e sanzioni. Ciò nonostante, anche la denuncia dei redditi ha un termine di conservazione oltre il quale può essere cestinata. Procediamo quindi con ordine e vediamo quando buttare la dichiarazione dei redditi e, insieme ad essa, tutti i documenti che riguardano le spese sostenute, gli scontrini per farmaci, le fatture, il contratto di mutuo e le quietanze dell’affitto, i bonifici bancari e postali.

Quando capire se una dichiarazione dei redditi è vecchia o meno

La prima cosa da capire, prima di decidere se buttare la dichiarazione dei redditi o meno è verificare a quale periodo di imposta essa si riferisce. Partiamo da un principio base: ogni dichiarazione dei redditi fa riferimento ai redditi e alle spese dell’anno precedente. Si chiama «principio di cassa». Ad esempio, se si paga l’assicurazione sulla vita a marzo 2017 e il premio copre per un anno fino a febbraio 2018, l’esborso è stato sostenuto comunque nel 2017 e va pertanto riportato nella dichiarazione del 2017.

Tuttavia, i termini per la conservazione della dichiarazione dei redditi non decorrono dall’anno in cui i relativi redditi sono stati percepiti e le spese sostenute ma da quello (successivo) in cui sono state dichiarati all’Agenzia delle Entrate. Ad esempio, se una persona sostiene nel 2017 una spesa per la ristrutturazione della casa, la detrazione spetta con la dichiarazione del 2018 ed è pertanto da questo momento che decorrono i termini per potersi disfare della relativa documentazione.

Entro quanto tempo il fisco può pretendere i documenti?

Dicevamo che l’Agenzia delle Entrate non può pretendere i documenti dal contribuente oltre un determinato termine che, alla fine, è lo stesso termine entro cui può fare i controlli sulle dichiarazioni dei redditi. Una volta scaduti i tempi, il fisco decade dalla possibilità di eseguire accertamenti; pertanto non rischia nulla il contribuente che ha buttato tutta la relativa documentazione. Vediamo allora entro quanto tempo il fisco può fare i controlli e pretendere le dichiarazioni dei redditi presentate. I termini sono diversi a seconda che venga contestata un’evasione o la mancata presentazione della dichiarazione stessa.

In caso di errori, inesattezze o lacune nella dichiarazione dei redditi

Se la dichiarazione dei redditi è stata presentata regolarmente ma in essa non risultano indicati alcuni redditi percepiti o risultano riportate spese che invece non sono state sostenute, il fisco ha tempo fino al 31 dicembre del quinto anno successivo a quello della presentazione della dichiarazione per effettuare controlli e contestare quanto dichiarato: quindi, la dichiarazione dei redditi presentata nel 2017 va conservata (con tutta la documentazione annessa) fino al 31 dicembre 2022.  Questa regola non vale solo per la dichiarazione dei redditi in sé ma anche per tutta la documentazione ad essa allegata attestante spese sostenute, bonifici, fatture, scontrini, ecc.

In caso di mancata presentazione della dichiarazione dei redditi

Più grave è il caso in cui il contribuente non abbia presentato la dichiarazione dei redditi. In tal caso il fisco ha sette anni per controllare: quindi per il 2017 si arriva fino alla fine del 2024.

Spese per ristrutturazioni

Alla regola appena citata fanno eccezione le spese sostenute per detrazioni fiscali sulle ristrutturazioni edilizie. È vero infatti che tutta la documentazione (bonifici parlanti, fatture, ecc.) diventa allegato alla dichiarazione dei redditi in cui la spesa viene sostenuta (e, quindi, andrebbe conservata fino a quando deve essere conservata la stessa dichiarazione), tuttavia proprio per il caso delle spese per ristrutturazioni è prevista un’eccezione e, in questo caso, la documentazione va conservata per 15 anni. Perché mai? Facile da spiegare. La rateazione delle agevolazioni arriva a dieci anni. Quindi, ad esempio, per ristrutturazioni effettuate nel 2012, dato che la rateazione è su 10 anni, bisogna conservare tutta la documentazione fino al termine di prescrizione del controllo della dichiarazione in cui viene inserita l’ultima rata, cioè fino alla fine del 2027.

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Autore immagine: 12rf com


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