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Come calcolare risarcimento incidente stradale

15 novembre 2017


Come calcolare risarcimento incidente stradale

> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 novembre 2017



Come vengono quantificati i danni riportati a seguito di sinistro stradale: i danni all’auto e al conducente; danni economici e morali, i giorni di invalidità e il danno biologico.

Sei stato vittima di un incidente stradale: un’auto, nell’attraversare l’incrocio, non ti ha dato la precedenza e ti ha urtato contro la fiancata. L’urto ti ha fatto sbattere la testa e, benché avessi la cintura di sicurezza, hai riportato una lussazione alla spalla e un contraccolpo al collo. Il tutto facilmente guaribile nel giro di qualche settimana, ma comunque una bella rogna: non potrai andare a lavorare per almeno 7 giorni e dovrai sottoporti a cure mediche, riabilitazione e molto riposo. Poiché è conclamato il torto dell’altro automobilista, vorresti che la pratica di risarcimento all’assicurazione sia il più celere possibile in modo da darti la possibilità di riparare l’auto e pagare le spese mediche. Se poi, a tutto questo, dovesse aggiungersi un piccolo utile per te, non ti tireresti certo indietro. Il tuo avvocato ti ha già anticipato, a grandi linee, quanto potrebbe essere l’indennizzo, ma vorresti avere criteri più certi. Così ti chiedi come calcolare il risarcimento da incidente stradale. In questo articolo ti forniremo alcuni importanti chiarimenti che ti potranno essere utili per verificare se l’offerta della compagnia sia davvero congrua o valga invece la pena di affrontare una causa. Ecco dunque la risposta alle più ricorrenti domande.

A chi chiedere il risarcimento per l’incidente?

Quando l’incidente ha riguardato solo due auto, la tua e quella del responsabile, devi presentare la domanda di risarcimento alla tua assicurazione. Se l’altro automobilista non è assicurato devi fare la richiesta al Fondo di Garanzia Vittime della Strada che poi delegherà un’assicurazione vicina alla tua residenza per gestire materialmente la pratica di risarcimento.

Se nell’incidente stradale sono rimaste coinvolte più auto con un tamponamento a catena, devi invece rivolgerti all’assicurazione dell’auto responsabile del sinistro.

Com’è fatto il risarcimento del danno per l’incidente?

Quando l’assicurazione propone una somma come risarcimento per l’incidente stradale, la divide in due voci:

  • danni al mezzo: comprende i soldi necessari a riparare la macchina danneggiata dall’incidente. Si valuta l’auto al momento del sinistro: per cui, se il danno è superiore al valore economico residuo del mezzo, il proprietario ottiene un risarcimento limitato a tale importo;
  • danni alla persona (conducente): comprende il danno patrimoniale, per le spese mediche, fisioterapia, cure varie affrontare o da affrontare, e il danno non patrimoniale costituito dal danno biologico e dai giorni di invalidità totali o parziali. Vedremo a breve come si calcolano.

L’auto è da rottamare, ma il risarcimento offerto dall’assicurazione non mi consente di comprarne una nuova

Come abbiamo appena detto, l’assicurazione offre un risarcimento sulla base del valore dell’automobile al momento del sinistro. Per cui, se il danno è superiore al valore del rottame, l’automobilista rimane fregato. Sono numerosi i giudici che ritengono legittimo questo modo di operare delle assicurazioni, per cui sarebbe rischioso fare una causa. In questo caso il danneggiato dovrà accontentarsi di un risarcimento ridotto e, per l’acquisto di un’auto nuova, dovrà attingere dal proprio portafoglio.

Chi quantifica il danno all’automobile?

A meno che il danno non sia minimo e irrisorio (si pensi a uno specchietto retrovisore o a una striscia sulla fiancata), l’assicurazione delega un proprio perito fiduciario per valutare l’entità del danno. Questo presenta una perizia e l’assicurazione, sulla base di tale valutazione, offre all’automobilista il risarcimento per il danno al mezzo. Poiché molto spesso le offerte delle assicurazioni tendono al ribasso rispetto all’effettivo costo della riparazione, (oppure considerano la riparazione da fare “in economia”), l’automobilista ha la possibilità di controdedurre presentando ad esempio una fattura o un preventivo del proprio carrozziere che riconosce un danno superiore.

Posso riparare l’auto in attesa del risarcimento?

Assolutamente sì anche se è preferibile attendere prima la perizia del consulente dell’assicurazione. Se però il perito dell’assicurazione non ha ancora visionato il mezzo, è importante effettuare numerose fotografie sull’auto, nella parte incidentata, in modo da favorire la quantificazione del danno. Se l’auto ha subito danni alle parti elettriche e/o meccaniche sarà bene farsi rilasciare un’attestazione dal proprio meccanico degli interventi eseguiti e dei pezzi di ricambio acquistati, oltre ovviamente alla fattura.

Posso pretendere che il risarcimento tenga conto della riparazione in officina autorizzata?

Di solito, se l’auto è ancora in garanzia, il risarcimento tiene conto del preventivo per la riparazione presso un’officina autorizzata dalla casa madre. Diversamente, l’assicurazione offre l’indennizzo sulla base della media dei prezzi delle varie officine. Per cui se l’automobilista vuol far riparare la macchina alla concessionaria dove ha acquistato il mezzo dovrà rimetterci di tasca propria.

Come si calcola il danno alla persona?

Anche in questo caso l’assicurazione incarica un fiduciario per valutare le lesioni riportate dal danneggiato. Questi dovrà presentare il certificato di pronto soccorso (estremamente importante), tutti i certificati delle successive visite mediche, le ricevute per le medicine e le cure eseguite.

Al momento del sinistro, l’automobilista si fa rilasciare un referto medico dal pronto soccorso in cui sono indicati i giorni di prognosi. Questi valgono ai fini del risarcimento: tanto maggiori sono, tanto più alto sarà il risarcimento per come a breve si dirà. All’esito dei giorni di prognosi indicati dal certificato del pronto soccorso, l’automobilista, qualora non completamente guarito, potrà farsi riconoscere altri giorni di prognosi da una struttura pubblica. I certificati del medico di famiglia non hanno valore.

All’esito della guarigione il medico di famiglia potrà emettere un certificato di avvenuta guarigione.

Il danno che viene risarcito dall’assicurazione è di quattro tipi: danno economico, danno biologico permanente, invalidità temporanea, danno morale. Vediamo come funziona.

Danno economico

Il danno economico comprende tutte le spese affrontate a causa dell’incidente: cure, farmaci, visite, indagini strumentali (risonanze, tac, raggi, ecc.). In più comprende il danno da «lucro cessante» ossia quello per il mancato guadagno a causa della cessazione dell’attività lavorativa: in questo caso è più difficile dare dimostrazione del pregiudizio, dovendosi provare che, a causa della malattia, si è guadagnato di meno.

Nel danno subito da circolazione stradale oltre al riconoscimento dell’invalidità permanente va riconosciuto anche il danno da perdita di chances in relazioni a futuri lavori anche nel caso in cui la vittima sia disoccupata. Secondo la Cassazione, in un sinistro stradale, il danno patrimoniale non può essere escluso perché la vittima era disoccupata e lo stesso vale anche per il mancato riconoscimento del danno da perdita di chance. «Nei casi in cui l’elevata percentuale di invalidità permanente rende altamente probabile – scrive la Cassazione -, se non addirittura certa, la menomazione della capacità lavorativa specifica ed il danno che necessariamente da essa consegue, il giudice può procedere all’accertamento presuntivo della predetta perdita patrimoniale, liquidando questa specifica voce di danno con criteri equitativi».

Danno biologico permamente

Le lesioni riportate con l’incidente vengono quantificate sulla base di apposite tabelle (in attesa delle tabelle nazionali si considerano quelle del tribunale di Milano). Il risarcimento è parametrato sulla base di due variabili:

  • la percentuale di danno biologico riconosciuta dall’assicurazione: tanto più è alta, tanto maggiore è il risarcimento;
  • l’età del danneggiato: tanto più è anziano, tanto minore è il risarcimento. A parità di danno, quindi, un giovane viene risarcito di più poiché è maggiore l’aspettativa di vita e, quindi, il tempo che dovrà convivere con la menomazione fisica riportata.

Le tabelle del danno biologico offrono un indice standard di liquidazione, ma è possibile un aumento percentuale “personalizzato” sino al 30% in base alla peculiarità del caso concreto e al danno arrecato alla vita di relazione del soggetto.

Invalidità temporanea

Per ogni giorno in cui il danneggiato è rimasto “fermo” o limitato nei movimenti per via del risarcimento scatta un risarcimento. Si considerano le seguenti voci:

  • giorni di invalidità totale: sono quelli in cui il danneggiato è stato a letto e non si è potuto muovere;
  • giorni di invalidità parziale al 75%: sono quelli in cui, pur potendosi alzare dal letto, ogni altra attività è stata pregiudicata (ad esempio se il danneggiato si alternava tra letto, poltrona e tavolo da pranzo);
  • giorni di invalidità parziale al 50%: sono quelli in cui il danneggiato ha iniziato a muoversi, a camminare ed eventualmente a svolgere una blanda attività lavorativa;
  • giorni di invalidità parziale al 25%: qui la guarigione è prossima.

