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Quando si può andare in pensione?

29 dicembre 2017 | Autore:


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Pensione anticipata, pensione di vecchiaia, pensione di anzianità, Ape, totalizzazione, cumulo: tutte le possibilità per la pensione.

Quando potrò andare in pensione? Questa è  una delle domande che ci si pone più spesso, complice la riforma delle pensioni Fornero e il continuo inasprirsi dei requisiti per l’uscita dal lavoro, legati all’aumento della speranza di vita.

In realtà, non esiste una risposta valida per tutti che consenta di sapere quando andare in pensione. La data del pensionamento, difatti, dipende da molti fattori: età, anzianità contributiva, riconoscimento di una determinata percentuale d’invalidità, gestione previdenziale alla quale si è iscritti, presenza di maggiorazioni contributive, di periodi riscattati… Inoltre, non esistendo una sola tipologia di pensione, è possibile fare delle scelte diverse: sommare, o meno, i contributi presenti in gestioni previdenziali diverse, utilizzando cumulo, totalizzazione, oppure ricongiunzione; pensionarsi al raggiungimento dei requisiti per la pensione anticipata, oppure attendere l’età per la pensione di vecchiaia; uscire dal lavoro a 63 anni con l’Ape.

In pratica, le disposizioni e le eccezioni in materia previdenziale sono così tante che per sapere con certezza quando si può andare in pensione è opportuno consultare un esperto.

Per capire qual è la pensione accessibile con le tempistiche più brevi vediamo, in questa guida, quali sono i requisiti per andare in pensione, come si calcolano e quali sono le principali eccezioni che consentono di anticipare l’uscita dal lavoro.

Calcolo dei requisiti per la pensione

A seconda del tipo di pensione (anticipata, di vecchiaia, etc.) la legge prevede differenti requisiti, che possono riguardare sia l’età che gli anni di contributi.

Per quanto riguarda il calcolo dell’età, è necessario fare riferimento all’età pensionabile prevista per  ciascun trattamento ogni anno, in base agli incrementi periodici legati all’aumento della speranza di vita.

L’età pensionabile è rilevante per quasi tutte le prestazioni, esclusa la pensione anticipata ordinaria, anche se è diversa, come abbiamo detto, a seconda del tipo di trattamento.

Il discorso è più complesso per il calcolo dei contributi, in quanto generalmente, nell’estratto conto dell’Inps, la contribuzione è segnata in settimane, ma a volte anche in mesi o in giorni, a seconda della gestione alla quale appartiene il dipendente.

Generalmente è necessario considerare i seguenti coefficienti di trasformazione, per capire quanti anni di contributi si possiedono:

  • 1 anno= 52 settimane;
  • 1 mese= 4,333 settimane;
  • 1 giornata= 0,19259 settimane.

I coefficienti sono differenti in alcune gestioni particolari, oppure nel passaggio dalla gestione Inps ordinaria ad un fondo diverso (ad esempio Enpals, gestione lavoratori agricoli…).

I periodi di contribuzione appartenenti a diverse gestioni possono essere sommati:

  • gratuitamente, nel caso in cui si richieda la totalizzazione dei contributi, il cumulo, il computo, o la totalizzazione retributiva;
  • a titolo oneroso, se si chiede la ricongiunzione dei contributi presso un’unica gestione.

Se non ci si avvale di questi strumenti, i contributi di ogni gestione devono essere considerati separatamente, per verificare il diritto ad un’autonoma pensione, o a un’eventuale pensione supplementare o supplemento di pensione (per approfondire: pensione supplementare, supplemento della pensione, ricalcolo e ricostituzione della pensione).

Calcolo della pensione

Per quanto concerne il calcolo della pensione, ricordiamo che questo è:

  • retributivo (si basa sugli ultimi stipendi o retribuzioni) sino al 31 dicembre 2011, poi contributivo, per chi possiede più di 18 anni di contributi al 31/12/1995;
  • retributivo sino al 31 dicembre 1995, poi contributivo (il cosiddetto misto), per chi possiede meno di 18 anni di contributi al 31/12/1995;
  • interamente contributivo (si basa esclusivamente sulla contribuzione versata), per chi non ha contributi precedenti al 1996.

Coloro a cui spetta il calcolo interamente contributivo, o che optano per il computo nella Gestione Separata, hanno diritto, a determinate condizioni, a requisiti più leggeri per accedere alla pensione anticipata (63 anni e 7 mesi di età con 20 anni di contributi) ed a quella di vecchiaia (70 anni e 7 mesi, ma con soli 5 anni di contributi).

Per maggiori approfondimenti sul calcolo della pensione, vi invitiamo a leggere la nostra guida: come calcolare l’assegno di pensione.

Quando andare in pensione di vecchiaia

Per ottenere la pensione di vecchiaia è necessario possedere un determinato requisito anagrafico, assieme ad almeno 20 anni di contributi (15 anni per chi rientra nella Deroga Amato o nell’Opzione Contributiva Dini); l’assegno di pensione, inoltre, non deve risultare inferiore a 1,5 volte l’assegno sociale (cioè a circa 672 euro) se si rientra tra i soggetti al calcolo integralmente contributivo.

Vediamo, di seguito, i requisiti d’età necessari, anno per anno:

  • 2017: 66 anni e 7 mesi per gli uomini e le dipendenti pubbliche, 66 anni e 1 mese per le lavoratrici autonome, 65 anni e 7 mesi per le dipendenti;
  • 2018: 66 anni e 7 mesi per tutti;
  • 2019:  67 anni;
  • 2020: 67 anni ;
  • 2021: 67 anni e 3 mesi;
  • 2022: 67 e 3 mesi;
  • 2023: 67 e 6 mesi;
  • 2024: 67 e 6mesi;
  • 2025: 67 e 9 mesi;
  • 2026: 67 e 9 mesi;
  • 2027: 68 anni;
  • 2028: 68 anni;
  • 2029: 68 e 2 mesi;
  • 2030: 68 e 2 mesi.

I requisiti, successivamente a tale data, aumenteranno sempre di 2 mesi ogni biennio, ma potrebbero variare nel caso in cui si rilevino incrementi o decrementi della speranza di vita diversi da quelli previsti originariamente.

Chi ha diritto al calcolo interamente contributivo del trattamento, ha diritto alla pensione di vecchiaia con soli 5 anni di contributi e senza soglie di accesso, ma con i seguenti requisiti di età:

  • nel triennio 2016-2018, 70 anni e 7 mesi;
  • nel 2019-2020,  71 anni;
  • nel 2021-2022, 71 anni e 3 mesi.

I requisiti continueranno, poi, ad aumentare di 3 mesi ogni biennio, e di 2 mesi ogni biennio dal 2029, salvo variazioni di rilievo nella speranza di vita media.

La pensione di vecchiaia può essere ottenuta anche con 60 anni e 7 mesi di età (55 anni e 7 mesi per le donne) e 20 anni di contributi se si possiede un’invalidità pensionabile pari almeno all’80%. Questa possibilità vale solo per i dipendenti del settore privato. Per i non vedenti il requisito è anticipato di 5 anni. In ogni caso, dalla maturazione dei requisiti alla data di liquidazione della pensione deve trascorrere una finestra di 12 mesi.

Quando andare in pensione anticipata

La pensione anticipata, introdotta a partire dal 2012 dal Decreto Salva-Italia, o Legge Fornero [1], al posto della pensione di anzianità, è un trattamento che può essere raggiunto con un determinato numero di anni di contributi, a prescindere dall’età. Un limite di età esiste per la sola pensione anticipata contributiva (alla quale può accedere a 63 anni di età solo chi è assoggettato al calcolo contributivo della pensione).

Il requisito contributivo previsto per la pensione anticipata ordinaria è più basso per i lavoratori precoci (cioè che possiedono almeno 12 mesi di contributi da lavoro accreditati prima del  19° anno di età) che appartengono a determinate categorie tutelate.

Ma procediamo per ordine e vediamo quali sono, nel 2018, le condizioni previste per accedere alle diverse tipologie di pensione anticipata.

Quando andare in pensione anticipata ordinaria

I requisiti previsti per fruire dell’ordinaria pensione anticipata, nel 2018, sono:

  • 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne;
  • 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini.

