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Prescrizione tasse più lunga: ecco dove

9 novembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 novembre 2017



In Lazio vengono disattese le sezioni Unite della Cassazione: secondo i giudici della commissione tributaria regionale le cartelle di pagamento scadono sempre dopo 10 anni. Anche quelle del bollo auto.

Le tasse, qualsiasi esse siano, si prescrivono sempre in dieci anni. Anche il bollo auto, che invece dovrebbe prescriversi in tre anni o l’imposta sui rifiuti e le multe  per le quali è prevista la prescrizione a cinque anni. A queste inaspettate conclusioni sono giunti i giudici della Commissione Tributaria Regionale del Lazio con una sentenza [1] che calpesta totalmente le indicazioni fornite, nello scorso novembre, dalle Sezioni Unite della Cassazione. In pratica, nella regione della capitale i contribuenti che ricevono le cartelle di pagamento dall’Agenzia Entrate Riscossione devono aspettare più tempo, rispetto alle altre parti d’Italia, prima di poter cantare vittoria e dirsi definitivamente liberati dal debito tributario. Ma procediamo con ordine e vediamo dove la prescrizione delle tasse è più lunga.

La questione è vecchia, almeno per i tecnici, ma rischia di disorientare completamente i contribuenti. L’argomento è uno dei più cari al popolo italiano: quando si prescrivono le tasse o meglio le cartelle di pagamento. In questo le aule dei tribunali non sono mai state d’accordo tra loro perché non esiste una norma che lo dica espressamente. La legge regola solo la prescrizione delle singole imposte fino a quando arrivano all’Agente della Riscossione (ad esempio: bollo auto 3 anni, spazzatura, Imu e Tasi 5, Irpef 10), ma non dice qual è la loro sorte nel momento in cui viene spedita la famigerata cartella.

Così, secondo alcuni precedenti, le cartelle non opposte sarebbero equiparabili a sentenze definitive e, come tutti i provvedimenti dei giudici, si prescriverebbero sempre in 10 anni, a prescindere dalla tipologia di imposte o di sanzioni richieste. Altri tribunali si sono invece orientati per una prescrizione a 5 anni, in virtù di quella norma del codice civile secondo cui tutti i pagamenti che devono farsi almeno una volta all’anno (è proprio il caso delle tasse) scadono dopo un quinquennio. Infine c’è chi dice che il termine di prescrizione non cambia dopo l’invio della cartella e quindi resta quello tipico della specifica imposta richiesta in pagamento. Per fare un esempio, nel caso della Tasi, che si prescrive in cinque anni, la cartella esattoriale scade dopo cinque anni dal suo invio.

A questo caos hanno messo fine le Sezioni Unite della Cassazione, il massimo organo di interpretazione delle leggi presente in Italia. La Corte ha aderito all’ultimo degli orientamenti che abbiamo elencato, quello cioè secondo cui la prescrizione della cartella varia in base alla sua causale. Chi ha ricevuto quindi una cartella per bollo auto e per tre anni di seguito non ha avuto alcun sollecito dall’esattore  può stare tranquillo. Evidentemente però questo non vale in tutte le parti d’Italia. Ci sono ancora giudici che se ne infischiano del dettato delle Sezioni Unite e continuano a sostenere un opposto orientamento. È appunto il caso della Commissione del Lazio, per la quale la prescrizione delle cartelle di pagamento è sempre di 10 anni. Contribuenti di serie B, dunque, quelli che hanno la sfortuna di vivere nella capitale e dintorni, per i quali i debiti col fisco durano di più.

Quando è in gioco una interpretazione della legge piuttosto che un’altra si dimentica però spesso che, dietro ai fascicoli, ci sono persone, padri di famiglia che hanno speso fior di quattrini per pagare un professionista il quale li difendesse davanti a un giudice, rassicurati dall’esistenza di univoci precedenti della Cassazione. Evidentemente prevalgono, rispetto all’interesse di un diritto unico in tutto il Paese, le idee personali dei singoli giudici a cui questi, evidentemente, non sono disposti a rinunciare neanche nell’interesse generale.

note

[1] Ctr Lazio, sent. n. 5253/17: «i crediti contenuti in cartelle non opposte, essendo ormai incontrovertibili, non mutuano il regime prescrittorio da quello regolante il debito contributivo e/o fiscale in fase amministrativa, ma sono sottoposti all’ordinaria prescrizione decennale, vertendosi in materia di crediti cristallizzati nel loro ammontare e nella loro esigibilità ai momento della notifica delle cartelle presupposte».

Autore immagine: 123rf com

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