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Lo sai che? Lavoratore pensionato, com’è tassato?

Lo sai che? Pubblicato il 13 novembre 2017

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Il lavoratore dipendente che percepisce una pensione a quali trattenute va incontro?

Sei pensionato ma vorresti continuare a lavorare? Puoi farlo senza problemi: dal 2008 [1], infatti, i limiti di cumulo tra lavoro e pensioni dirette (di vecchiaia, di anzianità, anticipata) sono stati aboliti. Restano ancora, invece, alcuni limiti relativi alle pensioni di reversibilità, invalidità e inabilità: in questi casi, chi lavora subisce delle riduzioni, in misura differente a seconda del trattamento percepito. Per approfondire: Limiti di cumulo lavoro pensione.

Ad ogni modo, a prescindere dal fatto che la tua pensione possa essere percepita per intero, oppure sia ridotta, su di essa va applicata la tassazione, in quanto il reddito di pensione è assoggettato all’Irpef, l’imposta sul reddito delle persone fisiche.

Vediamo dunque come viene tassato il lavoratore che oltre al reddito di lavoro percepisce un reddito di pensione.

Reddito complessivo

Innanzitutto, per calcolare correttamente l’Irpef è necessario conoscere prima il reddito imponibile, cioè il reddito su cui applicare l’imposta.

I redditi assoggettati ad imposizione sono di vario tipo: ci sono i redditi fondiari, che derivano dagli immobili (redditi di terreni e di fabbricati), i redditi di capitale, i redditi d’impresa, i redditi di lavoro dipendente, autonomo e di pensione, e i redditi diversi.

Nel caso in cui l’interessato possieda solo un reddito derivante dalla pensione, assieme al reddito derivante dall’attività di lavoro dipendente, i due redditi devono essere sommati per ottenere l’ammontare da sottoporre a tassazione.

Per quanto riguarda il reddito di lavoro dipendente, però, si devono sottrarre i contributi previdenziali trattenuti ed alcune somme non imponibili, come l’indennità di trasferta; nella dichiarazione dei redditi (modello Rediti o 730) devono poi essere indicate le imposte già trattenute in busta paga. Lo stesso vale per le imposte già trattenute nel cedolino di pensione. In ogni caso, considerando che i redditi di lavoro dipendente e di pensione corrisposti nell’anno sono certificati in un apposito documento, la Cu (certificazione unica), è sufficiente riportare nella dichiarazione dei redditi quanto descritto nelle certificazioni.

Imposta dovuta

Una volta determinato il reddito complessivo, sommando il reddito di lavoro e di pensione (salvo la presenza di ulteriori redditi assoggettabili ad Irpef), si calcola l’imposta dovuta applicando delle percentuali, le aliquote.

Ricordiamo che l’Irpef è un’imposta che prevede l’applicazione di aliquote crescenti per scaglioni di reddito.

Nel dettaglio:

  • se il reddito complessivo va da zero a 15mila euro, si applica l’aliquota del 23%;
  • nello scaglione di reddito tra 15.001 e 28mila euro, si applica l’aliquota del 27%;
  • nello scaglione di reddito tra 28.001 e 55mila euro, si applica l’aliquota del 38%;
  • nello scaglione di reddito tra 55.001 e 75 mila euro si applica l’aliquota del 41%;
  • nello scaglione di reddito che va dai 75.001 in su, si applica l’aliquota del 43%.

L’imposta deve essere poi ridotta dalle detrazioni spettanti: per reddito di lavoro dipendente, di lavoro autonomo o di pensione, per familiari a carico, etc.

Il pensionato lavoratore non può beneficiare contemporaneamente delle detrazioni per reddito di lavoro dipendente o di pensione per i periodi coincidenti, quindi deve scegliere una sola detrazione da fruire.

Detrazioni per reddito di pensione

La detrazione è un importo che viene tolto dalle imposte dovute (a differenza della deduzione, che consiste in un importo da sottrarre dal reddito), cioè, in parole semplici, dalle tasse da pagare in sede di dichiarazione dei redditi: può spettare in relazione al sostenimento di determinate spese, come l’acquisto di medicinali, oppure in relazione al reddito posseduto, come la detrazione per redditi di lavoro dipendente o di pensione.

Le detrazioni per il possesso di redditi di pensione, dall’anno d’imposta 2017 in poi, sono pari a:

  • per reddito complessivo non superiore a 8mila euro: 1.880 euro;
  • per reddito complessivo compreso tra 8mila e 15mila euro si deve applicare la seguente formula: 1297 + [583 × (15mila – reddito complessivo) / 7mila];
  • per reddito complessivo compreso tra 15 mila e 55 mila euro si deve applicare la seguente formula: 1.297 × [(55 mila – reddito complessivo) / 40 mila].

Nessuna detrazione è dovuta sopra i 55 mila euro di reddito.

La detrazione spettante va poi rapportata ai giorni in cui spetta il diritto alla pensione nell’anno e non è cumulabile, come già detto, con le altre detrazioni sui redditi (da lavoro dipendente e assimilati, da lavoro autonomo, da impresa minore).

Detrazioni per reddito di lavoro dipendente

Ecco, invece, come si calcolano le detrazioni per reddito di lavoro dipendente:

  • per reddito complessivo non superiore a 8mila euro: 880 euro;
  • per reddito complessivo compreso tra 8 mila e 28 mila euro si deve applicare la seguente formula: 978 + [902 × (28 mila – reddito complessivo) / 20 mila];
  • per reddito complessivo compreso tra 28 mila e 55 mila euro si deve applicare la seguente formula: 978 × [(55 mila – reddito complessivo) / 27 mila];
  • oltre 55 mila euro di reddito, come osservato per i redditi di pensione, non è prevista nessuna detrazione.

La detrazione non è cumulabile con le altre detrazioni sui redditi (da pensione, da lavoro autonomo e d’impresa minore) deve essere rapportata ai giorni di lavoro nell’anno: ad esempio, se i giorni di lavoro sono pari a 280, si dovrà dividere la detrazione spettante per 365 e moltiplicare per 280.

In ogni caso la detrazione sulla fascia di reddito minima non può essere inferiore a 690 euro o, per i rapporti di lavoro a tempo determinato (fra cui sono compresi  anche i periodi di inattività per i quali si percepiscono i trattamenti a sostegno del reddito erogati dall’Inps), a  1.380 euro, a prescindere dal periodo di lavoro.

Sono assimilati, ai fini della detrazione, ai redditi da lavoro dipendente i seguenti redditi:

  • redditi da collaborazione (co.co. e vecchi co.co.pro e mini coco.co.);
  • compensi corrisposti a soci di cooperative;
  • borse di studio;
  • compensi corrisposti da terzi;
  • compensi a soggetti impegnati in lavori socialmente utili;
  • rendite vitalizie e a tempo determinato;
  • capitali e rendite da fondi pensione;
  • remunerazione dei sacerdoti.

note

[1] Art. 19 Legge 133/2008.


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