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Donne: crescono le imprese in rosa, ma c’è ancora da fare

8 marzo 2017


Donne: crescono le imprese in rosa, ma c’è ancora da fare

> Business Pubblicato il 8 marzo 2017



Nella giornata dedicata alle donne ecco un’analisi sulle donne ed il lavoro, secondo gli ultimi dati elaborati. 

La Redazione de La Legge per tutti Business, nel rinnovare anche quest’anno gli auguri a tutte le donne, vi propone un’analisi sulla situazione del gentil sesso oggi in Italia.

Cresce l’imprenditorialità femminile

Partiamo da un dato positivo: nel 2016 sono nate più di 10mila imprese a conduzione femminile: la caparbietà delle donne ha successo in imprenditoria e porta una continua e costante crescita. Secondo i dati comunicati dall’Osservatorio per l’imprenditorialità femminile di Unioncamere, e imprese a conduzione femminile hanno raggiunto quota 1 milione 321.862.

Le attività sono diffuse su tutto il territorio nazionale e sono di ogni tipo, dall’aziende agricole ai ristoranti, alla moda. In particolare è forte l’incidenza nelle attività di servizi, con circa 120mila imprese femminili a rappresentare più del 50% del settore. Le 15.200 imprese femminili della sanità rappresentano invece circa il 38% del totale.

Le donne rappresentano poi il punto di forza del nostro made in Italy, ove la creatività femminile trova modo di esprimersi al meglio. E’ il caso delle attività di confezione di articoli di abbigliamento, ambito nel quale le imprese femminili sono il 43% del totale, così come tra le industrie tessili (quasi il 30%) e nella fabbricazione di articoli in pelle (25%).

Lavoratrici instancabili e dai mariti troppo pigri

I dati sopra riportati fanno crescer la stima verso il gentil sesso se si incrociano con altre analisi riportate dall’Ocse, secondo cui le donne italiane dedicano al lavoro “non pagato”, ovvero quello per la cura dei figli, dei parenti e della casa oltre cinque ore al giorno. Rimane scarsa l’aiuto da parte dei partner, che collaborano appena 100 minuti al giorno in casa. Siamo ben lontani dalla divisione dei compiti in casa.

Al contrario, secondo i dati Ocse, i paesi nordici sono i più avanzati nella condivisione dei carichi familiari. In Svezia e Norvegia le donne dedicano ai lavori casalinghi poco più di tre ore e gli uomini due ore e mezza.

In Italia  le donne lavorano in casa almeno il doppio degli uomini a prescindere dal loro impegno in un impiego pagato.

Non è più (ove mai lo sia stato) una questione di “chi porta il pane a casa”, come si usava dire in un’epoca fortunatamente ormai lontana: spesso è difatti la donna a guadagnare di più, ma ciò non comporta un maggiore aiuto in casa da parte di mariti e compagni

Tasso di occupazione femminile ancora molto basso

Intanto il tasso di occupazione femminile continua ad essere particolarmente basso e le donne continuano ad esser pagate di meno a parità di impieghi. Dei dati che devono far ragionare e che occorre ribadire, tutto l’anno.

Calano gli infortuni sul lavoro

Le denunce di infortunio nel 2015 sono calate rispetto agli anni, e calano anche gli incidenti e le morti sul lavoro, secondo quanto emerge dall’analisi condotta dall’Inail alla vigilia dell’8 marzo. Nel 2015 la flessione osservata per gli infortuni delle lavoratrici rispetto all’anno precedente (-4,6%) è stata superiore a quella che ha interessato i lavoratori (-3,6%).

Sciopero: Lotto l’otto marzo

Infine vi lasciamo con un’attenzione verso l’iniziativa “Lotto l’otto marzo“, lo sciopero generale di 24 ore proclamato dai sindacati Usi, Slai Cobas, Cobas, Confederazione dei Comitati di Base, Usb, Sial Cobas, Usi-Ait, Usb, Sgb, Flc e Cgil in concomitanza con la festa della donna. Fermi i trasporti e la scuola, per dire no alla violenza di genere e porre ancor una volta e con un altro mezzo l’attenzione verso il grave fenomeno della violenza sulle donne, purtroppo ancora in crescita.

Occorre ripartire da una lunga e attenta campagna culturale, tesa al rispetto del gentil sesso fin da bambini, per evitare un fenomeno spaventoso e disumano.

Auguri a tutte le donne.

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