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Rinnovo del passaporto negato per un’ammenda penale: che fare?

14 Dicembre 2017


Rinnovo del passaporto negato per un’ammenda penale: che fare?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 Dicembre 2017



Vivo all’estero. Recentemente ho richiesto il rinnovo del passaporto al consolato Italiano della mia città, ma mi è stato negato poiché ho un’ammenda penale del 2004 presso la corte di appello. Peraltro non ne ero a conoscenza. Esiste una prescrizione per le ammende penali?

Innanzitutto occorre sottolineare che se il lettore ha riportato condanna all’ammenda (l’ammenda è una delle pene previste dalla legge o le violazioni dei reati cosiddetti contravvenzionali) vuol dire che, in qualche modo, c’è stata una causa, un processo, che si è svolto nei suoi confronti.

Orbene, stante la circostanza che questi, come ha riferito in domanda, non ne era a conoscenza prima della richiesta del rinnovo del passaporto, si può immaginare, che si sia trattato del cosiddetto procedimento per decreto penale di condanna.

Si tratta, volendo semplificare, di “procedimento speciale” che consente l’irrogazione della pena pecuniaria dell’ammenda senza la necessità di svolgere un processo (come si dice in gergo tecnico: inaudita altera parte).

Questo non toglie, però, che avrebbero dovuto notificare al lettore il decreto perché sarebbe stato suo diritto “opporlo” entro il termine di 15 giorni successivi alla notificazione. Evidentemente, c’è stata qualche disfunzione nel sistema delle notificazioni oppure – come purtroppo capita – il giudice non si è avveduto della mancata notificazione e, per questa ragione, il decreto di condanna è divenuto esecutivo.

Ciò detto, e venendo al merito specifico della sua richiesta – fatta eccezione per l’ipotesi di richiedere la nullità del decreto di condanna se effettivamente risulta non notificato – occorre fare riferimento al cosiddetto istituto della prescrizione della pena (da non confondere con il diverso istituto giuridico della prescrizione del reato).

La norma del codice penale di riferimento è quella di cui all’art. 173 cod.pen, intitolato “Estinzione delle pene dell’arresto e dell’ammenda per decorso del tempo” che testualmente recita, nella parte che ci interessa: “Le pene dell’arresto e dell’ammenda si estinguono nel termine di cinque anni. Tale termine è raddoppiato se si tratta di recidivi, nei casi preveduti dai capoversi dell’articolo 99, ovvero di delinquenti abituali, professionali o per tendenza […]”.

La prescrizione della pena, ha lo scopo di evitare che una persona si trovi, a tempo indeterminato, a dovere correre il rischio di vedersi eseguire una condanna per violazione della legge penale, magari a distanza di moltissimi anni; per questa ragione è previsto, in buona sostanza, un termine entro il quale lo Stato possa far valere la sua pretesa punitiva e che, trascorso inutilmente tale termine, la pena debba dichiararsi estinta per inutile decorso del termine massimo di prescrizione.

Nel caso di specie, se il lettore non è recidivo (non ha cioè riportato altre condanne) ovvero non è stato dichiarato delinquente abituale o per professione – le specificazioni sono necessarie al fine di inquadrare correttamente la vicenda sotto il profilo giuridico – il termine di prescrizione dell’ammenda sarebbe di anni 5 decorrenti dal passaggio in giudicato del provvedimento di condanna che, se risalente all’anno 2004, sarebbe ampiamente decorso.

La prescrizione deve però essere (per poter operare) riconosciuta e dichiarata dalla autorità giudiziaria.

Nella specie, è opinione di chi scrive, che occorra fare la procedura cosiddetta dell’”indicente di esecuzione”; si tratterebbe, in pratica, di predisporre un’istanza specifica, rivolta al giudice della esecuzione, con la quale espressamente (chiaramente evidenziandone le ragione giuridiche e di fatto) richiedere la dichiarazione di estinzione della pena per intervenuta prescrizione.

L’istanza in parola, andrebbe depositata nella cancelleria del giudice della esecuzione (preventivamente individuato sulla base del fascicolo processuale da rintracciare) il quale magistrato provvederà, dopo aver fissato un’udienza di comparizione alla quale occorre partecipare per discutere il merito e la fondatezza della richiesta, a depositare il provvedimento che andrebbe poi allegato alla sua richiesta di rinnovo del passaporto.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Antonio Ciotola


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