Per ogni giorno di inabilità temporanea assoluta (al 100%)  vengono risarciti 46,29 euro (dati aggiornati a giugno 2015). Per ogni giorno di inabilità temporanea non assoluta viene risarcita una percentuale pari a quella dell’inabilità. Ad esempio:

  • un giorno di inabilità temporanea al 50% verrà risarcito con 23,15 euro (il 50% di 46,29).
  • un giorno di I.T. al 75% verrà risarcito con 34,72 euro (il 75% di 46,29).
  • dieci giorni di I.T. al 25% verranno risarciti con 115,72 euro (il 25% di 46,29 moltiplicato per 10 giorni).
  • dieci giorni di I.T. assoluta verranno risarciti con 462,90 euro (46,29 moltiplicato per 10 giorni).

Dovrò sottopormi tra un anno a un intervento: posso avere un anticipo sul risarcimento?

Spesso succede che il danno subito sia guaribile nel corso di un tempo dilatato: si pensi alla persona che debba subire più incidenti. In tal caso si può ottenere un acconto dall’assicurazione in attesa della liquidazione finale che avverrà a guarigione completa. Solo in questo momento è infatti possibile quantificare esattamente i danni subiti.

Quanto tempo c’è per chiedere il risarcimento all’assicurazione?

Il termine di prescrizione per la richiesta di risarcimento all’assicurazione è di due anni dal giorno dell’incidente. Tuttavia la prescrizione può essere interrotta con l’invio di una lettera di diffida all’assicurazione in cui si rinnova la richiesta di indennizzo. La prescrizione, in tal caso, viene interrotta e ricomincia a decorrere dal giorno dopo il ricevimento della raccomandata.

Sono obbligato ad accettare il risarcimento offerto dall’assicurazione?

L’assicurazione propone una somma a saldo e stralcio di ogni tua richiesta di risarcimento. Sei libero di accettarla e di rinunciare a ogni ulteriore pretesa (in tal caso non potrai più fare causa all’assicurazione) oppure di trattenerla con riserva di agire in tribunale per il residuo credito che ritieni di vantare. In quest’ultimo caso, dopo aver incassato i soldi del risarcimento, potrai avviare un giudizio con il tuo avvocato. Naturalmente l’atto di accettazione della somma dovrà chiarire che ritieni il risarcimento offertoti come solo un acconto del maggior importo che invece ti è dovuto.

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 3, ordinanza 27 settembre – 14 novembre 2017, n. 26850
Presidente Armano – Relatore Scoditti