Non sono più previste penalizzazioni della pensione legate all’età pensionabile

Quando andare in pensione anticipata contributiva

I requisiti per la pensione anticipata sono diversi, invece, per chi non possiede contributi versati precedentemente al 1996, o per chi effettua il cumulo nella gestione Separata, ossia per i soggetti il cui calcolo dell’assegno è effettuato col solo sistema contributivo; per loro, i requisiti per l’accesso alla pensione anticipata sono:

  • 63 anni e 7 mesi d’età;
  • 20 anni di contributi;
  • pensione superiore all’assegno sociale di almeno 2,8 volte.

I lavoratori assoggettati al calcolo contributivo possono comunque optare per la pensione anticipata ordinaria con 42 anni e 10 mesi di contributi (41 anni e 10 mesi se donne).

Quando andare in pensione anticipata lavoratori precoci

Per i lavoratori precoci appartenenti a determinate categorie tutelate è possibile ottenere la pensione anticipata con soli 41 anni di contributi.

In particolare, per ottenere la pensione anticipata con 41 anni di contributi non è sufficiente essere dei lavoratori precoci, ossia aver versato almeno 12 mesi di contributi da effettivo lavoro prima del 19° anno di età: oltre a questo, è necessario appartenere o alle categorie degli addetti ai lavori usuranti e notturni, come previste dal noto decreto del 2011 [2], o alle categorie beneficiarie dell’Ape sociale: disoccupati, caregiver, invalidi dal 74% e addetti ai lavori faticosi e rischiosi. Dal 2018 a queste categorie si dovrebbero aggiungere gli operai agricoli, i pescatori, i lavoratori marittimi e siderugici.

Gli addetti a lavori usuranti e turni notturni, per aver diritto alla pensione agevolata, devono essere stati adibiti a tali attività per almeno metà della vita lavorativa, o per almeno 7 anni negli ultimi 10; gli addetti a mansioni faticose e rischiose devono risultare occupati in tali mansioni per almeno 6 anni negli ultimi 7.

Quando andare in pensione anticipata con salvacondotto

La pensione anticipata può essere anche ottenuta con la cosiddetta eccezione del salvacondotto per nati sino al 31 dicembre 1952: in questo caso, è possibile andare in pensione se sono stati compiuti 60 anni entro il 31 dicembre 2012, e maturati almeno 35 anni di contributi e la quota 96, entro la stessa data, per gli uomini, o 20 anni di contributi, per le donne (l’agevolazione non è fruibile dai dipendenti pubblici, dai lavoratori agricoli, e dai non occupati al 28 dicembre 2011).

La pensione si ottiene a 64 anni e 7 mesi di età.

Quando andare in pensione di anzianità lavori usuranti

Gli addetti ai lavori usuranti [2] e gli addetti ai turni notturni possono ottenere un particolare tipo di pensione di anzianità se sono stati adibiti a tali mansioni per almeno metà della vita lavorativa, o per almeno 7 anni negli ultimi 10.

Per ottenere la pensione di anzianità, è necessario che il lavoratore addetto a mansioni usuranti maturi i seguenti requisiti:

  • quota pari a 97,6, con:
    • almeno 61 anni e 7 mesi d’età;
    • almeno 35 anni di contributi.

Dalla maturazione dei requisiti alla liquidazione della pensione non è più necessario attendere la cosiddetta finestra, pari a 12 mesi per i dipendenti e a 18 mesi per gli autonomi, perché è stata abolita dalla Legge di bilancio 2017.

Se l’interessato possiede anche contributi da lavoro autonomo, i requisiti sono aumentati di un anno.

Hanno diritto alla pensione d’anzianità anche i lavoratori adibiti a turni notturni, ma le quote sono differenti a seconda del numero di notti lavorate nell’anno: vediamo i requisiti nel dettaglio.

Quando andare in pensione di anzianità addetti ai lavori notturni

Chi ha lavorato per almeno 78 notti l’anno deve possedere, per accedere al pensionamento, i seguenti requisiti, che sono gli stessi validi per tutti gli addetti ai lavori usuranti:

  • quota 97,6, con un minimo di:
  • 61 anni e 7 mesi d’età;
  • 35 anni di contributi.

I requisiti, come già visto in merito agli addetti ai lavori usuranti, sono innalzati di un anno (quota 98,6 e 62 anni e 7 mesi di età) per chi possiede contribuzione mista da lavoro dipendente ed autonomo.

Chi ha lavorato per un numero di notti tra le 72 e le 78 l’anno deve possedere, invece, i seguenti requisiti:

  • quota 98,6, con un minimo di:
  • 62 anni e 7 mesi d’età;
  • 35 anni di contributi.

Se l’interessato possiede anche contributi da lavoro autonomo, la quota è innalzata a 99,6, con un minimo di 63 anni e 7 mesi di età.

Chi ha lavorato per un numero di notti tra le 64 e le 71 l’anno deve possedere i seguenti requisiti:

  • quota 99,6, con un minimo di:
  • 63 anni e 7 mesi d’età;
  • 35 anni di contributi.

Se l’interessato possiede anche contributi da lavoro autonomo, la quota è innalzata a 100,6, con un minimo di 64 anni e 7 mesi di età.

Il lavoratore, in ogni caso, deve aver prestato servizio per almeno 6 ore in ciascuna notte; in caso contrario, il lavoro notturno viene valorizzato se si raggiungono almeno 3 ore di attività notturna svolte per l’intero anno.

Quando andare in pensione con l’Ape

L’Ape, o anticipo pensionistico, è uno strumento che consente di uscire dal lavoro a 63 anni di età, con 20 anni di contributi: grazie a un prestito bancario, si percepisce un assegno sino alla data di compimento del requisito d’età per la pensione di vecchiaia. La restituzione del prestito comporta però delle penalizzazioni sulla pensione. Per approfondimenti: Ape volontario.

L’Ape sociale, come l’Ape volontario,  consente ugualmente consente di uscire dal lavoro a 63 anni di età, ma con 30 o 36 anni di contributi, a seconda della categoria di appartenenza: disoccupati, invalidi, caregivers, addetti ai lavori gravosi. L’assegno è riconosciuto direttamente dallo Stato e non si applicano penalizzazioni sulla pensione.

Per approfondimenti: Ape social.

Quando andare in pensione con la totalizzazione

La totalizzazione consiste nella possibilità di sommare tutti i contributi accreditati in diverse gestioni pensionistiche, per perfezionare i requisiti richiesti per il conseguimento della pensione di vecchiaia, anticipata, di inabilità e indiretta.

Per ottenere la pensione di vecchiaia con la totalizzazione, è necessario possedere:

  • 65 anni e 7 mesi di età (requisito valido attualmente sia per gli uomini che per donne);
  • almeno 20 anni di contributi (complessivamente, tra tutte le casse in cui si possiede contribuzione);
  • gli eventuali ulteriori requisiti, diversi da quelli di età ed anzianità contributiva, previsti dai singoli ordinamenti per l’accesso alla pensione di vecchiaia;
  • aver cessato l’attività lavorativa dipendente (come avviene per la generalità delle pensioni dirette; in seguito, è possibile rioccuparsi).

La pensione di vecchiaia derivante dalla totalizzazione della contribuzione decorre dal primo giorno del 19° mese successivo a quello di raggiungimento dei requisiti.

Per ottenere la pensione di anzianità in totalizzazione sono invece necessari 40 anni di contributi, indipendentemente dall’età.

Il trattamento di anzianità decorre dal 22° mese successivo a quello di raggiungimento dei requisiti.

Quando andare in pensione con il cumulo

Il cumulo dei contributi, istituito nel 2012e poi esteso ad un’ulteriore platea di beneficiari, tra cui i liberi professionisti, dalla legge di Bilancio 2017, consiste nella possibilità di sommare gratuitamente i contributi presenti in casse differenti ai fini del diritto alla pensione di vecchiaia, anticipata (con 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne), d’inabilità e ai superstiti.

A differenza della totalizzazione, non si applica il ricalcolo contributivo della prestazione.

note

[1] D.L. 201/2011.

[2] D.lgs. 67/2011

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