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Inps: chi ha diritto all’accompagnamento

29 dicembre 2017 | Autore:


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Lo stato riconosce un’indennità di accompagnamento ai cittadini che hanno bisogno di aiuto, perché invalidi o incapaci di autonomia di movimento: a chi spetta?

Si sa, non sempre nella vita si riesce a mantenere quel grado di autonomia che ci consente di poterci gestire da soli in tutti gli aspetti della nostra quotidianità. Magari così fosse, ma sono tanti i cittadini che si ritrovano colpiti da malattie degenerative, condizioni di menomazione fisica o mentale. O ancora peggio queste condizioni di difficoltà sono congenite, cioè presenti fin dalla nascita. E il disagio è tale da non consentire loro il normale svolgimento delle funzioni quotidiane. Hanno quindi bisogno di una persona terza, che li aiuti e accompagni costantemente. Qualora ci ritrovassimo in una di queste condizioni o avessimo un familiare o un parente in questa situazione, possiamo rivolgerci allo Stato, pronto a tutelare in questi casi il cittadino invalido con un apposito contributo statale, per consentirgli di avere al suo fianco un accompagnatore quotidiano: l’indennità di accompagnamento. Vediamo di cosa si tratta e chi può averne diritto.

Indennità di accompagnamento: cos’è

La salute è un diritto, così come è sacrosanto diritto del cittadino essere aiutato dallo Stato qualora si trovi in una condizione di disagio fisico e mentale. Per questo è nata l’indennità di accompagnamento [1]: un sostegno economico che lo Stato garantisce ai cittadini invalidi, incapaci di essere autonomi, cioè di muoversi, deambulare e portare a termine i normali atti di vita quotidiana, senza l’aiuto di un accompagnatore.

Una persona che vive questa condizione non riesce a camminare, vestirsi, prepararsi da mangiare, lavarsi. Ogni normale gesto che compiamo ogni giorno per un invalido è impossibile, per questo è indispensabile essere accompagnato da qualcuno. E per questo lo Stato si attiva dando un contributo economico, a seconda del grado di invalidità della persona.

La condizione di invalidità deve essere permanente – alcune eccezioni a parte – e prevede condizioni ben precise.

Indennità di accompagnamento: chi ne ha diritto

            Per accedere all’assegno di accompagnamento si devono possedere determinati requisiti e se ne devono escludere altri. Innanzitutto possono accedere alla domanda gli invalidi civili totali, cioè che abbiano ottenuto un’invalidità totale e permanente pari al 100 per cento e che si trovino in una di queste due condizioni:

  • Impossibilità di muoversi senza l’aiuto permanente di un accompagnatore
  • Inabilità a compiere atti quotidiani senza l’aiuto di un’assistenza continua

Si devono inoltre avere questi specifici requisiti:

  • Essere cittadini italiani
  • Cittadini stranieri comunitari residenti in Italia (cittadini Ue)
  • Cittadini extracomunitari con permesso di soggiorno Ce soggiornanti di lungo periodo (requisito dichiarato illegittimo dalla Corte costituzionale, che ha stabilito come basti essere regolari e avere i requisiti sanitari necessari) [2]
  • Essere residenti in Italia

Non sempre malattie e disagi psichici e fisici sono legati all’età. Possono capitare anche a bambini e giovani. Per questo motivo l’indennità di accompagnamento non è legata ad alcun requisito di età: si può chiedere e ottenere indipendentemente dall’età (non sono previsti limiti minimi e massimi di età), dal reddito e dalla composizione del nucleo familiare.

  • Per minorenni e dai 65 anni in su: è sufficiente dichiarare durante la visita medica di avere persistenti difficoltà a svolgere i normali compiti quotidiani.

Inoltre ora i minorenni che oggi godono dell’indennità di accompagnamento non sono più tenuti a ripresentare la domanda al compimento della maggiore età per continuare a beneficiare della prestazione economica [3].

Possono ottenere l’accompagnamento anche:

  • I ciechi assoluti
  • Persone affette da Alzheimer, sindrome di Down, epilessia
  • Persone autonome fisicamente ma con gravi patologie mentali, incapaci di rendersi conto della portata dei loro atti.

Indennità di accompagnamento: chi non ne ha diritto

Vediamo invece chi non ha diritto a ricevere l’indennità.

  • Non si può invece ottenere alcun assegno di accompagnamento quando si è ricoverati in una struttura pubblica o comunque in un istituto dove sia lo Stato a pagare la retta di degenza. Questo perché si da per assodato che, essendo ricoverati, c’è qualcuno che aiuta e si prende cura della persona malata: lo Stato appunto.

Anche qui però c’è l’eccezione, stabilita sempre dalla Cassazione [4], un po’ più fedele forse alla realtà dei fatti. In sostanza il ricovero in un ospedale pubblico non sempre esclude la possibilità di ottenere l’indennità di accompagnamento. Il contributo infatti può essere ottenuto e mantenuto quando si riesce a dimostrare che le attrezzature di questa struttura e le prestazioni offerte non sono sufficienti a garantire aiuto e a coprire i bisogni e l’assistenza di cui il paziente necessita.

In pratica, se non vi danno l’indennità, ma l’ospedale in cui siete ricoverati non vi garantisce l’assistenza di cui avete bisogno, potete fare ricorso.

  • Non si percepisce inoltre l’indennità quando si è invalidi per cause di servizio: cioè invalidi di guerra o di lavoro.
  • L’accompagnamento non è compatibile con altre indennità che hanno finalità simili all’assistenza continuativa (esempio l’assegno Inail per infortuni professionali) o contributi simili stabiliti dalle Regioni.

Accompagnamento: spetta ai malati oncologici?

Come ribadito, la condizione di invalidità deve essere permanente per accedere all’indennità di accompagnamento. Con un’eccezione però: i pazienti oncologici. Chi si trova a dover effettuare i cicli di cura chemio o radioterapica, spesso perde la capacità di muoversi in autonomia, è troppo debole per svolgere le normali funzione quotidiane. Capita che lo sia solo temporaneamente e che poi, una volta fatte le cure, possa tornare alla normale vita quotidiana.

Bene, questi pazienti possono ottenere un’indennità di accompagnamento temporanea (così come per altre cure sanitarie particolarmente invalidanti), a causa degli effetti invalidanti degli alti dosaggi di cura. Contributo che sarà poi tolto una volta cessato il bisogno.

In questo caso si possono riconoscere tre percentuali di invalidità civile:

  • 11 per cento per neoplasie a prognosi favorevole con modesta compromissione funzionale
  • 70 per cento per neoplasie a prognosi favorevole con grave compromissione funzionale
  • 100 per cento nei casi di gravi neoplasie senza possibilità di guarigione

Non è comunque un riconoscimento automatico, almeno stando al parere della Cassazione [5] , ma si deve valutare caso per caso nel momento in cui si fa la domanda.

Accompagnamento: quanto spetta di indennità?

Avete fatto la visita dal medico di base, vi ha rilasciato il certificato e avete proceduto con la domanda all’Inps. La domanda vi è stata accettata.

Bene, una volta ottenuta, l’indennità viene corrisposta per 12 mesi a partire dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda. L’importo che vi verrà dato sarà di 515,43 euro.

note

[1] Legge n. 18 del dell’11 febbraio 1980

[2] C. cost. sentenza n. 40 del 15 marzo 2013

[3] Legge n. 114 dell’11 agosto 2014

[4] Cass. civ. sentenza n. 2270 del 2 febbraio 2007

[5] Cass. civ sentenza n. 25569 del 22 ottobre 2008

Autore immagine: Pixabay 

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