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Avvocato non notifica la sentenza: è responsabile?

10 Novembre 2017


Avvocato non notifica la sentenza: è responsabile?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 Novembre 2017



Ritardata notifica della sentenza alla controparte soccombente: nessuna responsabilità all’avvocato anche se la controparte cede i suoi beni.

Dopo tanti anni di sacrifici e di tribolazioni hai finalmente vinto la causa contro un tale che non voleva pagarti. Ora il giudice ha finalmente riconosciuto il tuo credito e non vedi l’ora di ottenere quel che ti spetta. Ma questo non succede perché il tuo avvocato ritarda nel notificare la sentenza alla controparte e, nel frattempo, quest’ultima fa sparire tutti i propri beni. Così te la prendi col tuo difensore: secondo te aveva l’obbligo di attivarsi, già dal giorno dopo il deposito del provvedimento giudiziario, per iniziare la trafila del pignoramento. Lui invece sostiene di aver fatto tutto il proprio dovere vincendo la causa e che gli eventi successivi non dipendono da lui. Chi ha ragione? se l’avvocato non notifica la sentenza è responsabile? La risposta è stata fornita con una recente sentenza della Cassazione [1]. Ecco che cosa dice.

Per accelerare il recupero dei crediti e il rispetto di quelle che sono le decisioni dei giudici, la legge stabilisce che le sentenze di primo grado sono «provvisoriamente esecutive». Significa che vanno adempiute anche se si fa appello o se l’appello è già in corso (salvo che il giudice di secondo grado, su istanza della parte appellante, non sospenda la provvisoria esecuzione della sentenza). In altre parole, nel momento stesso in cui il giudice emette la decisione questa è già vincolante per le parti. Spesso però succede che l’avvocato, un po’ per prudenza, un po’ per pigrizia, non inizi mai l’esecuzione forzata se non sono scaduti i termini per fare appello. In quel momento infatti la sentenza diventa definitiva e non ci sono più scuse per non pagare; sicché, in caso di inadempimento protratto, si può agire con il pignoramento senza il rischio che poi una successiva pronuncia in secondo cancelli tutto ciò che si è fatto.

L’appello va proposto entro 30 giorni da quando la parte soccombente riceve la notifica della sentenza di condanna, notifica che deve curare la parte vincitrice. Tale adempimento però non è obbligatorio per legge e, nel caso in cui la sentenza di primo grado non viene notificata all’avversario, il termine per fare appello scade dopo 6 mesi dal deposito della sentenza in cancelleria (i mesi diventano 7 se si trovano a cavallo di agosto, periodo durante il quale c’è la sospensione dei termini processuali).

Quale responsabilità ha l’avvocato se non notifica la sentenza di primo grado, facendo sì che il termine per fare appello non sia più quello “breve” (ossia 30 giorni dalla notifica) ma quello “lungo” (ossia 6 mesi dal deposito della sentenza?

L’azione di responsabilità contro un avvocato è possibile solo quando si dimostra che il suo comportamento – omissivo o negligente – ha determinato un danno concreto al cliente. Ossia solo quando si accerta che, se il legale avesse agito diversamente, l’assistito avrebbe sicuramente riportato un risultato utile a casa. Non basta un danno ipotetico o presunto. Tanto per fare un esempio, se l’avvocato sbaglia la causa è responsabile solo se l’esito del giudizio sarebbe stato positivo in assenza del suo errore; se non impugna una sentenza di primo grado perché fa scadere i termini, non è tenuto a risarcire se il provvedimento di primo grado difficilmente sarebbe stato riformato in secondo; e così via. Quindi l’avvocato che non notifica la sentenza di primo grado e, in questo modo, dà tutto il tempo all’avversario di nascondere i propri beni (donandoli o vendendoli) non è responsabile se non viene dimostrato quali atti concretamente ha posto in essere il debitore per sottrarsi al pignoramento. Se dunque è vero che in astratto il tempo perso può consentire al debitore di sottrarre i beni aggredibili alla garanzia patrimoniale, bisogna però indicare quali sono gli immobili spariti tra la data della pubblicazione della sentenza e lo spirare dei sei mesi successivi, necessari a rendere definitiva la sentenza stessa. Se i beni erano già stati nascosti o se il debitore non era comunque solvibile, nessun risarcimento si può chiedere al legale pigro.

note

[1] Cass. sent. n. 26524/17 del 9.11.2017.


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