Fatto e diritto

Rilevato che:
P.C. convenne in giudizio innanzi al Tribunale di Ravenna A.D. e Fata Assicurazioni Danni s.p.a. chiedendo il risarcimento del danno subito a seguito di sinistro stradale nel quale l’attrice era terzo trasportato dal convenuto. Il Tribunale adito, previa CTU, accolse la domanda per quanto di ragione, condannando i convenuti in solido al pagamento della somma di Euro 78.412,81, da cui dovevano detrarsi gli importi già corrisposti. Avverso detta sentenza propose appello la P. . Con sentenza di data 26 febbraio 2016 la Corte d’appello di Bologna accolse parzialmente l’appello, riconoscendo in favore dell’appellante un danno complessivo pari ad Euro 165.013,11 e, detratto quanto corrisposto, disponeva la condanna al pagamento di Euro 32.258,59 oltre accessori; condannò quindi gli appellati in solido alla rifusione di due terzi delle spese di lite, compensate per il resto, e che liquidò in Euro 3.5000,00 per compensi professionali oltre accessori di legge.
Osservò la corte territoriale, per quanto qui rileva, premesso che andava riconosciuta un’invalidità permanente pari al 25% sulla base delle più attendibili conclusioni della consulenza di parte, che non spettava il danno patrimoniale, essendo mancata la prova dello svolgimento di un’attività lavorativa produttiva di reddito e non essendo neanche ravvisabili le condizioni per il riconoscimento di un danno da perdita di chance, posto che la P. non aveva dimostrato che, pur non avendo potuto sostenere l’esame di Stato per l’iscrizione all’albo dei geometri, avrebbe continuato ad essere impedita dai postumi invalidanti permanenti ad intraprendere la carriera di geometra (potendo anche aver scelto di non intraprendere tale carriera) o comunque avrebbe superato l’esame e intrapreso con successo l’attività professionale, a parte la mancata prova di una maggiore onerosità dello svolgimento dell’attività di casalinga per effetto dell’invalidità. Aggiunse che le spese del grado, comprese quelle già liquidate al CTU, andavano poste a carico degli appellati in solido nei limiti di due terzi.
Ha proposto ricorso per cassazione P.C. sulla base di quattro motivi e resiste con controricorso Fata Assicurazioni Danni s.p.a.. Il relatore ha ravvisato un’ipotesi di manifesta fondatezza del ricorso relativamente al primo motivo. Il Presidente ha fissato l’adunanza della Corte e sono seguite le comunicazioni di rito. È stata presentata memoria.
Considerato che:
con il primo motivo si denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 1226, 2043, 2056 e 2729 cod. civ., ai sensi dell’art. 360, comma 1, n. 3, cod. proc. civ., nonché omesso esame del fatto decisivo e controverso ai sensi dell’art. 360, comma 1, n. 5, cod. proc. civ.. Osserva la ricorrente che, riconosciuta la percentuale di invalidità permanente nella misura del 25%, il giudice di appello doveva procedere all’accertamento presuntivo del danno patrimoniale, anche a titolo di chances perdute, e che la circostanza che il soggetto danneggiato non svolgesse alcuna attività lavorativa non autorizzava l’esclusione di un danno futuro, dovendo il giudice al riguardo svolgere una complessa valutazione di tipo prognostico. Aggiunge che il giudice di appello ha omesso di esaminare la circostanza accertata dal CTU dell’impedimento ad intraprendere l’attività di geometra a causa delle gravissime lesioni e nulla ha osservato in ordine all’incapacità lavorativa specifica pur accertata dal CTU.
Il motivo è manifestamente fondato per quanto di ragione. Il giudice di merito ha escluso la ricorrenza del danno patrimoniale sulla base della mancata dimostrazione dello svolgimento di un’attività lavorativa e ha pure escluso il danno da perdita di chance. Tale statuizione viola i principi di diritto enunciati da questa Corte in subiecta materia.
In tema di danni alla persona, l’invalidità di gravità tale (nella specie, del 25 per cento) da non consentire alla vittima la possibilità di attendere neppure a lavori diversi da quello specificamente prestato al momento del sinistro, e comunque confacenti alle sue attitudini e condizioni personali ed ambientali, integra non già lesione di un modo di essere del soggetto, rientrante nell’aspetto del danno non patrimoniale costituito dal danno biologico, quanto un danno patrimoniale attuale in proiezione futura da perdita di chance, ulteriore e distinto rispetto al danno da incapacità lavorativa specifica, e piuttosto derivante dalla riduzione della capacità lavorativa generica, il cui accertamento spetta al giudice di merito in base a valutazione necessariamente equitativa ex art. 1226 cod. civ (Cass. 12 giugno 2015, n. 12211). Nei casi in cui l’elevata percentuale di invalidità permanente rende altamente probabile, se non addirittura certa, la menomazione della capacità lavorativa specifica ed il danno che necessariamente da essa consegue, il giudice può procedere all’accertamento presuntivo della predetta perdita patrimoniale, liquidando questa specifica voce di danno con criteri equitativi (Cass. 23 agosto 2011, n. 17514; 7 novembre 2005, n. 21497). La liquidazione di detto danno può avvenire attraverso il ricorso alla prova presuntiva, allorché possa ritenersi ragionevolmente probabile che in futuro la vittima percepirà un reddito inferiore a quello che avrebbe altrimenti conseguito in assenza dell’infortunio (Cass. 14 novembre 2013, n. 25634). Il giudice di merito, escludendo in partenza il danno patrimoniale per il sol fatto della mancata prova di uno svolgimento dell’attività lavorativa, non ha adeguatamente compiuto l’accertamento presuntivo in ordine alla riduzione della perdita di guadagno nella sua proiezione futura, imposto dall’entità dei postumi, anche in termini di perdita di chance.
Con il secondo motivo si denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 91 e 92 cod. proc. civ., ai sensi dell’art. 360, comma 1, n. 3, cod. proc. civ.. Osserva la ricorrente che non sono state liquidate le spese per contributo unificato e spese di notifica. Con il terzo motivo si denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 91 e 92 cod. proc. civ., ai sensi dell’art. 360, comma 1, n. 3, cod. proc. civ.. Osserva la ricorrente che il giudice di appello, senza alcuna motivazione, non ha liquidato le spese della consulenza di parte. Con il quarto motivo si denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 1, 2, 4 e 5 D.M. n. 55 del 2014, 91 e 92 cod. proc. civ., ai sensi dell’art. 360, comma 1, n. 3, cod. proc. civ.. Osserva la ricorrente che nella liquidazione dei compensi professionali è stato violato il minimo previsto dalla tariffa forense.
L’accoglimento del primo motivo determina l’assorbimento degli ulteriori motivi.

P.Q.M.

accoglie il primo motivo del ricorso con assorbimento degli ulteriori motivi; cassa la sentenza in relazione al motivo accolto; rinvia alla Corte di appello di Bologna in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

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