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Cosa vuol dire omissis

17 novembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 novembre 2017



In molti atti giudiziari, ma anche in altri testi o articoli di giornale, si trova spesso la dicitura omissis, abbreviazione latina che significa omesso.

Il mondo del diritto utilizza molte terminologie tecniche e specifiche, che sono nella maggior parte dei casi necessarie per delineare certi istituti e determinate situazioni. Alcuni parole sono altamente settoriali, e conosciute soltanto agli addetti ai lavori e a chi, per professione, ogni giorno scrive atti o compie attività giudiziarie di varia natura, o, ancora, entra in contatto con una pubblica amministrazione. A prescindere però dai professionisti del settore, può succedere a chiunque di imbattersi in documenti che utilizzino un linguaggio un po’ più tecnico e quindi non colloquiale, con parole non conosciute, poco usate, o magari di derivazione latina. C’è poi, inoltre, il caso in cui si trovino in certi testi altre parole che invece, pure essendo utilizzate negli atti giudiziari o stragiudiziali – così come anche in altri testi e documenti, non necessariamnete legati al contesto giuridico e legale – sono ormai entrate a far parte del linguaggio comune e quindi sono di più immediata comprensione. Tra le abbreviazioni che si leggono con molta frequenza e che sono ormai abbastanza comuni rientra anche la parola «omissis», che è peraltro a sua volta l’abbreviazione di un’altra espressione latina: «ceteris omissis». Quando leggiamo un documento o un atto, è necessario sapere cosa vuol dire omissis, quindi vediamo assieme cosa significa.

Omissis: significato del termine

Anche se l’uso del termine omissis è abbastanza frequente, non significa che per forza chiunque lo debba conoscere. La parola peraltro, essendo latina, per molti può essere non immediatamente comprensibile: tuttavia, essendo un termine abbastanza frequente nei documenti giudiziari, sapere cosa vuol dire omissis aiuta.

La parola omissis, come abbiamo anticipato, è l’abbreviazione di ceteris omissis, espressione latina che significa letteralmente «omesse le altre cose», ed è un termine che possiamo trovare scritto in documenti ed atti ufficiali, contenenti informazioni di varia natura che non devono essere rese note ad un pubblico indeterminato. Omissis significa quindi che nel testo una parola, un dato, un’informazione personale, vengono cancellati, oscurati e non riportati e quindi, in sostanza, omessi. Il fatto che queste informazioni vengano omesse, e quindi, non scritte, implica che al loro posto venga – solitamente – inserita una cancellatura (nelle ipotesi in cui la parte da omettere sia particolarmente lunga) con la scritta omissis. Di conseguenza, trovare il termine omissis comporta che non si potrà sapere cosa c’è scritto nel documento originale, e che viene invece omesso nel testo che abbiamo a nostra disposizione. L’uso dell’omissis è frequente nei documenti giudiziari che contengano dati sensibili e sensibilissimi, con la funzione specifica di garantire la privacy e la riservatezza delle persone citate e delle informazioni personali che le riguardano. Allo stesso modo, questo discorso vale per le informazioni fornite alla stampa e ai mezzi di comunicazione (si pensi a nome e cognome di persone sottoposte ad indagini, o a bambini e minori vittime di reato), o a informazioni di carattere generale che possano riguardare dati fondamentali che sono stati secretati per ragioni di sicurezza nazionale o militare. Anche nell’uso quotidiano comunque il termine è abbastanza utilizzato, in quanto, anche per assonanza col significato, è entrato ormai a far parte di un linguaggio non per forza burocratico.

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Autore immagine: Pixabay.

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