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Lo sai che? Bancarotta: c’è depenalizzazione?

Lo sai che? Pubblicato il 13 dicembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 13 dicembre 2017

Sono stato condannato per bancarotta documentale (mancata presentazione dell’inventario per la mia società). Non ho potuto presentare ricorso entro i termini perché il cancelliere del tribunale non ha caricato la sentenza (hanno attivato una procedura disciplinare interna ma io ho perso la mia possibilità di difesa). Ora mi trovo con la condanna nel casellario. Il reato rientra tra quelli oggetto di recente depenalizzazione? La fedina penale può essere ripulita da questo reato?

In effetti nel caso in esame vi è stata la responsabilità del funzionario di cancelleria che, omettendo di svolgere la sua attività, ha determinato il decorso del termine per proporre l’impugnazione. Il lettore, tuttavia, avrebbe potuto richiedere (e ottenere), come si dice con terminologia tecnica, la “remissione in termini” in modo tale da poter validamente impugnare la sentenza. In una certa misura, come sarà più chiaro in seguito, sarebbe una “strada ancora percorribile”

Venendo direttamente alla domanda, si precisa che la recente depenalizzazione a cui il lettore fa riferimento non riguarda il reato di bancarotta per il quale lo stesso è stato condannato.

I decreti legislativi numeri 7 e 8 del 15 gennaio 2016, hanno operato un’importante depenalizzazione consistente, in buona sostanza, nell’aver trasformato alcuni reati in illeciti civili sanzionati soltanto con pene pecuniarie.

A parte l’espressa depenalizzazione di alcuni reati contemplati nel codice penale [es. art. 527 c.p. (atti osceni), art. 528 c.p. (pubblicazioni e spettacoli osceni), art. 661 c.p. (abuso della credulità popolare)] occorre far riferimento nel caso specifico, trattandosi di reato non inserito nel codice penale ma previsto dalla legge fallimentare, alla disposizione di carattere generale, contenuta nell’art. 1 del citato decreto legislativo, ai sensi del quale “sono depenalizzati tutti i reati per i quali è prevista la sola pena della multa o dell’ammenda, compresi quelli che nelle ipotesi aggravate prevedono la pena detentiva, sola o congiunta a quella pecuniaria”. Il reato di bancarotta, sia fraudolenta che documentale, prevede delle pene detentive tali da rendere inapplicabile la depenalizzazione.

Chiarito che il reato di bancarotta non rientra tra quelli depenalizzati occorre capire se ci sono dei margini di intervento.

Anzitutto il lettore potrebbe, a parere dello scrivente, tentare la procedura cosiddetta di “incidente di esecuzione”. In buona sostanza e semplificando, si tratta di una procedura – di una certa complessità – da svolgersi innanzi al giudice della esecuzione (lo stesso che ha emesso la sentenza divenuta definitiva) valorizzando il fatto che non gli è stato possibile impugnare la sentenza per colpa della omissione del cancelliere. Lo scopo di questa procedura sarebbe quello di richiedere la revoca della sentenza di condanna (del suo passaggio in giudicato) e la rimessione in termini per l’impugnazione. Strada impervia ma non impraticabile.

Ci sarebbe, infine, la possibilità decorsi 5 anni dalla sentenza, di richiedere la “riabilitazione”. Si tratta, in questo caso, di procedura da svolgersi innanzi al tribunale di sorveglianza il quale, se il condannato ha dato prova di buona condotta e adempiuto alle obbligazioni civili (es pagando le spese di giustizia) può essere dichiarato riabilitato. Attenzione però: la riabilitazione non comporta la cancellazione della condanna dal casellario giudiziale. La pregressa condanna risulterà ancora, con annotazione della riabilitazione. Il vantaggio consiste che, per tutti gli altri aspetti, il condannato riabilitato sarà considerato come incensurato (es. non gli potrà essere contestata la recidiva; potrà beneficiare della sospensione condizionale della pena).

In conclusione, nell’attesa che decorrano i 5 anni per poter avanzare istanza di riabilitazione, il consiglio al lettore è quello di tentare la procedura di “incidente di esecuzione” che, seppur dall’esito incerto (ogni istanza o procedimento giudiziale è di esito più o meno incerto) potrebbe consentirgli di riaprire il processo cercando anche di far maturare il termine di prescrizione del reato.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Antonio Ciotola


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