Diritto e Fisco | Articoli

Cococo e cocopro, si possono ancora assumere?

23 Dicembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 Dicembre 2017



Collaborazioni coordinate e continuative e collaborazioni a progetto: in quali casi è possibile assumere col lavoro parasubordinato?

Il contratto di lavoro parasubordinato, o contratto di collaborazione coordinata e continuativa (co.co.co.), presenta sia delle caratteristiche proprie del lavoro autonomo che del lavoro subordinato. In particolare, a differenza del lavoratore dipendente, il co.co.co. si impegna al raggiungimento di un determinato risultato finale a favore del committente, ma, a differenza del lavoro autonomo, deve svolgere l’attività in modo coordinato, cioè in funzione delle finalità e delle necessità organizzative del committente, che può fornire direttive al collaboratore nei limiti della sua autonomia professionale.

Nel tempo, oltre alla co.co.co., è sorta un’ulteriore fattispecie di lavoro parasubordinato: parliamo del contratto di collaborazione a progetto, il co.co.pro (nel contratto a progetto il rapporto di lavoro è ricondotto a uno o più progetti specifici, o programmi di lavoro, o fasi di esso, determinati dal committente e gestiti autonomamente dal collaboratore).

Quando si può ancora attivare il contratto a progetto

Il Testo unico dei contratti di lavoro [1], attuativo del Jobs Act, ha modificato profondamente il lavoro parasubordinato: la nuova normativa ha “lasciato in piedi” le “semplici” co.co.co., cioè le collaborazioni coordinate e continuative per le quali non è previsto un progetto. È stato invece abolito il contratto a progetto, anche se restano ancora valide le collaborazioni a progetto stipulate prima dell’entrata in vigore del Testo Unico. Restano inoltre valide le collaborazioni a progetto nei seguenti casi:

  • collaborazioni regolamentate da accordi collettivi stipulati dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale, che prevedono discipline specifiche relative al trattamento economico e normativo, secondo le particolari esigenze produttive ed organizzative del settore;
  • collaborazioni con professionisti iscritti agli ordini;
  • collaborazioni con componenti degli organi di amministrazione e controllo delle società e con partecipanti a collegi e commissioni.

Requisiti co.co.co. autentica

I “semplici” contratti di collaborazione coordinata e continuativa [2], come anticipato, restano pienamente validi, ma si devono rispettare specifici requisiti affinché la collaborazione risulti “genuina” e non sia riconducibile al lavoro subordinato.

In particolare, il Jobs Act del lavoro autonomo definisce la collaborazione autentica quando, nel rispetto delle modalità di coordinamento stabilite di comune accordo dalle parti, il collaboratore organizza autonomamente l’attività lavorativa.

In pratica, se è il lavoratore ad organizzare in modo autonomo la propria attività, senza subire imposizioni dal committente, la cococo (collaborazione coordinata e continuativa) è considerata autentica e non deve essere ricondotta al lavoro subordinato.

La condizione di co.co.co. autentica o genuina è stata poi definita in modo più specifico da un’importante circolare del Ministero del Lavoro [3], che spiega quali sono i casi in cui le collaborazioni sono ricondotte al lavoro subordinato ed in che modalità e misura avviene la conversione del contratto.

In primo luogo, il Ministero ha chiarito che la collaborazione è non genuina, ossia è riconducibile al lavoro subordinato, quando:

  • la prestazione di lavoro è esclusivamente continuativa e personale, cioè non è effettuata con l’aiuto di altri soggetti e non è occasionale;
  • le modalità di esecuzione sono organizzate dal committente, anche con riferimento ai tempi e ai luoghi di lavoro (etero-organizzazione).

In pratica, perché la collaborazione possa essere ricondotta al lavoro subordinato basta che il lavoratore sia tenuto ad osservare determinati orari, o sia tenuto a prestare la propria attività presso una sede individuata dallo stesso committente, se la prestazione è esclusivamente personale e continuativa. Le collaborazioni che non presentano queste caratteristiche, invece, sono considerate autentiche, in quanto presentano un certo grado di autonomia.

Per chi non vale la presunzione di subordinazione

Bisogna specificare, in ogni caso, che esistono delle ipotesi di collaborazione escluse dalla presunzione di subordinazione:

  • le collaborazioni regolamentate, dal punto di vista economico e normativo, dai contratti collettivi (stipulati da associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale), finalizzati a particolari esigenze produttive ed organizzative di settore;
  • le collaborazioni svolte da professionisti iscritti ad albi o ordini, prestate nell’esercizio della professione per la quale è richiesta l’iscrizione (ad esempio, una collaborazione nell’ambito della consulenza legale per un avvocato);
  • le collaborazioni effettuate da amministratori e sindaci di società, e da partecipanti a collegi e commissioni;
  • le collaborazioni prestate in favore di associazioni e società sportive dilettantistiche affiliate al C.O.N.I.

Certificazione del contratto

Un’altra modalità per “salvare” la collaborazione, al di fuori di queste ipotesi, consiste nella certificazione del contratto.

Il contratto di collaborazione, difatti, può essere verificato presso un’apposita commissione di certificazione: tuttavia, pur in presenza della certificazione (che deve essere sottoscritta da datore di lavoro e lavoratore), o in presenza di una delle fattispecie per le quali la presunzione di subordinazione è esclusa, la co.co.co. è assimilata al lavoro subordinato, se, nel concreto, l’attività è svolta in maniera esclusivamente personale, continuativa, e con modalità, tempo e sede di lavoro decisi dal committente oppure, ancora, nel caso in cui il lavoratore non sia organizzato autonomamente.

Adempimenti co.co.co. e co.co.pro.

In base a quanto esposto, perché possa essere validamente sottoscritto un contratto di collaborazione coordinata e continuativa è necessario che ci sia una reale autonomia nello svolgimento dell’attività: quel che rileva, a tal proposito, sono le concrete modalità di svolgimento del lavoro, mentre non rileva l’ammontare dei compensi pattuiti.

Perché invece si possa concludere un contratto a progetto, oltre al rispetto, nel concreto, delle condizioni appena esposte per le co.co.co., è necessario che questa possibilità sia prevista dagli accordi sindacali, oppure che il collaboratore sia un professionista iscritto a un ordine, oppure che sia il componente di un organo di amministrazione e controllo delle società, o un partecipante a collegi e commissioni.

In ogni caso, sia che si tratti di co.co.co. che di co.co.pro, l’avvio della collaborazione deve essere comunicato ai servizi per l’impiego del proprio territorio, attraverso la comunicazione obbligatoria Co Unilav: la comunicazione ha effetto nei confronti di tutti gli enti competenti (Inps, Inail, Ispettorato del lavoro…).

Il collaboratore deve essere poi iscritto alla Gestione Separata dell’Inps, e sui compensi ricevuti si dovranno pagare i contributi previdenziali corrispondenti all’aliquota del 33,23%: un terzo dei contributi sono a carico del lavoratore e due terzi a carico del committente.

Sull’imponibile fiscale (imponibile previdenziale meno contributi) deve poi essere applicata la tassazione, nella stessa misura valida per la generalità dei lavoratori dipendenti: in particolare, spettano le stesse detrazioni per reddito da lavoro dipendente anche ai parasubordinati, in quanto il reddito derivante dai contratti di co.co.co.e co.co.pro. è assimilato al reddito di lavoro dipendente dal punto di vista fiscale.

note

[1] D.lgs. 81/2015.

[2] Art.409 c.p.c.

[3] Mlps, Circ. n. 3/2016.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI