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Lo sai che? Praticanti avvocati: possono difendere nel processo tributario?

Lo sai che? Pubblicato il 15 novembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 15 novembre 2017

Il cliente può farsi assistere dal praticante avvocato solo nelle cause fino a 3mila euro e a condizione che firmi personalmente il ricorso.

Il praticante avvocato non può patrocinare le cause dinanzi alle Commissioni Tributarie, ma in caso di lite di valore non superiore a 3mila euro, il ricorso è valido qualora sia stato sottoscritto anche dalla parte personalmente. La procura alle liti conferita al praticante avvocato è comunque nulla.

È quanto emerge da una recente ordinanza della Cassazione [1].

Processo tributario: difensori abilitati

Le parti devono essere assistite in giudizio da un difensore abilitato.

Sono abilitati all’assistenza tecnica, se iscritti nei relativi albi professionali:

  1. gli avvocati;
  2. i soggetti iscritti nella Sezione A commercialisti dell’Albo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili;
  3. i consulenti del lavoro;
  4. gli impiegati delle carriere dirigenziale, direttiva e di concetto degli enti impositori e del Ministero dell’Economia e delle Finanze nonché gli ufficiali e ispettori della guardia di finanza purchè autorizzati dal Ministero all’esercizio dell’assistenza tecnica davanti alle commissioni tributarie, se cessati dall’impiego dopo almeno venti anni di effettivo servizio di cui almeno gli ultimi dieci prestati a svolgere attività connesse ai tributi;
  5. i soggetti già iscritti alla data del 30 settembre 1993 nei ruoli di periti ed esperti tenuti dalle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura per la sub-categoria tributi, in possesso di diploma di laurea in giurisprudenza o in economia e commercio o equipollenti o di diploma di ragioniere limitatamente alle materie concernenti le imposte di registro, di successione, i tributi locali, l’Iva, l’Irpef, l’Irap e l’Ires;
  6. i funzionari delle associazioni di categoria che, alla data di entrata in vigore del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 545, risultavano iscritti negli elenchi tenuti dalle Intendenze di finanza competenti per territorio;
  7. i dipendenti delle associazioni delle categorie rappresentate nel Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (C.N.E.L.) e i dipendenti delle imprese, o delle loro controllate, limitatamente alle controversie nelle quali sono parti, rispettivamente, gli associati e le imprese o loro controllate, in possesso del diploma di laurea magistrale in giurisprudenza o in economia ed equipollenti, o di diploma di ragioneria e della relativa abilitazione professionale;
  8. i dipendenti dei centri di assistenza fiscale (Caf) e delle relative società di servizi, purché in possesso di diploma di laurea magistrale in giurisprudenza o in economia ed equipollenti, o di diploma di ragioneria e della relativa abilitazione professionale, limitatamente alle controversie dei propri assistiti originate da adempimenti per i quali il Caf ha prestato loro assistenza.

Processo tributario: quando ci si può difendere da soli

Per le controversie di valore fino a 3mila euro le parti possono stare in giudizio senza assistenza tecnica. Per valore della lite si intende l’importo del tributo al netto degli interessi e delle eventuali sanzioni irrogate con l’atto impugnato; in caso di controversie relative esclusivamente alle irrogazioni di sanzioni, il valore è costituito dalla somma di queste.

La scelta di difendersi da soli, per cause fino ad una certa cifra, è dunque ammessa dalla legge anche se, a meno che non si abbiano competenze in materia di diritto tributario sostanziale e processuale, visto il tecnicismo, potrebbe essere poco conveniente per il contribuente.

Processo tributario: il contribuente può essere assistito dal praticante?

Il praticante avvocato non è abilitato all’assistenza tecnica dinanzi alle Commissioni Tributarie. Tuttavia egli può assistere, di fatto, il contribuente nelle cause in cui questi può difendersi personalmente (cioè nelle cause fino a 3mila euro).

Attenzione però: affinché il ricorso firmato dal praticante avvocato sia ammissibile, è necessaria anche la sottoscrizione personale della parte, dato che la legge consente formalmente a quest’ultima di evitare la difesa tecnica ma non gli impedisce di farsi comunque “aiutare” da un professionista.

Secondo la citata pronuncia della Cassazione, nelle controversie di valore non superiore al limite di 3mila euro, la nullità della procura rilasciata al praticante avvocato, come tale non abilitato a difendere dinanzi alle Commissioni tributarie, non determina di per sé la nullità del ricorso cui accede, qualora esso sia stato sottoscritto congiuntamente dalla parte interessata.

Se manca la sottoscrizione della parte, il ricorso (e quindi la costituzione in giudizio) è affetto da nullità insanabile, così come la procura.


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