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Inps: come calcolare la pensione

17 novembre 2017 | Autore:


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Calcolo contributivo, retributivo e misto: come sapere quale sarà la tua pensione.

Calcolare la pensione non è molto semplice, perché sono necessari diversi passaggi per stabilire l’ammontare della prestazione a cui si avrà diritto. Inoltre, il calcolo della pensione non è uguale per tutti, perché, a seconda della propria anzianità contributiva si può essere soggetti al calcolo retributivo, misto o contributivo (quest’ultimo sistema di calcolo deve essere comunque applicato a tutti a partire dall’anno 2012).

Questi tre sistemi di calcolo, peraltro, valgono soltanto per le principali gestioni Inps, mentre non valgono per gestioni previdenziali differenti, anche se possono risultare simili.

Vediamo allora, nel dettaglio, come funzionano i differenti sistemi di calcolo della pensione vigenti nella generalità delle gestioni previdenziali facenti capo all’Inps, per capire come calcolare la pensione.

Calcolo retributivo della pensione

Il calcolo retributivo della pensione si applica ai lavoratori che possiedono almeno 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995, è basato sulle ultime retribuzioni percepite dal pensionato ed è diviso in due quote:

  • la quota A, che si basa sugli ultimi 5 anni di stipendio, rivalutati, e sulle settimane possedute al 31 dicembre 1992;
  • la quota B, che si basa sugli ultimi 10 anni di stipendio, rivalutati, e sulle settimane possedute al 31 dicembre 2011.

In particolare, il calcolo della quota A si effettua in questo modo:

  • la retribuzione degli ultimi 5 anni deve essere rivalutata secondo la variazione dell’indice annuo del costo della vita, calcolato dall’Istat ai fini della scala mobile delle retribuzioni dei lavoratori dell’industria;
  • la retribuzione media rivalutata degli ultimi 5 anni deve poi essere divisa per 260 (o per il minor periodo): si ottiene così la retribuzione media settimanale (R.M.S.);
  • la retribuzione media settimanale deve essere poi moltiplicata per il numero di settimane possedute al 31 dicembre 1992 e moltiplicata per un’aliquota di rendimento, che varia a seconda dell’ammontare della stessa retribuzione media settimanale;
  • si ottiene così la quota A di pensione.

Il calcolo della quota B si effettua invece in questo modo:

  • la retribuzione degli ultimi 10 anni deve essere rivalutata secondo la variazione dell’indice annuo dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati calcolato dall’Istat, con l’incremento di un punto percentuale per ogni anno preso in considerazione;
  • la retribuzione media rivalutata degli ultimi 10 anni deve poi essere divisa per 520 (o per il minor periodo): si ottiene così la retribuzione media settimanale (R.M.S.);
  • la retribuzione media settimanale deve essere poi moltiplicata per il numero di settimane possedute dal 1993 al 31 dicembre 2011 e moltiplicata per un’aliquota di rendimento, che varia a seconda dell’ammontare della stessa retribuzione media settimanale;
  • si ottiene così la quota B di pensione.

Un metodo più veloce ed approssimativo per il calcolo consiste nell’individuare la retribuzione media pensionabile degli ultimi anni di retribuzione (rivalutati) e nel moltiplicarla per un’aliquota di rendimento del 2%, che a sua volta è moltiplicata per il numero di anni di contribuzione.

Ad esempio se il lavoratore, assoggettato al calcolo puramente retributivo della pensione, ha una retribuzione media pensionabile pari a 1.000 euro e 40 anni di contributi, dovrà effettuare la seguente operazione:

  • 1.000 x 40 x 2%;
  • cioè 1.000 x 80%;
  • otterrà pertanto 800 euro di pensione.

Il metodo o sistema reddituale, utilizzato per i lavoratori autonomi, si basa sullo stesso sistema di computo, ma considera ai fini della quota A gli ultimi 10 anni di reddito e nella quota B gli ultimi 15 anni.

Dal 2012, come anticipato, anche ai contribuenti “retributivi puri” si applica il calcolo contributivo.

Calcolo misto della pensione

Il calcolo misto della pensione è applicato ai lavoratori che possiedono meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995; segue gli stessi principi del calcolo retributivo, ma ai fini della quota B sono computate soltanto le settimane di contributi possedute dal 1993 al 31 dicembre 1995, anziché al 31 dicembre 2011.

Dal 1996 ai contribuenti misti si applica il calcolo contributivo.

Calcolo contributivo della pensione

Il calcolo contributivo è utilizzato con riguardo ai contributi versati:

  • a partire dal 1996, per chi possiede meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre1995 (cioè ai contribuenti che applicano il metodo misto);
  • a partire dal versamento del 1° contributo, per chi non ha anzianità contributiva al 31.12.1995;
  • per tutta la contribuzione posseduta, per chi opta per tale sistema di calcolo, scegliendo di pensionarsi con Opzione Donna, Opzione contributiva Dini o Computo nella Gestione Separata;
  • a partire dal 2012, per chi possiede più di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995 (cioè ai contribuenti ex “retributivi puri”).

Il calcolo contributivo non si basa sugli ultimi stipendi o retribuzioni percepite come il sistema retributivo, ma sui contributi effettivamente versati nel corso dell’attività lavorativa (montante contributivo), rivalutati e trasformati in rendita da un coefficiente che aumenta all’aumentare dell’età pensionabile, il coefficiente di trasformazione.

Anche il calcolo contributivo si divide in due quote:

  • la quota A, sino al 31.12.1995;
  • la quota B, dal 1.1.1996 in poi.

Calcolo contributivo della pensione: quota B

Per ricavare l’assegno di pensione corrispondente alla quota B, bisogna innanzitutto:

  • accantonare, per ogni anno, il 33% della retribuzione lorda corrisposta dal 1996 (aliquota valida per la generalità dei lavoratori dipendenti), oppure l’aliquota contributiva media decennale prevista dall’Inps (per le altre categorie di lavoratori);
  • rivalutare i contributi accantonati ogni anno, in base alla media mobile quinquennale della crescita della ricchezza nazionale, ovvero all’incremento del prodotto interno lordo nominale che comprende anche il tasso di inflazione che si registra anno per anno;
  • sommare i contributi rivalutati, ottenendo così il montante contributivo;
  • moltiplicare il montante contributivo per il coefficiente di trasformazione, che varia in base all’età, ottenendo così la quota B di pensione.

Calcolo contributivo della pensione: quota A

Per determinare la quota A del trattamento, il procedimento è più complicato: in primo luogo, questa quota deve essere calcolata solo per chi ha optato per il sistema contributivo, in quanto, se il conteggio è contributivo poiché il primo versamento è posteriore al primo gennaio 1996, ovviamente non esiste alcuna quota A.

La parte di montante contributivo riferito alla quota A è data dal prodotto tra:

  • il numero complessivo di anni di contributi maturati sino al 31.12.1995;
  • la media delle contribuzioni annue (ricavata dalla retribuzione imponibile per l’aliquota contributiva vigente) del periodo 1986-1995 o 1993-1995 per i dipendenti pubblici, rivalutate.

Gli anni di contributi che precedono il periodo di riferimento (cioè quelli che precedono i 10 anni o i 3 anni presi a riferimento per il calcolo della media contributiva ante 1996) sono valutati ponderandoli con il rapporto tra:

  • l’aliquota contributiva vigente in ciascun anno;
  • la media delle aliquote contributive vigenti nei 10 o 3 anni che precedono quello in cui viene esercitata l’opzione.

Questo complesso meccanismo dovrebbe risultare più semplice spiegato in questo modo:

  • si prendono le 10 retribuzioni annue precedenti il 1996 (o le retribuzioni 1993-1995 per i dipendenti pubblici);
  • si applica l’aliquota contributiva pensionistica riferita all’epoca del versamento (quella del 1995, ad esempio, era pari al 27,12% per la generalità dei dipendenti);
  • si rivalutano i contributi così ottenuti, sulla base della media quinquennale del Pil nominale;
  • si ricava una media annua di contribuzione (capitalizzata) dividendo il totale della somma complessivamente accantonata per 10 (o per 3, per i dipendenti pubblici);
  • si moltiplica il risultato ottenuto per il numero complessivo degli anni di anzianità, valutati però ponderandoli con il rapporto tra l’aliquota contributiva vigente in ciascun anno e la media delle aliquote contributive vigenti nei 10 (o 3) anni precedenti quello in cui viene esercitata l’opzione;
  • si ottiene, così, il montante contributivo della quota A, che deve essere moltiplicato per il coefficiente di trasformazione per trasformarsi in quota A di pensione.

Si possono, in alternativa, sommare i due montanti contributivi, della quota A e della quota B, per giungere al montante contributivo totale, che viene poi trasformato in rendita dal coefficiente di trasformazione, che varia in base all’età pensionabile.

In base al procedimento illustrato, se un lavoratore possiede un montante contributivo totale (quota A più quota B) di 300mila euro, e si pensiona, col calcolo interamente contributivo, a 60 anni esatti nel 2017, avrà diritto a:

  • una pensione annua di 13.767 euro (300mila per 4,589%, il coefficiente di trasformazione valido per chi si pensiona a 60 anni);
  • una pensione mensile (assegno annuo diviso 13 mensilità) di 1.059 euro.
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2 Commenti

  1. Vorrei sapere perché dite che il coefficiente di trasformazione aumenta con l’età pensionabile quando invece la legge Fornero ne prevede una diminuzione?

  2. sono un pensionato civili 64 ani.straniero, no con citadinanza italiana. am lavorato da 2002 a 2010.dopo un intervento in incdente autista , sono un invalido di80 per cento, ficevo 290euro pensione. la mia domanda, io poso andare in pensionecome tuti, per avere una pensione per vivere.G razie.

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