Diritto e Fisco | Articoli

Rigare l’auto è reato?

13 novembre 2017


Rigare l’auto è reato?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 novembre 2017



Atti vandalici: nonostante la depenalizzazione, il reato di danneggiamento aggravato resta ancora in vigore.

Se un giorno, avvicinandoti alla tua auto, dovessi scoprire che la fiancata è stata rigata cosa faresti? Al di là delle comprensibili e immaginabili imprecazioni, la prima cosa che sorge spontaneo fare è presentare una denuncia ai carabinieri contro ignoti. Ma la verità è che è sorto più di un dubbio sul fatto se rigare l’auto è reato. Questo perché l’anno scorso la legge [1] ha depenalizzato il reato di danneggiamento, trasformandolo in un semplice illecito amministrativo. Il reato è ancora valido solo nel caso di «danneggiamento aggravato», ossia quando il bene è esposto alla cosiddetta «pubblica fede». Questa circostanza ricorre tutte le volte in cui il reato viene posto in essere contro beni lasciati alla mercé della collettività, contando sul rispetto che gli altri devono avere per le cose altrui. Come appunto nel caso dell’auto parcheggiata al lato della strada. La questione è stata affrontata dalla Cassazione con una sentenza di poche ore fa [2] con cui ha chiarito se rigare l’auto è reato oppure non lo è più.

Il decreto legge sulla depenalizzazione ha sì cancellato il reato di danneggiamento, prevedendo per tali condotte solo una sanzione amministrativa. Ma l’illecito penale resta in piedi quando c’è l’aggravante dell’esposizione del bene alla fede pubblica. Si ha esposizione alla pubblica fede quando le cose su cui viene posto in essere il reato si trovano esposte, per necessità, consuetudine o destinazione, al pubblico. Con l’espressione «esposizione a pubblica fede» il codice penale indica l’affidamento che il proprietario di un bene ripone (o è tenuto a riporre) nella coscienza civile dei consociati, quando si trova costretto (per necessità, destinazione dei beni, consuetudine sociale) a dover lasciare i propri oggetti nella piena disponibilità della collettività (ad esempio l’auto o il motociclo parcheggiati nelle pubbliche vie, i prodotti da banco nei supermercati, ecc.).

La questione affrontata dalla Cassazione è se l’auto lasciata sì al lato del marciapiedi, ma dotata di antifurto e ripresa dalla telecamera dell’impianto di videosorveglianza installato all’esterno dell’abitazione del proprietario possa ancora dirsi «esposta alla pubblica fede». Dalla risposta dipende anche la sussistenza o meno del reato di danneggiamento in caso di auto rigata.

Secondo la Cassazione non ci sono dubbi: è reato danneggiare un’auto in strada nonostante l’antifurto, il Gps o qualsiasi altra forma di controllo come la videosorveglianza. Si tratta infatti di sistemi che servono a scoraggiare il ladro o il vandalo e facilitano la sua individuazione, ma non impediscono di certo la consumazione dell’illecito.

Non è depenalizzato l’illecito di atti vandalici contro l’auto se questa è parcheggiata su un marciapiedi o comunque su una strada pubblica, in quanto vi è l’aggravante dell’esposizione del bene alla fede pubblica. Per il colpevole scatta la condanna alla reclusione e al risarcimento dei danni.

Ma che fare se qualcuno ti riga l’auto?

Se hai una polizza contro gli atti vandalici è verosimile che non ti preoccuperai più di tanto. Ti basterà fare la denuncia ai carabinieri contro ignoti e inoltrare il documento alla tua assicurazione affinché provveda alla liquidazione del danno secondo quanto previsto in polizza.

Il problema è se non hai una copertura assicurativa. In tale ipotesi, purtroppo, potresti ottenere un risarcimento solo scoprendo il responsabile. Ma se è vero che l’assassino torna sempre sul luogo del delitto è verosimile che la tua auto possa essere nuovamente oggetto di “attenzione” di chiodi o chiavi. Così, potresti installare una telecamera che inquadra il parcheggio del condominio, nel rispetto della normativa sulla privacy (a riguardo leggi Telecamera che inquadra il parcheggio condominiale è lecita?).

note

[1] Dl n. 7/2016.

[2] Cass. sent. n. 51622/17.

Autore immagine: 123rf com

Corte di Cassazione, sez. II Penale, sentenza 20 ottobre – 10 novembre 2017, n. 51438
Presidente Fiandanese – Relatore Beltrani

Ritenuto in fatto

Il P.G. distrettuale ricorre contro la sentenza con la quale il Giudice di pace di Salerno ha assolto C.L. , in atti generalizzato, dal reato di cui all’art. 635 c.p. ascrittogli perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato, denunciando violazione di legge, per non essere il reato depenalizzato, in virtù della contestazione in fatto dell’aggravante dell’esposizione del bene alla pubblica fede.
All’odierna udienza pubblica, è stata verificata la regolarità degli avvisi di rito; all’esito, la parte presente ha concluso come riportato in epigrafe, ed il collegio, riunito in camera di consiglio, ha deciso come da dispositivo in atti, pubblicato mediante lettura in udienza.

