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Contributi unificati: cosa sono

17 novembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 novembre 2017



Chiunque intende promuovere una azione in giudizio deve pagare una tassa per avere accesso al sistema giudiziario: ecco cos’è il contributo unificato. 

Chiunque si sia trovato nella necessità di doversi rivolgere ad un avvocato per tutelare i propri interessi in sede giudiziaria si sarà altresì trovato, nella parcella, una voce di costo difficile da comprendere: “anticipazione contributo unificato”. Voce di costo, dev’essere riconosciuto, molte volte davvero pesante.

Questo perché il contributo unificato rappresenta una tassa, introdotta il 1° marzo 2002, che bisogna pagare per l’iscrizione a ruolo – e dunque per avere accesso – delle cause civili, penali, amministrative e tributarie [1].

In altre parole, rappresenta una partecipazione alle spese di giustizia che è obbligatorio versare e che dovrà essere sostenuta da colui che intende promuovere il giudizio e dunque dal cliente; ragione per cui, nel caso in cui il versamento venga anticipato dall’avvocato, sarà dovuto il rimborso all’atto del pagamento delle competenze professionali.

Per iscrizione a ruolo si intende il momento in cui ha inizio il procedimento, ovvero quando il fascicolo contenente la causa viene depositato nella cancelleria del Tribunale. Pertanto, nel caso in cui manchi la ricevuta di pagamento del contributo, il cancelliere non potrebbe iscrivere la causa a ruolo e, di conseguenza, non verrebbe fissata la prima udienza.

Il contributo unificato è andato ad accorpare tutte le imposte che fino al 2002 venivano versate per i suddetti procedimenti, semplificando così in maniera determinante la tassazione degli atti giudiziari, ed in particolare ha sostituito: l’imposta di bollo, la tassa di iscrizione a ruolo, i diritti di cancelleria e i diritti di chiamata in causa dell’ufficiale giudiziario.

Materialmente, il contributo unificato consiste in un valore bollato che è possibile acquistare nelle tabaccherie ed il suo importo dipende dal valore o, in alcuni casi, dal tipo di causa intrapresa.

Il contributo unificato va applicato per ciascun grado di giudizio e si versa, in via generale, in base al valore della controversia prendendo come riferimento gli scaglioni identificati dalla legge. In ragione di ciò, la parte che modifica la domanda, che propone una domanda riconvenzionale o che svolge intervento autonomo o, infine, che formula chiamata in causa, determinando l’aumento del valore della causa, è tenuta a farne espressa dichiarazione e a procedere al relativo pagamento integrativo.

Al di là del valore della causa, il contributo unificato aumenta mano a mano che si procede nei gradi di giudizio, come per esempio in Corte d’Appello o in Corte di Cassazione.

Il contributo unificato assolve anche una “funzione sanzionatoria”, essendone previsto l’aumento della metà qualora nell’atto introduttivo il difensore non indichi il proprio numero di fax e l’indirizzo di posta elettronica certificata, nonché il codice fiscale della parte.

Non appare opportuno riportare in questa sede l’importo del contributo unificato previsto per i singoli giudizi in base al rispettivo valore, che può essere agevolmente individuato tramite le apposite tabelle redatte sulla base di quanto disposto dal testo unico sulle spese di giustizia [2].

Si segnala peraltro che nel caso di condanna giudiziale di una parte alla refusione delle spese di lite, il giudice porrà a carico della parte condannata anche il rimborso all’altra del contributo pagato.

Sempre al fine di introdurre un giudizio, è inoltre previsto il pagamento, a titolo di  anticipazione forfettaria, di euro 27,00 da versare attraverso l’acquisto di una marca da bollo.

note

[1] Decreto del Presidente della Repubblica 30/05/2002, n. 115.

[2] Articolo 13 decreto del Presidente della Repubblica n. 115/2002.

Autore immagine: Pixabay

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