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Come difendere la pensione e trasferirsi all’estero

14 novembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 novembre 2017



Trasferirsi a Panama o in Portogallo elimina le tasse dalla pensione. Poi la vita costa meno. E le agevolazioni sono tante.

Da qualche anno è scattato un silenzioso ma imponente esodo oltre frontiera dei pensionati italiani che nel nostro Paese stenterebbero ad arrivare a fine mese in altri paesi (vuoi per un cambio favorevole o per costi differenti dall’Italia) sono in grado di permettersi una villetta con piscina.

Ebbene, dopo il fenomeno dei cervelli in fuga ora anche quello dei pensionati in fuga?

I pensionati sono un universo ampio ed eterogeneo. La linea di demarcazione più facile da tracciare riguarda l’entità degli assegni che ricevono. Secondo i dati elaborati su base Istat il 27% incassa mensilmente meno di 500 euro, circa il 42% sta tra i 500 e i 1.000 euro, il 27% tra i 1.000 e i 2.000 euro e il 4% supera i 3.000 euro. È questo il contesto dal quale è nato un caso che potremmo definire di “emigrazione previdenziale”. Ma non lo chiamerei “fenomeno”. Quello dei pensionati in fuga rappresenta una realtà consolidata da tempo. E con numeri che raddoppiano anno su anno.

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Di moda il Portogallo

Dove vanno?

Romania o Bulgaria sono i Bengodi low-cost; nazioni molto vantaggiose ma pur sempre più vicine allo stile di vita occidentale. L’ultima moda è il Portogallo: un affitto costa 400 euro, con 5 euro si va al cinema e con 10 si mangia in un ristorante.

Per chi va fuori dall’Europa?

Molti sono partiti per la Tunisia o le Canarie, dove vivono 20 mila italiani. Chi ha una capacità di spesa maggiore sceglie mete come il Kenya, il Brasile, i paesi sudamericani in genere e molte realtà emergenti dell’estremo oriente. Chi cerca anche un po’ di avventura va in Thailandia, Filippine, Marocco, Capo Verde, Repubblica Domenicana. 

Quanti sono?

Per l’Istat il fenomeno riguarda circa 473 mila pensionati over 60. Gli ultimi dati ufficiali dell’Inps parlano di 400 mila pensioni pagate verso 160 nazioni diverse dall’Italia. Un assegno, calcola sempre l’Inps, di 1,3 miliardi di euro l’anno. E l’incremento dei flussi, dal 2012, è del 100% su base annua.

 

Ma è vera la voce che trasferirsi all’estero, da pensionati, permetta di ricevere la pensione senza dover pagare le imposte che vengono applicate in Italia?

Sì, grazie a degli accordi bilaterali è possibile pagare le imposte solo nello Stato dove si va a vivere. In pratica basta scorrere l’elenco delle nazioni che hanno sottoscritto un accordo bilaterale con il nostro governo per evitare la doppia tassazione. In queste convenzioni viene chiarito in modo inequivocabile in quale dei due paesi il pensionato deve pagare le imposte sulla pensione percepita. Dove non viene applicata la tassazione del nostro paese, la pressione fiscale sulla pensione è nettamente inferiore, al massimo la metà di quella italiana.

La regola dei 183 giorni 

Ma è tutto legale?

Basta vivere 183 giorni l’anno nell’altro paese, assumere lo status di “residente non abituale”, e il gioco è fatto. il Portogallo, per esempio, è diventato l’Eldorado degli ultrasessantenni da quando, nel 2013, ha stabilito per legge che la pensione dei neo residenti, per i primi dieci anni, come in un paradiso offshore, si incassa senza pagare un euro di tasse. L’Inps l’accredita lorda, come previsto dagli accordi bilaterali, e l’erario locale non effettua alcun prelievo. Ci guadagna Lisbona (50mila aderenti al programma portano 2 miliardi di Pil l’anno, dice Deloitte) ed è felice il diretto interessato (1.000 euro netti di pensione tricolore possono lievitare a 1.300 sulle rive dell’Atlantico). Una scelta che interessa tutte le classi sociali e non solo i meno abbienti. Perché in proporzione più pesante è l’assegno pensionistico maggiore sarà l’importo non tassato e quindi il vantaggio fiscale.

 

I requisiti per prendere la residenza sono restrittivi?

