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Lo sai che? Inps: cosa fare dopo le dimissioni

Lo sai che? Pubblicato il 2 gennaio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 2 gennaio 2018

La comunicazione va fatta all’Inps per via telematica compilando il modulo disponibile su Internet anche in caso di risoluzione consensuale del contratto.

Non basta dire al capo «me ne vado». Il dipendente che dà le dimissioni deve comunicarlo anche all’Inps. L’obbligo è scattato il 12 marzo 2016 in virtù di un decreto legislativo [1]. Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha stabilito in quel testo cosa fare dopo le dimissioni per quanto riguarda l’Inps. L’obiettivo non è quello di complicare la vita al dipendente ma quello di evitare le cosiddette «dimissioni in bianco», cioè quelle senza data che qualche azienda pretende da chi deve essere assunto in modo da potersi disfare del lavoratore in qualsiasi momento.

Inps e dimissioni volontarie o consensuali: cosa bisogna fare?

Il dipendente che presenta le proprie dimissioni o che risolve in modo consensuale il suo rapporto di lavoro con l’azienda ne deve dare comunicazione telematica all’Inps.

Che cosa bisogna fare, dunque, dopo le dimissioni? Bisogna compilare il modulo (il form, per dirla in linguaggio internettiano) accedendo al servizio online dedicato dell’Inps dopo aver fatto l’autenticazione con il proprio Pin.

Il «piano B» è quello di rivolgersi ad un patronato, ad un sindacato, ad un ente bilaterale, ad una commissione di certificazione, ad un consulente del lavoro o ad una sede territoriale dell’Ispettorato nazionale del lavoro. Insomma, ad un soggetto abilitato a questa pratica.

Cambia qualcosa a seconda della data del contratto?

La data in cui è stato firmato il contratto con l’azienda non cambia granché per quanto riguarda la procedura per comunicare all’Inps le proprie dimissioni. C’è da dire soltanto che se il rapporto di lavoro è iniziato prima del 2008, bisognerà fornire all’Istituto di previdenza alcuni dati sul datore di lavoro (codice fiscale, ragione sociale, ecc.) e sul tipo di contratto, mentre se il rapporto è iniziato dopo quella data, alcuni di questi dati sono precompilati, quindi diventa tutto più semplice.

Tuttavia, al di là dell’anno in cui è stato fatto l’ingresso in azienda, sarà necessario fornire l’indirizzo di posta elettronica semplice o certificata (in questo caso la Pec) del datore di lavoro.

Ultimo ma non ultimo dettaglio da inserire nella comunicazione: la data decorrenza delle dimissioni, cioè il giorno successivo all’ultimo giorno di lavoro.

La norma non viene applicata nei casi di:

  • lavoro domestico;
  • risoluzione del rapporto in seguito a conciliazione stragiudiziale;
  • convalida relativa a genitori lavoratori [2];
  • dipendenti pubblici [3].

Posso ripensarci dopo aver comunicato le dimissioni?

Capita che a volte le dimissioni siano frutto della classica sfuriata del tipo: «Non ne posso più, mi ha stressato, io me ne vado a casa». Salvo poi, una volta sbollita l’ira, pensare che forse non è il caso di perdere il posto di lavoro in modo così affrettato. Dopo le dimissioni, dopo aver comunicato all’Inps l’interruzione del rapporto di lavoro, è possibile tornare sui propri passi?

Sì, purché venga fatto nell’arco di una settimana. Non di più. Entro sette giorni dalla data di trasmissione del modulo, infatti, le dimissioni possono essere revocate. A condizione, però, che sia fatto con le stesse modalità con cui sono state presentate, quindi per via telematica compilando l’apposito modulo.


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