Professionisti Restituzione e distruzione delle cose sequestrate

Professionisti Pubblicato il 2 dicembre 2017

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Cosa succede dopo il sequestro probatorio nella fase delle indagini.

Il sequestro probatorio è un mezzo di ricerca della prova; pertanto cessata tale finalità, il bene può essere restituito all’avente diritto, se trattasi di persona identificata e non via sia una prospettiva od un obbligo di futura confisca (artt. 262 e 263 c.p.p.).

Per meglio garantire l’integrità delle cose sequestrate l’art. 260 prevede l’apposizione di sigilli alle cose sequestrate; la norma prevede inoltre che i beni possano essere alienati o distrutti qualora possano alterarsi, ad esempio in quanto deperibili.

Tale disposizione va coordinata con quanto previsto dall’art. 83 delle disp. att. c.p.p. che disciplina le concrete modalità di vendita o distruzione e che prevede che siano prelevati campioni e, ove possibile, avvisato il difensore. L’art. 83bis delle disp. att. c.p.p. prevede poi particolari disposizioni in merito alla destinazione dei beni informatici o telematici sequestrati o confiscati in quanto utilizzati per la commissione di fatti di criminalità informatica.

Tale garanzia ha la finalità per le parti interessate di opporsi alla vendita o alla distruzione della cosa sequestrata, ove si ritenga che possa essere di ostacolo alla futura acquisizione della prova o possa compromettere esigenze patrimoniali.

Il d.l. 92/2008 (conv. in legge 125/2008), c.d. decreto sicurezza, in un’ottica di economia, ha introdotto nell’art. 260 il comma 3bis ove si consente all’autorità giudiziaria di provvedere immediatamente alla distruzione delle merci di cui sono vietati «la fabbricazione, il possesso, la detenzione o la commercializzazione».

Condizioni per l’esercizio di tale potere sono, alternativamente o cumulativamente:

  1. che la custodia sia difficile;
  2. che essa sia particolarmente onerosa;
  3. ovvero pericolosa per la sicurezza, salute od igiene pubblica;
  4. che sia stato acclarato, anche eventualmente con lo strumento dell’accertamento tecnico non ripetibile di cui all’art. 360 c.p.p., che dette merci siano detenute in violazione dei divieti di fabbricazione, possesso

Poiché la disposizione fa riferimento alla «autorità giudiziaria», in sede di indagini il provvedimento di distruzione verrà adottato dal P.M.

Come disposizione di garanzia per le parti, è previsto che il prelievo di campioni avvenga con le modalità dettate dall’art. 364 c.p.p. (nomina del difensore ed avviso a quest’ultimo per la partecipazione all’atto).

A seguito della instaurazione del contraddittorio i difensori potranno opporsi alla distruzione. Nel caso in cui tale richiesta non venga accolta, secondo la giurisprudenza maturatasi nell’ambito dell’art. 260, è da ritenere che la parte interessata abbia due possibilità:

  • proporre, avverso il provvedimento di distruzione, l’opposizione prevista dall’art. 263, co. 5, da discutere innanzi al I.P. in camera di consiglio, nelle forme di cui all’art. 127 c.p.p. [1];
  • secondo altro orientamento interpretativo, in tali casi invece, l’unico rimedio esperibile contro il provvedimento è l’incidente di esecuzione, trattandosi di questione concernente la fase esecutiva del sequestro; pertanto la relativa competenza a decidere sarebbe demandata al giudice dell’esecuzione con le forme proprie della procedura camerale previste dall’art. 666 c.p.p. [2].

 

Nel caso di violazione delle norme di garanzia dettate per la procedura di distruzione, il relativo provvedimento sarà affetto da nullità.

Secondo la giurisprudenza, però, la nullità del provvedimento di distruzione del corpo del reato non si comunica agli atti anteriori e, segnatamente, al verbale di sequestro dello stesso corpo del reato, che fa parte del fascicolo del dibattimento [3].

Ciò ha rilevanza dal punto di vista probatorio, in quanto il giudice potrà valutare i dati fattuali risultanti dal verbale di sequestro, contenente la descrizione precisa dell’oggetto ed utilizzare eventualmente la deposizione di colui il quale ha effettuato il sequestro, salvo a valutare l’attendibilità della prova alla luce del controinterrogatorio.

Più semplice è la procedura di distruzione prevista dal novello comma 3ter dell’art. 260. Tale disposizione prevede, che nel caso in cui vengano sequestrate merci contraffatte in procedimento contro ignoti, la stessa polizia giudiziaria, decorsi tre mesi, può provvedere alla distruzione, previa comunicazione alla autorità giudiziaria (P.M. o giudice procedente). Quest’ultima, entro quindici giorni, può disporre che non si proceda alla distruzione delle merci.

In ogni caso vi è facoltà di conservazione di campioni.

La maggiore snellezza procedurale è giustificata dal fatto che la non identificazione dell’indagato, non rende applicabili le garanzie difensive.

note

[1] In tal senso Cass. 3, 29-5-2000, n. 1552.

[2] In tal senso Cass. 1, 30-4-2003, n. 19918.

[3] Cass. 1, 19-6-2007, n. 23887.


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