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Lo sai che? Rientro dei “cervelli” in Italia e incentivi fiscali

Lo sai che? Pubblicato il 14 dicembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 14 dicembre 2017

Sono francese e lavoro in Italia dal 2014. Il mio posto di lavoro richiede un’elevata qualificazione. Posso beneficiare dell’agevolazione fiscale per i lavoratori “impatriati” stabilità nella legge di bilancio 2017? Non sono stato residente in Italia nei 5 anni precedenti il 2014, ma credo di possedere tutti i requisiti: – data di inizio del contratto di lavoro a tempo indeterminato in settembre 2014 con attività lavorativa sul territorio italiano (più di 183 giorni all’anno); – ho trasferito nel dicembre 2014 la residenza in Italia per rivestire ruoli di elevata specializzazione;  – nei 5 anni precedenti (5 periodi di imposta precedenti) ho lavorato in Francia presso un’impresa con sede di lavoro a Parigi.

La legge di stabilità 2017, portando avanti un discorso iniziato negli anni precedenti, in particolare con la l. n. 238/2010, introduce degli importanti incentivi dedicati appositamente agli italiani che, in seguito ad un periodo di studio o lavoro all’estero, scelgono di rientrare in Patria.

La legge n. 238/2010 – “Incentivi fiscali per il rientro dei lavoratori in Italia”, in particolare, ha come intento di favorire il rientro in Italia di risorse umane qualificate, i cosiddetti “cervelli”.

Gli incentivi fiscali previsti dalla legge 238/2010 sono finalizzati al rientro in Italia di cittadini dell’Unione europea di qualsiasi età in possesso di un titolo di laurea, che hanno risieduto per almeno due anni continuativi in Italia, che studiano, lavorano o che hanno conseguito una specializzazione post lauream all’estero.

Il beneficio fiscale consiste in una riduzione al 20 % per le lavoratrici ed al 30% per i lavoratori della base imponibile IRPEF, con riferimento al reddito di lavoro dipendente, d’impresa o di lavoro autonomo. L’agevolazione interessa i lavoratori che ricoprono ruoli direttivi, cioè che sono in possesso di requisiti di elevata qualificazione o specializzazione e che, non essendo stati residenti in Italia nei cinque anni precedenti, si impegnano a rimanere in Italia per almeno due anni, trasferendo la residenza nel territorio dello Stato: per questi soggetti il reddito di lavoro dipendente prodotto contribuisce alla formazione del reddito complessivo nella misura del 70 % del suo ammontare.

L’attività lavorativa deve essere svolta presso un’impresa residente nel territorio dello Stato e le agevolazioni si applicano a decorrere dal periodo di imposta in cui è avvenuto il trasferimento su suolo italiano e per i quattro anni successivi.

Ma, in origine, con durata limitata al 31 dicembre 2016, ad oggi, con il decreto Milleproroghe diventato legge in data 23/02/2017, diventano, dunque, definitive le novità inserite nel testo originario del decreto, tra cui il raccordo tra le nuove norme sul bilancio e le disposizioni fiscali, l’eliminazione di alcuni adempimenti fiscali e lo slittamento di altri, oltre ad alcune importanti proroghe in materia di lavoro, previdenza, che impattano sugli adempimenti di professionisti ed aziende.

Nello specifico, il medesimo decreto Milleproroghe, ha riaperto al 2 maggio 2017 il termine per l’esercizio della scelta sul regime fiscale di favore applicabile ai lavoratori che rientrano in Italia (art. 16, D.Lgs. n. 147/2015 – Disposizioni recanti misure per la crescita e l’internazionalizzazione delle imprese), in altre parole proroga ed amplia i benefici fiscali previsti nella legge n. 238 del 2010 in favore dei soggetti che rientrano in Italia.

L’art. 16 del D.Lgs. n. 147/2015 (decreto Internazionalizzazione) ha introdotto una nuova agevolazione per l’ingresso in Italia di lavoratori dipendenti; con maggior dettaglio la norma dispone che il reddito di lavoro dipendente prodotto in Italia da lavoratori che trasferiscono la propria residenza nel territorio dello Stato ai sensi dell’art. 2 del Tuir, concorre alla formazione del reddito complessivo, nella misura del 70 per cento, al ricorrere delle seguenti condizioni:

a) i lavoratori non sono stati residenti in Italia nei cinque periodi di imposta precedenti il predetto trasferimento e si impegnano a permanere in Italia per almeno due anni; se il beneficiario dell’agevolazione non mantiene la residenza in Italia per almeno 2 anni perde il beneficio, che dovrà essere restituito con l’aggiunta delle relative sanzioni e interessi.

b) l’attività lavorativa viene svolta presso un’impresa residente nel territorio dello Stato in forza di un rapporto di lavoro instaurato con questa o con società che direttamente o indirettamente controllano la medesima impresa, ne sono controllate o sono controllate dalla stessa società che controlla l’impresa;

c) l’attività lavorativa è prestata prevalentemente nel territorio italiano;

d) i lavoratori rivestono ruoli direttivi ovvero sono in possesso di requisiti di elevata qualificazione o specializzazione come definiti con il decreto del Ministro dell’economia e delle finanze.

In sostanza, il legislatore ha previsto due norme che si prefiggono un comune scopo, il rientro in Italia delle eccellenze, siano essi ricercatori/docenti universitari che lavoratori/studenti, i quali abbiano maturato esperienze non occasionali all’estero. L’agevolazione fiscale per il «rientro dei cervelli» in Italia potrebbe diventare permanente. Lo prevede una bozza del dl competitività, che dovrebbe rientrare nel più ampio pacchetto Finanza per la crescita 2, che stanno mettendo a punto i tecnici del ministero dell’Economia e dello Sviluppo economico.

Riassumendo: attualmente è in vigore la legge n. 238/2010 e la Legge stabilità 2016 l’ha prorogata per   due anni 2016 e 2017 (con riduzione della base imponibile del reddito). Ma, grazie al decreto Milleproroghe, ad oggi è anche rientrato in funzione il d.lgs. n. 147/2015 che prevede un nuovo regime dal 1.1.2016 e per 4 periodi: 2017 2018 2019 2020, con aliquota di abbattimento reddito per il 70%: scelta del regime agevolato che doveva essere comunicata al datore di lavoro entro il termine del 2 maggio 2017, cosa che da quanto si legge nel quesito il lettore non ha effettuato.

Quest’ultimo è in possesso dei requisiti necessari per beneficiare delle agevolazioni fiscali previste per il “rientro dei cervelli”.

La normativa in materia prevede due tipologie di agevolazioni sopra esposte:

1) Legge n. 238/2010 – prorogata dalla legge di stabilità per le annualità 2016 e 2017;

2) D.lgs. n. 147/2015 – che, grazie al decreto Milleproroghe, prevedeva una scelta di tale regime fiscale, da parte del lavoratore da comunicare al proprio datore di lavoro, che doveva essere esercitata entro il termine del 2 maggio 2017.

Poiché da quanto si legge tale ultima scelta non è stata effettuata dal lettore, a parere dello scrivente, questi potrà usufruire comunque dei benefici previsti dalla legge n. 238/2010 per le annualità 2016-2017, in attesa di una eventuale nuova proroga per aderire alle agevolazioni previste dal d.lgs. n. 147/2015.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Rossella Blaiotta


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