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Lo sai che? Strusciamento sull’autobus: è violenza sessuale

Lo sai che? Pubblicato il 14 novembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 14 novembre 2017

Integra il reato di violenza sessuale lo strusciamento del bacino contro il sedere di un altro passeggero sull’autobus.

Tornare a casa all’una, con gli autobus strapieni di gente, è un peso che, unendosi a quello già gravoso della trascorsa mattinata lavorativa, a volte può diventare intollerabile. Quando poi si ci mettono in mezzo anche i depravati, la soglia della sopportazione arriva al limite. E allora, al di là della scenata in pubblico (magari ci sta pure lo schiaffo che, in quanto diretta reazione, non può essere punito), è legittimo denunciare chi si rende colpevole di uno strusciamento sull’autobus del proprio bacino contro il fondo schiena altrui. Sarà anche stata la folla a spingere i due corpi l’uno addosso all’altro, ma ci vuole poco a capire se il gesto è stato posto con l’intento specifico di procurare piacere. Legittimo allora anche fotografare con il telefonino il volto del responsabile per portare l’immagine alla questura o ai carabinieri e sporgere la querela contro «persona da identificare». A quel punto scatterà il procedimento penale nel corso del quale ci si può costituire parte civile e chiedere il risarcimento dei danni. Nessuna sorpresa: secondo una recentissima sentenza della Cassazione [1] lo strusciamento sull’autobus è violenza sessuale.

Maniaco condannato solo con le dichiarazioni della donna

Dacché verrebbe da chiedersi: come si fa a capire se il contatto tra il bacino e le natiche della vittima sia stato solo il frutto di una brusca frenata, di uno spintone di un altro passeggero o, invece, un premeditato comportamento libidinoso? E se anche non c’è stato alcun atto di congiunzione fisica, si può davvero parlare di «violenza sessuale consumata» e non anche solo «tentata»? Le risposte sono piuttosto semplici e, per certi versi scontate. Vediamole singolarmente, partendo dal secondo interrogativo.

Per orientamento pacifico della Cassazione, il reato di violenza sessuale scatta tutte le volte in cui vi è un contatto tra zone erogene, a prescindere se il gesto ha procurato o meno piacere fisico. Il palpeggiamento dei glutei, la mano scivolata dentro la camicetta, il bacio sulla bocca o la lingua sul collo sono tutti gesti che implicano un atto di violenza sessuale. Si va in carcere non certo per aver tentato di baciare una donna che non ci stava, ma per averla costretta, fisicamente, a sopportare l’atto di ingerenza nella sua sfera personale e sessuale. Come? Ad esempio stringendola dai fianchi o arretrandola fino al muro da cui non può spostarsi. Allo stesso modo, il gesto di portare i propri genitali contro il fondoschiena di una donna che sta in piedi sull’autobus ha la stessa valenza: è un atto di costrizione che entra nella sfera più intima della vittima, andando a incidere sulle sue zone erogene. Ne segue che il reato di violenza sessuale è più che scontato.

Come dimostrare la volontà del colpevole e non il fattore accidentale determinato dalla folla presente sull’autobus? A volte sono stati determinati i testimoni che hanno visto l’episodio. Testimoni che, tuttavia, devono aver assistito al gesto, scrutandolo con attenzione, e non semplicemente limitarsi a raccontare la reazione della vittima, la quale non proverebbe certamente il reato. In verità, c’è un altro aspetto chiave che è suscettibile di spostare l’ago della bilancia dalla colpevolezza all’innocenza: le stesse dichiarazioni della vittima che, nel processo penale, fanno prova. Se così non fosse, tutti i reati consumati “a tu per tu” (come appunto la violenza domestica, il racket o la stessa violenza sessuale) non potrebbero essere puniti. Così, se la donna che è stata avvicinata dal contatto al sedere ha avvertito il gesto prolungato come uno strusciamento volontario, le sue affermazioni potranno portare – anche da sole – a una sentenza di condanna. Certo: questo espone chiunque alla possibile follia altrui. Sebbene il giudice debba comunque valutare l’attendibilità delle dichiarazioni della vittima, nulla esclude che un eccesso di suscettibilità da parte della donna possa comportare seri guai per chi le si avvicina troppo.

note

[1] Cass. sent. n. 51581/2017.

Autore immagine: 123rf com


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