Professionisti Le indagini preliminari del pubblico ministero

Professionisti Pubblicato il 2 dicembre 2017

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Consulenze tecniche, Accertamenti tecnici non ripetibili, Individuazione di persona, Assunzione di informazioni e le altre attività di indagine del pm.

Il P.M. come organo inquirente, dirige e svolge le indagini finalizzate all’accertamento del fatto e alla individuazione del colpevole, in ciò doverosamente collaborato dalla P.G., seppur nella diversità delle proprie attribuzioni.

In quanto parte-imparziale le indagini del P.M. devono essere finalizzate anche all’acquisizione di elementi probatori favorevoli all’indagato (art. 358).

I più rilevanti atti che il P.M. può compiere per acquisire fonti di prova in ordine al fatto-reato per cui si procede, sono i seguenti:

  • Consulenze tecniche (art. 359), attraverso le quali si procede ad accertamenti, rilievi ed operazioni tecniche che devono essere svolte necessariamente da persone che hanno una specifica qualificazione tecnica e riferiscano il loro parere al M.: si pensi ad es. all’autopsia su un cadavere per determinare le cause di un decesso; l’analisi tossicologica di una sostanza per stabilirne la natura stupefacente o meno; la ricostruzione balistica di una sparatoria. Se tale attività è ripetibile in un eventuale dibattimento (attraverso l’espletamento di una perizia), la consulenza tecnica non è un atto «garantito» in quanto è espletata senza avviso e partecipazione dei difensori delle altre parti. In caso contrario si applica la disciplina dell’art. 360.
  • Accertamenti tecnici non ripetibili (art. 360), che sono svolti quando gli accertamenti sub a) non potranno essere ripetuti in un futuro eventuale dibattimento, in quanto riguardanti persone, cose o luoghi soggetti a modificazione: ad es. analisi su un tessuto organico non più utilizzabile. In tal caso, poiché l’accertamento è destinato ad essere utilizzato probatoriamente in dibattimento (v. 431, lett. c)), il P.M. deve dare avviso all’indagato, difensore e persona offesa dell’espletamento dell’atto e della possibilità di nominare propri consulenti. Ai sensi del comma 4 dell’art. 360, in tali ipotesi, l’indagato può avanzare riserva di incidente probatorio (forma anticipata di assunzione della prova di cui si parlerà diffusamente oltre), traendone il vantaggio di investire dell’accertamento tecnico il giudice (GIP) che provvederà a nominare un proprio perito, con maggiori garanzie di neutralità dello svolgimento dell’incarico tecnico Se la richiesta di incidente probatorio non è proposta entro il termine di dieci giorni dalla formulazione della riserva, quest’ultima perde efficacia e non può più essere riproposta (art. 360, c. 4bis).
  • Individuazione di persona (art. 361), che si ha quando il M. chiama una persona a riconoscere un’altra persona, una cosa od un suono etc.: ad es. la vittima di una rapina chiamata a riconoscere se, tra una pluralità di sospettati portati al suo cospetto, vi sia l’autore dell’atto delittuoso. Poiché l’atto è ripetibile in dibattimento (ove, come mezzo di prova, è denominato ricognizione di persona o cosa), si tratta di un atto garantito per il quale deve essere dato preventivo avviso al difensore (art. 364) il cui espletamento nella prassi è spesso delegato alla P.G. (art. 370) [1].
  • Assunzione di informazioni (art. 362) da persone che possono riferire fatti utili alle indagini e che in dibattimento assumeranno la veste di testimoni. Poiché è un atto ripetibile in dibattimento, non è prevista la presenza di difensori alla sua assunzione. Anche questa è un’attività spesso nella prassi delegata alla G. La legge 172 del 2012 ha introdotto nell’art. 362 un ulteriore comma prevedendo che, nei procedimenti per i delitti di cui all’articolo 351, comma 1ter (prostituzione e pornografia minorile), il pubblico ministero, quando deve assumere informazioni da persone minori, si avvale dell’ausilio di un esperto in psicologia o in psichiatria infantile. La disposizione mira alla tutela del minore al momento del compimento di atti potenzialmente traumatici e ad assicurare la genuinità dell’assunzione della fonte di prova.
  • Interrogatorio dell’indagato (art. 375, 3), attraverso il quale questi viene messo in grado di difendersi in ordine ad uno specifico fatto attribuitogli e contestatogli preventivamente in un invito a presentarsi (per il cui contenuto si rinvia all’art. 375). Trattasi di atto partecipato, che deve svolgersi previo avviso al difensore, ma senza la sua necessaria presenza [2].
  • Interrogatorio di persona imputata in procedimento connesso o collegato (art. 363), effettuato quando il M. da tali persone vuole assumere informazioni relative alle indagini in corso. L’atto si svolge previo avviso ed alla presenza del difensore; l’imputato ha facoltà di non rispondere alle domande (art. 210, richiamato dall’art. 363). Confronti (art. 364), quando necessita sentire in contraddittorio tra loro persone informate dei fatti e/o indagati su dichiarazioni divergenti. Se al confronto presenzia un indagato, necessita l’avviso di svolgimento dell’atto al suo difensore e la sua presenza.
  • Altri atti di indagine del M. sono le ispezioni (art. 244), le perquisizioni (art. 247) [3], i sequestri (art. 252 e ss.), di cui si è già parlato a proposito dell’attività della P.G.; nonché le intercettazioni telefoniche, ambientali e di flussi informatici (art. 266 e ss.), di cui si tratterà in tema di mezzi di ricerca della prova.

Il P.M., per realizzare i suoi obbiettivi investigativi, è titolare di poteri coercitivi: ha il potere di disporre l’accompagnamento coattivo delle «persone informate» e dello stesso indagato per effettuare atti quali l’individuazione, l’ispezione, l’accertamento tecnico (artt. 375 e 377); invece, ai fini dell’interrogatorio o del confronto, per l’accompagnamento dell’indagato occorre l’autorizzazione del giudice (art. 376) [4].

Per quanto attiene alla forma di documentazione, si è prevista la redazione di verbali per gli atti suscettibili di utilizzazione dibattimentale, mentre il concetto di informalità, con mere annotazioni o verbali riassuntivi, è stato affermato per i residui atti e comunque per quelli a contenuto semplice o di limitata rilevanza (art. 373).

Per fini di garanzia è previsto il deposito nella segreteria del P.M. degli atti cui il difensore ha diritto di assistere (art. 366), in modo tale da consentire il controllo della legalità dell’attività inquirente e di conoscenza degli elementi di accusa, per una difesa sia sul piano formale, che sostanziale nel merito dei fatti.

Siffatte esigenze difensive sono configurabili anche in riferimento ad atti che ab initio non appaiono destinati a rifluire nel sistema probatorio dibattimentale.

Quanto alla valenza degli atti di indagine, come già esposto, essi sono pienamente utilizzabili nella fase del procedimento, ai fini ad es. dell’adozione delle misure cautelari personali (coercitive o interdittive) e reali (sequestro conservativo o preventivo), che, richieste dal P.M., sono decise dal G.I.P. in base alle risultanze delle indagini stesse. Inoltre hanno valenza presso il G.I.P. tali risultanze ai fini delle sue determinazioni in ordine alle richieste di intercettazioni. Uguale valenza endo-processuale tali indagini preliminari hanno ai fini delle decisioni del G.I.P. sulle richieste del P.M. in tema di giudizio immediato, procedimento per decreto e di archiviazione. Innanzi al giudice dell’udienza preliminare (e quindi in sede più propriamente processuale), gli atti delle indagini preliminari possono essere utilizzati per disporre il rinvio a giudizio, applicare la pena su richiesta delle parti o celebrare il giudizio abbreviato. Invece, molto più ristretta come si vedrà è la utilizzabilità in fase dibattimentale, ove per il principio dell’oralità, la prova deve formarsi innanzi al giudice nella dialettica tra le parti: possono essere letti in dibattimento in ipotesi di sopravvenuta impossibilità di ripetizione, per il verificarsi di fatti o circostanze che ne impediscano la rinnovazione (art. 512). A sua volta, l’effettuazione della lettura ne comporta l’inserimento nel fascicolo dibattimentale e quindi l’efficacia probatoria (art. 515).Peraltro la differenziazione tra gli atti di indagine del P.M. (fonti di prova) e quelli raccolti innanzi al giudice dibattimentale (prove), trova riscontro anche dal punto di vista lessicale: innanzi al P.M. si parla di «interrogatorio» dell’imputato, in dibattimento di «esame» dell’imputato; il P.M. raccoglie «sommarie infor mazioni», il giudice dibattimentale «testimonianze»; il P.M. svolge «individuazioni» di persona o di cose, il giudice «ricognizioni»; il P.M. affida incarichi di «accertamenti tecnici», il giudice di «perizia».

note

NOTE

[1] L’esito della individuazione di persona, può essere oggetto di testimonianza (indiretta) da parte del personale di polizia giudiziaria che ha assunto l’atto (Cass. I, 12-3-1998, n. 5265). Per l’istituto della testimonianza indiretta, v. Cap. 28, § 4.

[2] In tal senso si è espressa la giurisprudenza di legittimità, la quale ritiene che nell’interrogatorio innanzi al P.M. il difensore (di fiducia o di ufficio) hanno diritto di intervenire previo avviso; ma se assenti, l’atto può svolgersi senza necessità della nomina di un difensore in sostituzione (Cass. II, 28-10-2000, n. 11087; conforme Cass. I, 7255/2005; in senso contrario, Tribunale di Genova, sent. 4-6-1994, in «Archivio della Nuova Procedura Penale», 1994, 533).

[3] L’ispezione può essere disposta anche su sistemi informatici; in tal caso devono essere adottate adeguate cautele tecniche. Anche la perquisizione può essere estesa a sistemi informatici o telematici, quando si ritenga che ivi siano custodite informazioni, programmi o tracce pertinenti al reato; in tal caso l’autorità procedente deve utilizzare adeguate misure tecniche onde garantire la conservazione e non alterazione dei dati.

[4] Un ulteriore strumento di agevolazione delle indagini in materia di terrorismo, anche internazionale, ed eversione è stato previsto dall’art. 2 del D.L. 144/2005. Infatti, in deroga alla normativa vigente, è consentito concedere agli stranieri che collaborano nelle indagini, un permesso temporaneo di soggiorno per fini investigativi.


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