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Condominio: il singolo condomino può installare una canna fumaria?

10 novembre 2017


Condominio: il singolo condomino può installare una canna fumaria?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 novembre 2017



In condominio abita un condomino, che per l’esercizio della sua attività commerciale vuole porre in opera per utilizzi propri una canna fumaria. Secondo l’amministratore la legge non pone divieti all’installazione. I condomini invece, ritenendola antiestetica, si vorrebbero opporre. Come possono farlo? Non occorre un’autorizzazione al condomino?

La risposta, purtroppo, è negativa. Il condominio non ha alcuna giurisdizione su quanto il condomino intende porre in essere e l’amministratore, da parte sua, ha ragione: l’installazione della canna fumaria sostanzia un pieno diritto del proprietario del negozio e l’assemblea non ha alcun titolo ad opporsi, non essendo necessaria la titolarità di alcun tipo di autorizzazione preventiva. L’unico elemento di cui il proprietario del locale è tenuto a disporre è  che l’impianto sia a norma. Tuttavia, considerando che per porre in essere questo tipo di intervento è necessario disporre di una Dia, è evidente che la canna fumaria avrà caratteristiche tali da rispettare tutte le disposizioni edilizie in materia.

Date queste condizioni preliminari la citata installazione è un preciso diritto del condomino in quanto, così come viene stabilito dal codice civile, “Ciascun partecipante può servirsi della cosa comune, purché non ne alteri la destinazione e non impedisca agli altri partecipanti di farne parimenti uso secondo il loro diritto. A tal fine può apportare a proprie spese le modificazioni necessarie per il miglior godimento della cosa” [1]. Ciò significa che, in pratica, ognuno dei proprietari nell’ambito del condominio ha diritto a porre in essere un uso più intenso delle parti comuni, non dovendo chiedere alcuna autorizzazione agli altri condomini. L’assemblea non ha titolo ad opporsi né può imporre vincoli di alcun tipo.

Sulla specifica questione rappresentata dall’ installazione di una canna fumaria, peraltro, si registra anche un intervento da parte del Consiglio di Stato che ha ritenuto legittimo il permesso di costruire una canna fumaria, rilasciato dal Comune ad un condomino nonostante la presenza di parere negativo espresso da parte dell’assemblea, in quanto, appunto, l’assemblea non può porre limiti di questo tipo, ma solo, eventualmente pretendere l’applicazione di tutte le norme di legge e di sicurezza (“Il singolo condomino ha titolo, anche se il condominio non abbia dato o abbia negato il proprio consenso, ad ottenere la concessione edilizia per un’opera a servizio della sua abitazione e sita sul muro perimetrale comune, che si attenga ai limiti dell’articolo 1102 Codice civile”) [2]. Quindi il condominio non può in alcun modo contestare o impedire i lavori, a meno di non voler impugnare l’installazione per lesione del decoro architettonico. In questo caso, però, occorre comunque avviare un tentativo di mediazione obbligatoria, in quanto la decisione sul decoro architettonico spetta comunque al giudice. Così come è stato stabilito da parte della Suprema Corte di Cassazione fin dal 2003 con la sentenza n. 16098, infatti, il decoro architettonico non è un concetto “astratto” ma occorre che venga effettuata una valutazione caso per caso allo scopo di appurare se esista effettivamente un danno in questo senso, ossia se l’installazione in questione possa effettivamente comportare una riduzione del valore degli altri appartamenti. La valutazione in materia spetta unicamente al giudice. Non può essere, quindi, un singolo condomino e nemmeno l’assemblea a prendere una decisione in merito. Per cui, se il condominio intende bloccare i lavori di installazione della canna fumaria, invocando questioni di natura estetica, sarà necessario effettuare un tentativo di mediazione obbligatoria e solo successivamente, se non si è raggiunto un accordo, sarà possibile ricorrere al giudice.

L’articolo è estratto dall’ebook:

note

[1] Articolo 1102 cod. civ.

[2] Consiglio di Stato, sentenza n. 11 del 3 gennaio 2006.

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