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Lo sai che? Ferie non godute: obbligatorie prima della pensione?

Lo sai che? Pubblicato il 17 novembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 17 novembre 2017

Il datore di lavoro può far smaltire le ferie arretrate del dipendente prima di metterlo in pensione.

In prossimità della pensione, se il dipendente ha ancora delle ferie arretrate, ha diritto a richiedere l’indennità sostitutiva o è obbligato a smaltire i periodi di riposo non ancora goduti astenendosi dal lavorare? Chi decide in questi casi: il dipendente o il datore di lavoro? Le risposte a queste domande sono state fornite ieri da una interessante sentenza della Cassazione [1]; la Corte ha chiarito insomma se, prima della pensione, le ferie non godute sono obbligatorie. Per comprendere il problema ricorriamo a un esempio.

Immaginiamo un dipendente che stia per maturare l’anzianità contributiva per ottenere l’agognata pensione. Poiché alle spalle ha ancora ferie arretrate, chiede al datore di lavoro di compensargli il riposo con l’indennità sostitutiva prevista dal suo contratto collettivo, in modo tale da aumentare la retribuzione e, di conseguenza, anche la stessa pensione. Il datore, invece, al fine di contenere i costi aziendali – e forse anche un po’ per liberarsi il prima possibile del dipendente ormai poco produttivo – gli impone di rimanere a casa e di smaltire le ferie non godute. Il lavoratore invece insiste per esercitare quello che, a suo avviso, è un diritto di scelta tra le ferie e la liquidazione delle stesse in busta paga. Chi dei due ha ragione?

Secondo la Cassazione, in caso di mancata fruizione delle ferie e dei riposi compensativi da parte del dipendente, l’azienda può imporgli la fruizione “obbligata” prima del pensionamento, al fine di prevenire possibili richieste di pagamento della relativa indennità sostitutiva. Il datore di lavoro è infatti libero di stabilire i tempi delle ferie dei propri dipendenti in base alle esigenze aziendali, esigenze che possono consistere anche nella semplice necessità di contenere i costi del personale. Del resto è la stessa Costituzione che garantisce all’imprenditore la libertà nell’organizzazione e direzione della propria azienda, ed è quindi lui a decidere se valersi ancora del dipendente e monetizzare le ferie non godute oppure se imporre il riposo obbligato.

Si tenga infine conto di questo importante aspetto. Le ferie arretrate possono essere utili, ai fini del conteggio dei requisiti per la pensione solo se vengono effettivamente godute dal lavoratore, non invece se sono solo retribuite. Quindi il dipendente che, ad esempio, al momento del pensionamento, ha ancora sei mesi di ferie arretrate ed opta per l’indennità sostitutiva delle ferie, tale l’importo va ad aumentare la misura della pensione ma non anche i periodi di contribuzione. Per far sì che le ferie arretrate possano incrementare la retribuzione è necessario trovare un accordo con l’azienda rimandando il momento delle dimissioni dopo aver smaltito tutte le ferie. Ma, come appena chiarito dalla Cassazione, tale accordo non è un diritto del dipendente e il datore di lavoro ben può invece decidere unilateralmente di mandare il dipendente a casa, imponendogli il godimento obbligato del riposo, escludendo quindi la monetizzazione dello stesso in busta paga.

note

[1] Cass. sent. n. 27206/2017.


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1 Commento

  1. Mi sembra che l’indennità sostitutiva non sia più prevista per i dipendenti pubblici ed in caso di mancata fruizione delle ferie non si ha diritto ad alcun compenso, o sbaglio?

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