Professionisti Diritto di difesa nelle indagini preliminari

Professionisti Pubblicato il 25 novembre 2017

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La discovery; i diritti e le garanzie dell’indagato e dell’imputato.

Anche nella fase procedimentale delle indagini, nei limiti di compatibilità della segretezza delle investigazioni, può essere esercitato il diritto di difesa. Di ciò vi è positivo riscontro nell’art. 61, in cui è detto che «I diritti e le garanzie dell’imputato si estendono alla persona sottoposta alle indagini».

Ma perché l’attività difensiva possa estrinsecarsi è necessario che l’indagato sia a conoscenza di tale suo stato e che cioè sappia che si sta svolgendo un’investigazione a suo carico e ciò non sempre accade immediatamente.

Qui di seguito sarà analizzato il fenomeno della «discovery» e delle modalità di esercizio dei diritti difensivi.

  • La «discovery». Dispone l’art. 329 che «Gli atti di indagini compiuti dal pubblico ministero e dalla polizia giudiziaria sono coperti dal segreto fino a quando l’imputato non ne possa avere conoscenza…».

Le modalità con cui l’indagato può venire a conoscenza delle indagini può essere la più varia: con l’esecuzione a suo carico di una misura cautelare personale (art. 293); con l’avviso della richiesta del P.M. di proroga delle indagini preliminari (art. 406, c. 3); con l’informazione di garanzia (art. 369), inviata quando il P.M. deve compiere atti per i quali necessita il preventivo avviso al difensore; con l’avviso della conclusione delle indagini preliminari (art. 415bis).

È da precisare che la «discovery», sebbene comporti la conoscenza della pendenza di un procedimento, non sempre implica la possibilità dell’indagato di avere conoscenza degli atti delle indagini fino ad allora svolte: ad es. la notifica della richiesta di proroga delle indagini, non dà diritto ad avere conoscenza degli atti; la esecuzione di una misura cautelare dà diritto ad avere conoscenza degli atti posti a sostegno della misura (non di tutti gli atti di indagine: art. 293, c. 3); l’avviso della conclusione delle indagini dà invece diritto alla conoscenza di tutti gli atti delle investigazioni (art. 415bis, c. 2).

  • Informazione di garanzia (art. 369) ed informazione sul diritto di difesa (art. 369bis). Di tali istituti si è già parlato. È opportuno rimarcare che mentre il primo consente all’indagato di avere conoscenza del procedimento e di nominare un difensore che presenzi agli atti garantiti; con il secondo lo si rende edotto del contenuto specifico del suo diritto alla «difesa tecnica» (assistenza di un avvocato) e dell’obbligatorietà di essa.
  • Atti garantiti ed atti partecipati. Nonostante la conoscenza dell’esistenza dell’indagine, come già detto, non sempre l’indagato viene a conoscenza del contenuto degli specifici atti di Inoltre non sempre la difesa è chiamata a partecipare al loro svolgimento: ad es. il difensore non presenzia all’escussione, innanzi al P.M. o la P.G., delle persone informate dei fatti; alla consulenza tecnica (art. 359); allo svolgimento di intercettazioni.

Altre volte, invece, il difensore ha diritto di presenziare all’atto, ma non di essere preavvertito del suo svolgimento (cd. atti garantiti): ad es. per una perquisizione o un sequestro (art. 365). La ragione della mancanza di preavviso va ricercata nella natura dell’atto «a sorpresa» da svolgere.

Sono definiti, invece, atti partecipati, quelli per il cui compimento è necessario dare preventivo avviso al difensore del suo diritto ad assistere. Ne sono esempi l’interrogatorio o confronto (art. 364, c. 3); le sommarie informazioni rese dall’indagato (art. 350, c. 2-3); l’espletamento di accertamenti tecnici non ripetibili (art. 360, c. 1); l’interrogatorio innanzi al P.M. (art. 375).

  • Deposito degli atti. È previsto dall’art. 366, il quale stabilisce che gli atti compiuti dal M. o dalla P.G., a cui i difensori avevano diritto di assistere (sia garantiti che partecipati), devono essere depositati nella segreteria del P.M., con facoltà dei difensori di prenderne visione ed estrarre copia entro cinque giorni (art. 366). È data facoltà al P.M., per gravi motivi, di secretare l’atto, ma per non più di trenta giorni (art. 366, c. 2).
  • Esercizio del diritto alla prova. Tale diritto trova la sua massima estrinsecazione nel dibattimento (artt. 190 e 468). Ma l’acquisizione delle fonti di prova nelle indagini non è monopolio del M. e della P.G. Infatti con la legge 7-12-2000, n. 397, è stata disciplinata la possibilità delle parti private di svolgere investigazioni difensive. Nel paragrafo che segue saranno analizzati i caratteri salienti della nuova disciplina.


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