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Lo sai che? Se le piante del vicino offuscano panorama e paesaggio che fare?

Lo sai che? Pubblicato il 29 dicembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 29 dicembre 2017

Se le piante del vicino non rispettano le distanze prescritte dalla legge è possibile intervenire; lo stesso se limitano la visuale, ma non sempre.

Tra vicini si fa presto a litigare: il cane che abbia, il volume della musica troppo alto, i cattivi odori provenienti dalla canna fumaria. Tra i motivi di contenzioso rientra anche l’altezza delle piante. Ogni arbusto, infatti, andrebbe regolarmente potato affinché non copra la visuale del vicino. E allora, se le piante del vicino offuscano panorama e paesaggio, che fare?

Il diritto al panorama

Nell’ordinamento giuridico italiano non esiste un diritto al panorama, cioè un diritto a godere di una visuale dalla propria abitazione. Il codice civile, però, nei cosiddetti rapporti di buon vicinato, disciplina le distanze fra le costruzioni, luci e vedute, nonché quelle tra gli alberi e il confine. Ad esempio, chi vuole piantare alberi presso il confine deve osservare le distanze stabilite dai regolamenti e, in mancanza, dagli usi locali. Se gli uni e gli altri nulla dispongono, devono essere osservate le seguenti distanze dal confine: 1) tre metri per gli alberi di alto fusto; 2) un metro e mezzo per gli alberi di non alto fusto; 3) mezzo metro per le viti, gli arbusti, le siepi vive, le piante da frutto di altezza non maggiore di due metri e mezzo [1]. Ugualmente, il codice dice che il vicino può esigere che si estirpino gli alberi e le siepi che sono piantati o nascono a distanza minore di quelle indicate [2]. Nel caso di condominio, invece, generalmente la normativa applicabile è quella fissata nel regolamento condominiale stesso.

Le norme del codice civile, quindi, possono essere prese a modello nel caso di piante del vicino che offuscano panorama e paesaggio.

Piante del vicino offuscano panorama e paesaggio: che fare?

Nell’ipotesi di violazione delle disposizioni sulle distanze, il proprietario del fondo potrà intimare al vicino di recidere gli arbusti e, in caso questi non provveda, potrà avviare un’azione presso il tribunale chiedendo e ottenendo che gli alberi o le piante vengano estirpati o potati.

Al contrario, se gli arbusti sono stati piantati a distanza regolare, il loro sradicamento o la loro potatura potranno essere richiesti solo in presenza di un diritto di servitù di panorama. Secondo la Corte di Cassazione, la servitù di panorama consiste nel diritto di un fondo (cosiddetto dominante) a godere di una particolare visuale che ne accresca la bellezza; questo diritto si esercita a discapito di un altro fondo (cosiddetto servente) che è tenuto a garantire il diritto del primo [3].

Ebbene, se quindi il titolare del fondo servente pianta alberi o non provvede a potarli adeguatamente, impedendo od ostacolando la visuale al proprietario di quello dominante, quest’ultimo potrà chiedere al giudice competente una sentenza che imponga al vicino la cimatura delle piante in base, appunto, al diritto di servitù di panorama.

Come si costituisce il diritto al panorama e al paesaggio?

Abbiamo detto che la giurisprudenza prevalente riconosce l’esistenza di una servitù di panorama, intesa come diritto allo scenario che si può godere dal proprio fondo impedendo ad altri soggetti di frapporre ostacoli sopraelevando costruzioni o facendo crescere piante. Ma come nasce il diritto al panorama e al paesaggio?

Questo diritto, per poter essere riconosciuto, deve costituirsi attraverso contratto scritto fra le parti. Secondo la giurisprudenza di merito, poiché si tratta di un diritto che conferisce al suo titolare la facoltà di vietare al proprietario del fondo servente un particolare e determinato uso del fondo stesso, può essere costituito solo in virtù di un atto di autonomia privata, sia esso contratto o testamento, e come tale soggetto all’obbligo della forma scritta a pena di nullità e della trascrizione nei registri immobiliari per poter essere opponibile ad eventuali terzi acquirenti del fondo servente [4].

note

[1] Art. 892 cod. civ.

[2] Art. 894 cod. civ.

[3] Cass., sent. n. 2973/12.

[4] Trib. Bologna, 18.03.2013.

Autore immagine: Pixabay.com


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