Considerato in diritto

Il ricorso è fondato.
1. Il collegio è consapevole dell’esistenza in subiecta materia di orientamenti contrastanti:
– nel senso dell’esclusione dell’esposizione alla pubblica fede della porta d’ingresso di un esercizio commerciale, Sez. V, n. 46187 del 13.10.2004, Rv. 231168 e Sez. II, n. 44331 del 12.11.2010, Rv. 249181; della porta d’ingresso di un’abitazione, Sez. II, n. 44953 dell’11.10.2016, Rv. 268318; della porta d’ingresso di un locale pubblico, Sez. II, n. 26857 del 17.2.2017, Rv. 270660; della vetrina di un bar, ma alla presenza del titolare, Sez. II, n. 37889 del 22.9.2010, Rv. 248875;
– nel senso dell’esposizione alla pubblica fede della serranda, della vetrina e della mostra di un locale, Sez. I, n. 8088 del 23.5.1986, Rv. 173534; della vetrina di un locale pubblico affacciata sul marciapiede, Sez. II, n. 23282 del 17.3.2015, Rv. 263626.
1.1. Ritiene il collegio di condividere il primo orientamento, senz’altro dominante, e riespresso più di recente, e cioè che non possa ritenersi che la porta d’ingresso dell’abitazione o di locali e/o di esercizi commerciali sia, per sua vocazione, esposta alla pubblica fede (ritenendo il contrario, il fatto conserverebbe la sua rilevanza penale).
1.1.1. Deve, in proposito, premettersi che il reato di danneggiamento aggravato per essere la cosa danneggiata esposta alla pubblica fede può avere ad oggetto sia le cose mobili che quelle immobili, poiché l’ambito di applicazione dell’aggravante ha riguardo alla qualità, alla destinazione e alla condizione delle cose indicate nell’art. 625 n. 7 cod. pen. e non anche alla natura mobile o immobile del bene danneggiato (Sez. 2, n. 23550 del 12/05/2009).
1.1.2. Ciò premesso, deve convenirsi con la dottrina che l’esposizione di una res alla pubblica fede comporta che essa si trovi “fuori dalla sfera di diretta vigilanza e quindi, affidata interamente all’altrui senso di onestà e di rispetto”, per necessità, consuetudine o destinazione naturale: la ratio della previsione risiede, quindi, come precisato acutamente da altra dottrina, nella “minorata possibilità di difesa connessa alla particolare situazione delle cose”.
Ne consegue che la predetta condizione non può mai ricorrere in riferimento alla porta d’accesso ad una privata abitazione oppure ad un locale o ad un esercizio commerciale, all’interno dei quali è ragionevole presumere sia presente il proprietario, in relazione alla quale, quindi, l’aggravamento di pena comportato dalla circostanza de qua o la rilevanza penale dei fatti di danneggiamento, al contrario assente in difetto della sua configurabilità sarebbero privi di giustificazione.
1.1.3. Nel caso in esame, tuttavia, il bene danneggiato è il cancello di accesso ad un box/garage, che – sulla base delle considerazioni che precedono – ben può ritenersi per sua natura esposto alla pubblica fede, non essendo ipotizzabile la costante presenza all’interno del proprietario.
1.1.4. In virtù di tali considerazioni, diversamente da quanto ritenuto dal Giudice di pace di Salerno, il fatto accertato, avente ad oggetto una res esposta alla pubblica fede, conserva rilevanza penale.
2. In accoglimento del ricorso del PG, va, quindi, annullata la sentenza impugnata, con rinvio al Giudice di pace di Salerno per nuovo giudizio, che andrà condotto uniformandosi al seguente principio di diritto:
“Integra l’ipotesi di danneggiamento aggravato, ai sensi dell’art. 635, comma secondo, n. 1, in relazione all’art. 625, comma primo, n. 7 cod. pen. (fatto commesso su cose esposte alla pubblica fede), la forzatura di un cancello di accesso ad un box/garage, poiché al suo interno non è presente il titolare, considerato che la ratio della maggiore tutela accordata alle cose esposte per necessità, per consuetudine o per destinazione alla pubblica fede va individuata nella minorata possibilità di difesa connessa alla particolare situazione dei beni, in quanto posti al di fuori dalla sfera di diretta vigilanza del proprietario e, quindi, affidati interamente all’altrui senso di onestà e di rispetto”.

P.Q.M.

Annulla la sentenza impugnata con rinvio al Giudice di pace di Salerno.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI