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Morte durante la causa di separazione o divorzio

12 novembre 2017


Morte durante la causa di separazione o divorzio

> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 novembre 2017



La morte di uno dei due coniugi determina la cessazione della materia del contendere e l’estinzione del giudizio: eredi a bocca asciutta.

Immaginiamo che una coppia si stia separando o sia in corso il giudizio di divorzio. La moglie ha presentato il ricorso in tribunale per ottenere dall’ex marito il versamento di un assegno mensile a titolo di mantenimento poiché quest’ultimo non vuole riconoscerglielo con “le buone”. Senonché, nel corso del giudizio, lui muore; lascia, titolari dei suoi beni, gli eredi. Lei però vorrebbe proseguire il giudizio per vedersi riconosciuta la “rendita”. Cosa succede in caso di morte durante la causa di separazione o divorzio? La risposta è stata data da una recente ordinanza della Cassazione [1].

Il codice di procedura civile stabilisce che, quando una delle due parti in causa muore prima che il giudizio termini, il processo si interrompe [2]. Per consentire la prosecuzione, detto giudizio deve essere riassunto da parte (o nei confronti) degli eredi. Ad esempio, se muore l’attore, saranno i suoi eredi (interessati a mandare avanti la causa) a notificare l’atto di riassunzione nei confronti del convenuto; se invece muore il convenuto, l’attore deve notificare agli eredi di quest’ultimo l’atto di riassunzione del giudizio. Secondo però la Cassazione, la morte di uno dei due coniugi durante la causa di separazione o quella di divorzio determina la cosiddetta «cessazione della materia del contendere»: in altre parole non c’è più ragione di portare avanti la lite. Cessa quindi ogni interesse ad ottenere la dichiarazione:

  • di cessazione del matrimonio (è già la morte, infatti, a determinarne l’estinzione);
  • del diritto all’assegno di mantenimento: l’ex moglie rimane pertanto a bocca asciutta e non può più ottenere alcuna somma mensile.

Detta così sembrerebbe un grosso pregiudizio per la donna. Ma non è vero. Difatti, con la morte dell’ex marito prima della separazione o del divorzio, l’ex moglie è ancora sua erede poiché solo il divorzio avvenuto (ossia il deposito della sentenza) fa perdere tutti i diritti successori. Ciò significa che se il marito muore in corso di causa – a prescindere se prima della separazione o prima del divorzio – la moglie è comunque sua erede e concorre insieme ai figli (se ve ne sono) alla divisione del suo patrimonio.

Certo, se l’ex marito ha accumulato numerosi debiti e il rischio che i creditori possano aggredire gli eredi è elevato, al coniuge superstite non converrà accettare l’eredità, fermo restando che comunque non avrà diritto all’assegno di mantenimento. Potrà tutt’al più rivendicare la pensione di reversibilità che spetta anche in caso di rifiuto dell’eredità.

La regola secondo cui l’ex coniuge è erede dell’altro in caso di morte prima del divorzio trova un’unica eccezione nel caso di separazione con addebito. Se l’ex moglie ha ottenuto l’addebito nel corso della separazione (perché è stata dichiarata dal giudice della separazione responsabile della rottura del matrimonio), non avrebbe alcuna parte di eredità alla morte dell’ex marito.

note

[1] Cass. ord. n. 26489/17 dell’8.11.2017.

[2] Art. 299 cod. proc. civ.

Autore immagine: 123rf com

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 1, ordinanza 28 settembre – 8 novembre 2017, n. 26489
Presidente Di Virgilio – Relatore Lamorgese

Fatti di causa

La Corte d’appello di Napoli, con sentenza del 4 febbraio 2016, ha accolto parzialmente il gravame di C.C.G. avverso la sentenza di primo grado che aveva rigettato le sue domande di attribuzione di un assegno divorzile, nonché di una quota del TFR e del risarcimento dei danni nei confronti dell’ex coniuge Ol.Al. , con il quale la C. aveva contratto matrimonio il (omissis) , sciolto con sentenza parziale del 3 marzo 2011; la Corte ha quindi attribuito alla C. un assegno divorzile di Euro 1.000,00 ed ha rigettato le altre domande.
L’Ol. era deceduto nel corso del giudizio di appello, nel quale, aderendo alle sue difese, si erano costituiti S.M.T. , quale coniuge superstite, e i suoi figli ed eredi O.A. , O.C. e O.S. ; si era costituito anche O.N.A. , nato dall’unione della C. con l’Ol. , aderendo alle domande della C. .
S.M.T. , O.A. , O.C. e O.S. hanno proposto ricorso per cassazione, affidato a cinque motivi; C.C.G. e O.N.A. hanno resistito con controricorso. Le parti hanno presentato memorie.

Ragioni della decisione

I ricorrenti hanno denunciato, con i primi tre motivi, violazione di norme di diritto e vizi motivazionali in ordine all’an e, nei restanti motivi, in ordine al quantum debeatur dell’assegno divorzile.
L’esame dei suddetti motivi è tuttavia precluso dal rilievo pregiudiziale del decesso di Ol. nel corso del giudizio di appello.
Trova infatti applicazione la condivisibile giurisprudenza secondo la quale la morte di uno dei coniugi, sopravvenuta in pendenza del giudizio di separazione personale o di divorzio, anche nella fase di legittimità, comporta la declaratoria di cessazione della materia del contendere, con riferimento al rapporto di coniugio ed a tutti i profili economici connessi; l’evento della morte ha l’effetto di travolgere ogni pronuncia in precedenza emessa e non ancora passata in giudicato (Cass. n. 18130 del 26 luglio 2013, n. 9689 del 27 aprile 2006; n. 27556 del 20 novembre 2008; cfr. anche Cass. n. 661 del 29 gennaio 1980; n. 1757 del 18 marzo 1982, n. 740 del 3 febbraio 1990, n. 2944 del 4 aprile 1997).
Pertanto, giudicando sul ricorso, la sentenza impugnata è cassata.
Le spese dell’intero giudizio devono essere compensate, in considerazione dell’esito dello stesso.

P.Q.M.

La Corte cassa la sentenza impugnata e compensa le spese dell’intero giudizio.
In caso di diffusione del presente provvedimento, omettere le generalità e gli altri dati identificativi.

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