Ogni paese ha i suoi, ma generalmente no. Qualche esempio. Basta percepire una pensione di 1.150 euro per ottenere la residenza in 45 giorni ed un’esenzione del 50% su imposte immobiliari e tasse automobilistiche nella Repubblica Domenicana. In Costa Rica bastano poco più di 700 euro al mese. Dopo aver effettuato un deposito di 800 euro e un’attesa di 30/60 giorni si può usufruire delle agevolazioni fiscali, come pensione esentasse e sconti su beni e servizi. In Brasile la soglia minima per prendere il domicilio è un po’ più alta: circa 2.300 euro mensili. Per ottenere il visto a Bangkok e Phuket, le due principali città della Thailandia, basta dimostrare di avere un’entrata fissa mensile di 1.500 euro o un conto in banca con 20 mila euro. Per l’Indonesia, superata la soglia dei 55 anni, basta dichiarare di non voler lavorare e di essere in possesso di un’assicurazione sanitaria. Per ottenere la residenza in Kenya, invece, oltre a percepire una pensione, occorre possedere una casa di proprietà o in affitto. Alle Canarie, per ricevere le agevolazioni fiscali, basta dimostrare di risiedervi da almeno 183 giorni. In Tunisia per ottenere il visto definitivo bisogna avere un reddito in grado di permettere una vita dignitosa. Ultimo esempio Panama, dove la soglia minima di pensione richiesta è di 770 euro mensili e i costi per richiedere il visto si aggirano sui 1.150 euro con un tempo di attesa compreso tra i 30 e i 60 giorni. Tante le agevolazioni offerte, tra le quali pensione esentasse, sconti del 50% su beni e servizi di ogni tipo, sconti del 25% su bollette elettriche e telefoniche e altro ancora.

 

E le procedure per trasferire la pensione?

Ovviamente vanno seguiti attentamente dei passaggi legati ad aspetti burocratici. Bisogna presentare all’Inps domanda di Esenzione dall’Imposizione Italiana sulle Pensioni. Si può usare il proprio pin dispositivo personale o andare in un Caf. L’Inps si occupa di trasferire la pensione all’Ufficio Pensioni Estero della Nazione dove si va ad abitare con regolare residenza. Sul portale dell’Agenzia delle Entrate vanno scaricati i documenti che si riferiscono alla Dichiarazione dei Redditi dei Residenti all’Estero. Qui si apprendono i requisiti del “non residente” per avere diritto alla tassazione solo nel Paese di trasferimento. Non sono procedure lunghe o complesse, bisogna solo prestare attenzione (o farsi aiutare da un professionista).

Niente da fare per gli statali

 Può avere gli stessi benefici anche chi percepisce l’assegno sociale?

No, chi decide di trasferirsi all’estero non può più ricevere l’assegno sociale ma riceverà la sua pensione lavorativa, anche se inferiore alla cosiddetta “minima”. 

Qualcun altro escluso?

A differenza dei pensionati privati, e ad accezione di pochissimi paesi (come la Tunisia), la possibilità di ottenere una tassazione della pensione esclusivamente nello stato estero di residenza, non vale per i pensionati che sono stati dipendenti della Pubblica Amministrazione (ex Inpdap). Insomma, uno statale, parastatale, militare, finanziere, dipendente degli Enti Locali (Comuni, Provincie, Regioni), un vigile del fuoco, poliziotto o forestale non ha diritto alla defiscalizzazione della pensione se risiede all’estero.

Ma in definitiva non è un mezzo furto alle casse dello Stato?

L’Inps, come prevedibile, non apprezza. Il presidente Tito Boeri, uomo che di numeri ne mastica, già da tempo ha lanciato l’allarme. Io la vedo così: se l’assegno pensionistico fosse frutto dei propri versamenti, e quindi calcolato con il sistema contributivo, le direi assolutamente no, non è un furto. Le tasse, poche o tante che siano, è giusto pagarle nel paese dove si vive e si utilizzano i servizi. Ma visto che l’assegno dei nonni d’oggi è ancora calcolato con il sistema retributivo, e mantenuto dai versamenti degli attuali lavoratori, le dico di sì, è un mezzo furto. In pratica il nostro Paese opera un trasferimento “non meritato” senza avere neanche un ritorno economico sotto forma di consumi (e quindi posti di lavoro).

 E delle correzioni non sono possibili?

Basterebbe che, per chi vive all’estero, fosse erogato un assegno mensile calcolato solo sui contributi versati. Ma temo che non possa essere una strada percorribile. I soliti diritti acquisiti: l’Inps verrebbe sommersa di cause e difficilmente ne caverebbe le gambe. E intanto un sondaggio fatto dalla Reale Mutua dice circa il 64% dei pensionati è pronto a lasciare l’Italia.


In sintesi possiamo dire che:

  • Per un pensionato trasferirsi in certi paesi stranieri conviene: si prende la pensiona intera, senza le trattenute
  • I paesi più ricercati sono la Romania e la Bulgaria. Adesso va forte il Portogallo. Forse il più conveniente è Panama.
  • L’Inps paga all’estero 400 mila pensioni, per un importo di 1,3 miliardi di euro l’anno.
  • Molti percependo una pensione calcolata col retributivo, non è azzardato sostenere che l’andata all’estero costituisce un mezzo furto.


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1 Commento

  1. Con gli ultimi 4 governi si è arrivati a tutto questo, guarda caso proprio dal 2013 è iniziata la fuga dei cervelli per trovare lavoro!!!! i pensionati per poter vivere dignitosamente!!!! Chissà come mai!!!!!! Visto lo schifo che sta avvenendo in Italia è meglio andarsene!!!!! Premetto che anche il bollo auto (illegittimo) nei paesi esteri non si paga!!!!!!

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